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La frode del Chianti in polvere

Oltre alle patatine Pringles al gusto di Prosecco, ci sono anche le frodi riguardanti il Chianti, famoso vino toscano conosciuto ed apprezzato in tutto il mondo. Le frodi consistono in vendite truffaldine sul web: a vigilare c’è il Consorzio Vino Chianti, che tramite un’agenzia specializzata di “cacciatori”, ha scovato e neutralizzato le minacce presenti in rete.

Le frodi

La principale forma di frode consiste nei preparati chimici in polvere per fare il vino in casa al costo di un euro a bottiglia (noti come wine kit). Di questo tipo di frodi ne sono state individuate e rimosse 6.000.

Altra forma  di fronde consiste nel vendere del Chianti falso spacciandolo per vero. Vi sono, poi, i casi di concorrenza sleale (oltre 3.000). Infine vi sono circa 2.000 violazioni del marchio commesse attraverso la commercializzazione di vino con etichette contraffatte.

Le frodi appena descritte sono state attuate tramite siti web dedicati come “Italian Chianti style“, “Original Chianti”, “Vintners Reserve Chianti” e “World Vineyard Italian Chianti“.

Paesi a maggiormente esposti

Al primo posto troviamo gli Stati Uniti: da qui provengono le frodi più difficili da rimuovere, a causa della scansa volontà di collaborare (il tasso di successo delle richieste di rimozione è pari al 78%).

Al secondo posto c’è il Regno Unito, luogo prediletto per i wine kit: qui i truffatori scaricano la responsabilità sui fornitori (tasso di successo delle richieste di rimozione è fermo al 91%).

La Cina è lo stato in cui il tasso di successo è del 100%, e tute le operazioni di invito all’interruzione dei comportamenti scorretti vengono risolti con successo.

L’agenzia GriffeShield

Il Consorzio si è affidato all’agenzia GriffeShield, che è una realtà specializzata in nuove tecnologie informatiche a difesa della Proprietà Industriale. L’obiettivo della GriffeShield  è proteggere l’immagine e il valore degli investimenti aziendali dei suoi clienti (grandi aziende, studi di consulenza in proprietà industriale e studi legali specializzati in diritto societario).

Nei nove mesi del 2019 sono state individuate 15.600 minacce e ne sono state rimosse 10.700: le tipologie utilizzate sono la violazione del marchio Chianti, la vendita di vini Chianti contraffatti e la vendita di bottiglie con etichette Chianti contraffatte.

Alla fine dell’ultimo trimestre 2019 Griffeschield ha rilevato e rimosso 4.852 violazioni. Sfortunatamente l’attività di monitoraggio non può venire interrotta perché i truffatori, quando vengono scoperti, si spostano molto velocemente da una parte ad un’altra del web.

L’attività iniziata nel 2018 sta dando i suoi frutti: nel primo semestre 2018 le violazioni rilevate erano 71.891, mentre ora, nel 2019, le violazioni rilevate online sono pari a 15.638.

Cosa dice il consorzio del Chianti

Il Presidente del Consorzio Vino Chianti, Giovanni Busi, sul tema ha commentato:

Nel 2019 le violazioni individuate sono state un terzo rispetto all’anno precedente. Un netto calo, segno che il lavoro funziona. Ma è un dato che non ci permette di rilassarci: il lavoro di tutela del nostro brand e delle nostre aziende deve continuare in modo serrato e determinato perché i danni che queste truffe provocano sono milionari. E’ uno sforzo enorme  che ci permette di eliminare la stragrande maggioranza delle violazioni e frodi che danneggiano il marchio Chianti nel mondo.  Queste azioni hanno lo scopo di aumentare la pressione e quindi il rischio di incorrere in cause legali,  educando la rete di vendita online a rispettare il marchio Chianti e soprattutto i diritti dei produttori dell’autentico vino Chianti”.

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