Paese che vai, Sangiovese che trovi: L’uva più coltivata d’Italia

Il Sangiovese è un’uva che troppi bevitori conoscono per nome ma difficilmente associano ai migliori vini di cui è ingrediente. Infatti i vini prodotti dal Sangiovese spesso acquisiscono nomi di fantasia, dialettali o legati al terroir dove vengono prodotti.

Per cominciare, è l’uva più coltivata in Italia, in particolare in Toscana, generalmente considerata la sua terra natale. Il Sangiovese è l’ingrediente principale delle più note denominazioni della regione: Chianti Classico, Rosso e Brunello di Montalcino, Vino Nobile di Montepulciano, per citarne alcune.

Le prime colture documentate di Sangiovese sembrano risalire ai tempi degli Etruschi che allevarono vigne in Toscana ma anche nelle zone limitrofe. Il Sangiovese infatti si è da subito trovato a suo agio anche in Romagna e nelle Marche, regioni che ne hanno mantenuto la tradizione fino ai giorni nostri.

Il Sangiovese e il territorio, in Italia

Il Sangiovese è considerata un’uva particolarmente sensibile all’ambiente pedoclimatico e le caratteristiche del sottosuolo. La sua capacità di adattarsi alle varie regioni italiane, lo hanno reso la base per cloni e biotipi, per questo è facile incontrare vitigni similari o identici al Sangiovese con nomi dialettali percorrendo lo Stivale.

Tra i nomi più frequenti troviamo Morellino, Prugnolo, Brunello e Sangioveto in Toscana, dove è strettamente imparentato con il Ciliegiolo. Difficile capire chi sia il capostipite, entrambi sono altamente sensibili alle mutazioni e riflettono le caratteristiche dei suoli dove crescono.

La qualità dei vini Sangiovese prodotti nella Puglia settentrionale (che insieme alla Calabria, è l’alternativa più plausibile come terra natale di questo uvaggio), in Sicilia (stretto parente dell’uvaggio siculo Nerello Mascalese), Sardegna, Liguria, Campania, Lazio, Umbria sono tutte ulteriori testimonianze della capacità dell’uva di sfoggiare il terroir, attraverso vivaci rosati, vini rossi da tavola, e pregiate bottiglie da invecchiamento.

Qual è il miglior vino d’Italia? Storicamente, il Sangiovese è il vino più apprezzato

Chiedendo in Italia o all’estero quale sia il miglior vino italiano, la prima parola sulla bocca di tutti è sicuramente “Barolo”, il re dei vini. Il secondo, generalmente è uno dei vini della propria zona oppure qualche vino pregiato bevuto.

Se vi trovate di fronte a chi si è avvicinato al mondo del vino a partire dagli anni ’90, probabilmente avrà avuto modo di apprezzare qualche super-tuscan. Si tratta di vini che hanno goduto di suolo e clima delle migliori zone della Toscana (Bolgheri o Chianti) ma che conquistano con un fascino dato da vitigni internazionali. Il merlot e il taglio bordolese, che hanno reso famosi Bolgheri e i super-tuscan, hanno in qualche modo rivoluzionato la Toscana intera. Fino a qualche decennio fa infatti la Toscana nella sua massima forma si assaggiava attraverso il Brunello di Montalcino, probabilmente la più alta vetta per il Sangiovese italiano.

Oggi i Cabernet, Merlot, Syrah, Cabernet Franc, Petit Verdot sono diventati (soprattutto all’estero) la tara della Toscana, il punto di riferimento per giudicare gli altri prodotti locali. Questo è inesatto. Soprattutto se l’intento è trasmettere cultura enoica, il Sangiovese dalla toscana deve essere il punto di partenza attraverso Chianti Classico e il Brunello.

Poi certamente è come dire di voler assaggiare vino francese, se hai sempre bevuto Bordeaux, provando la Borgogna sicuramente le aspettative risulteranno interdette. Si tratta di due prodotti diversi ma anche provenienti da regioni molto diverse. In Toscana invece si sta parlando di produttori che si trovano uno accanto all’altro, quindi due tradizioni molto diverse che convivono. In Chianti e Montalcino, la domanda di un vino più leggero e moderno, ha portato ad una lieve flessione dell’appeal dei prodotti a base di Sangiovese.

Inoltre il Sangiovese non è mai stato preso sul serio dai mercati internazionali venendo venduto ed apprezzato in particolare come vino da tavola, con pochissime annate storiche. Prodotto coi crismi dei grandi vini come il Nebbiolo nell’area del Barolo e il Pinot nero in Borgogna, il Sangiovese sa produrre vini altrettanto validi, si vedano produttori quali Biondi Santi o il Marroneto.

Quali sono i migliori Sangiovesi?

Come detto, si coltiva Sangiovese o derivati in varie regioni italiane, in ognuna di queste regioni il Sangiovese si veste della tradizione e dei sapori del terreno che feconda con le sue radici.

In Chianti e Montalcino troviamo i terreni di elezione di questa bacca rossa, in particolare nella zona di Radda in Chianti consigliamo i prodotti IGT di Montevertine per non citare le DOCG più scontate (Chianti Classico e Brunello di Montalcino).

Uscendo dalla Toscana, la prima scelta di Sangiovese che ci viene in mente è il nostrano Sangiovese di Romagna DOC, in particolare quelli prodotti da Noelia Ricci, vini da tavola ma capaci di evolvere in bottiglia altri 5-10 anni, spesso premiati con i 3 Bicchieri da Gambero Rosso.

Scendendo lentamente lo stivale, raggiungiamo il Montefeltro, terra natale di un altro Sangiovese IGT molto particolare e gradevole come il Valturio Marche Rosso. Un prodotto più volte premiato 3 Bicchieri da Gambero Rosso, un’eccellenza da una regione certamente non rinomata per i vini rossi ma in cui il Sangiovese riesce ancora una volta a dare il meglio di sè.

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