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BRANCAIA: ALLE RADICI DEL BIO

“Era l’estate del 1993 ed io ero una studentessa di architettura a Zurigo che però non trovava più gli stimoli giusti in quello che stava facendo. Qualche settimana immersa nella natura di Brancaia, l’azienda dei miei genitori nel Chianti, bastò a farmi trovare la mia strada. Tornai in Svizzera con l’idea di dedicarmi al vino e, per mettere alla prova la mia decisione, ancor prima di iscrivermi ad enologia, trascorsi un anno in vigna e in cantina al Domaine des Balisiers a Peney (Ginevra), che con i suoi 30 ettari di vigneto, era all’epoca la più grande azienda vinicola svizzera a conduzione biologica. Fu veramente un’esperienza di grande impatto per me”. Racconta sempre così Barbara Widmer, enologa di Brancaia, i suoi primi passi nel mondo del vino.

Dopo un tale inizio, non stupisce che il rispetto della natura e, di conseguenza, un’agricoltura sostenibile siano da sempre al centro della filosofia produttiva di Brancaia. La certificazione ufficiale dei vigneti è arrivata nel 2019, ma tante scelte aziendali già andavano nella direzione di maggior sostenibilità e minor impatto sull’ambiente, ben prima della decisione del 2016 di intraprendere il processo triennale di conversione: l’aver bandito totalmente pesticidi e insetticidi, l’utilizzo di colture da sovescio per fertilizzare in modo naturale e apportare materia organica al suolo, l’impianto di pannelli solari.

Ma la certificazione non è un punto di arrivo. Giorno dopo giorno, l’azienda guidata da Barbara Widmer, lavora e si impegna per una viticoltura che sia sempre più innovativa, sostenibile, resiliente, che punti ad una produzione qualitativa, senza penalizzare la biodiversità, limitando il consumo eccessivo di risorse naturali e che tuteli i lavoratori e l’intera comunità.

Per restare nel vigneto, la filosofia “green” di Brancaia, sotto la guida dell’agronomo Alessandro Di Tardo, si fonda su un modello di viticoltura a basse esigenze ed alte prestazioni, che porti ad un ottimale equilibrio vegeto-produttivo. L’aumento della densità di piantagione ed il ricorso a colture di sovescio riducono la vigoria delle piante, garanzia di migliore qualità delle uve, ma anche di un minor numero di trattamenti e, conseguentemente, di minori emissioni inquinanti. Le concimazioni dei terreni, inoltre, vengono pianificate effettuando controlli periodici non solo dei terreni, ma ricorrendo anche a specifiche analisi dell’apparato fogliare delle piante. Anche nella protezione delle viti ogni contromisura è attentamente studiata. Il controllo delle principali patologie fungine avviene attraverso centraline poste nei vigneti, che monitorando l’andamento dei parametri metereologici, forniscono informazioni sull’andamento delle sporulazioni e guidano l’utilizzo dei mezzi di difesa. In più, vivendo nel cuore dell’azienda, Barbara gira a piedi quotidianamente per i vigneti insieme ad Alessandro e, con l’esperienza acquisita in questi anni, se necessario adattano i modelli matematici sviluppati. Grazie alla combinazione di esperienza e tecnologia, siamo stati in grado di ridurre i trattamenti in modo significativo. Nel modello Brancaia, insomma, ciascun componente è fondamentale con il proprio apporto e anche gli insetti non fanno eccezione: l’impatto di cocciniglie e lepidotteri potenzialmente dannosi per le viti viene infatti regolato con trappole attrattive o grazie al prezioso contributo di insetti antagonisti. Tutte queste buone pratiche e la fotosintesi che avviene nei nostri vigneti negli anni ci ha portato ad un’impronta di CO2 negativa: riusciamo infatti a compensare ampliamente l’anidride carbonica prodotta nei processi di fermentazione e vinificazione. .

Brancaia IL BIANCO

Brancaia IL BIANCO è un uvaggio di Sauvignon Blanc (90%), proveniente dai vigneti di Castellina in Chianti, con un tocco di Viognier, prodotto invece nei vigneti in Maremma. Le uve sono raccolte e portate in cantina nelle prime ore del mattino, quelle più fresche, non ancora riscaldate dal pieno sole, e la fermentazione, svolta grazie unicamente a lieviti indigeni, avviene a basse temperature (circa 16°C), rigidamente controllate. La scelta di non svolgere la fermentazione malolattica conferisce al vino ulteriore, piacevole freschezza, mentre è grazie all’affinamento di 5 mesi sulle fecce, per un 10% in barriques, per il resto in tini di acciaio, che Brancaia IL BIANCO acquisisce la sua struttura. Il bouquet è caratterizzato da aromi primari, con sentori fruttati di pesca e note floreali che accompagnano una sfumatura vegetale, tipica del Sauvignon. La struttura, come detto impostata sull’acidità, apre ad un finale vibrante. Brancaia IL BIANCO 2020 è perfetto per esaltare il gusto di piatti di pesce, ma risulta anche l’abbinamento ideale per primi piatti a base di funghi e verdure: perché non provarlo con un risotto agli asparagi?

Brancaia ROSÉ

Per il Brancaia ROSÉ tutto nasce dalla scelta di una vendemmia precoce per i grappoli di Merlot provenienti dai vigneti in Maremma, una scelta motivata dall’obiettivo di sfruttare al massimo l’acidità del frutto. È questa la caratteristica che pone le basi per dare vita ad un vino fresco e intensamente profumato. Una pressatura dolce, a temperature molto basse, prende immediatamente il via dopo la vendemmia, così da lasciar sedimentare le parti più pesanti e poter controllare l’estrazione degli antociani, responsabili del rilascio del colore. Il mosto viene poi lasciato a fermentare a bassa temperatura in tini di acciaio termocontrollati, un processo lento e costante di circa due settimane. L’affinamento sui lieviti ha una durata di tre mesi ed il risultato è un rosato di raffinata freschezza ed eleganza, caratterizzato da un colore tenue e brillante. Fragranti note agrumate, di frutti di bosco e fiori bianchi. Finale brillante e vivace. Queste caratteristiche fanno del Brancaia ROSÉ 2020 un vino perfetto per un aperitivo, ma anche un ottimo accompagnamento per piatti vegetali e crudités di pesce o crostacei.

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