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ILATRAIA: LO STILE BRANCAIA IN MAREMMA

È il 1998 quando Brancaia decide di investire in Maremma, zona che iniziava allora ad affacciarsi sulla scena della produzione di vini di qualità. Tutto comincia con un terreno incolto con cui capire e interpretare questa zona così diversa dal Chianti Classico: inverni miti e relativamente piovosi ed estati calde e asciutte.

Il TERROIR

Situati a pochi chilometri dalla soleggiata costa mediterranea, i vigneti di Brancaia in Maremma sono incorniciati in un panorama mozzafiato tra le colline circostanti, le valli e, in lontananza, il mare. I terreni, situati ad un’altezza di 75-175 metri sul livello del mare, sono poco profondi e caratterizzati da strati di arenaria decomposta e argilla. Tali caratteristiche fanno sì che da questi suoli si producano vini complessi, di eccezionale carattere e interesse. Le pratiche agricole dell’azienda, inizialmente sostenibili e successivamente certificate biologiche, e la scelta di non ricorrere a sistemi di irrigazione contribuiscono anch’esse a massimizzare la loro capacità di esprimere il terroir. Il clima è tipicamente mediterraneo. La brezza rinfrescante che soffia dal mare mitiga le temperature durante il giorno e assicura notti fresche, creando condizioni perfette per lo sviluppo nei vini di sentori di frutta matura e di un’elegante acidità.

IL NOME

Il primo vino, Ilatraia, un uvaggio di Cabernet Sauvignon, Sangiovese e Petit Verdot, esce già nel 2002, a soli 4 anni dall’acquisto dell’azienda. Perché Ilatraia? Stava per uscire il vino ma non era ancora stato scelto il nome. Casualmente, consultando alcune carte storiche della zona risalenti alla metà dell’800, su una delle colline della tenuta era scritto il nome Ilatraja. La scelta di un toponimo che faceva anche rima con Brancaia fu abbastanza naturale. Dizionario alla mano, la voce Ilatro indica un arbusto tipico della vegetazione mediterranea, il cui nome scientifico è Phillyrea Latifolia e che è noto anche come ulivo verde, pianta che, molto probabilmente, nel corso dei secoli copriva le pendici di quella collinetta, che invece oggi ospita un vigneto di Petit Verdot.

IL BLEND

Pur rimanendo sempre fedeli nel tempo all’identità di Ilatraia, Brancaia non ha mai smesso di lavorare per perfezionare questo vino. Negli ultimi anni, viti più vecchie e un nuovo vitigno hanno permesso di innovare ulteriormente, fino alla creazione di un nuovo uvaggio: le annate successive al 2009 sono state rivisitate per creare una cuvée di Petit Verdot, Cabernet Sauvignon, dove il Sangiovese ha lasciato spazio al Cabernet Franc. Ciò che è rimasto immutato è il perfetto equilibrio tra maturità e raffinatezza disegnato da tannini vellutati, tipici del terroir della costa maremmana. Oggi presentiamo due annate (e due stili) a confronto, la 2008 e la 2016.

ILATRAIA 2008

L’annata 2008 iniziò con una primavera piuttosto fresca ma l’estate fu praticamente ideale tanto da far raggiungere una perfetta maturazione delle uve. Come già detto, la 2008 è l’ultima annata prodotta con l’uvaggio iniziale: Cabernet Sauvignon al 60%, Sangiovese al 30% ed un 10% di Petit Verdot proveniente dall’omonima collina. Il vino, di elegante complessità e grande struttura, è il risultato di 18 mesi di affinamento in barrique, per metà nuove e per metà di secondo passaggio, e di alcuni ulteriori mesi in bottiglia. Si tratta anche dell’ultima annata con la caratteristica etichetta con i cerchietti argento che ricreava idealmente l’andamento geometrico dei filari sulle colline maremmane, l’unica non dominata dall’inconfondibile logo quadrato, simbolo di Brancaia. L’edizione 2008 di Ilatraia si è guadagnata l’apprezzamento unanime di pubblico e critica, come dimostrano le Tre Stelle attribuite dalla guida I Grandi Vini di Veronelli ed i 91/100 con cui è stato recensito da James Suckling.com e Wine Spectator. Un must-have per tutti gli amanti del vino, una bottiglia imperdibile che con il passare del tempo ha sviluppato complesse note speziate e una seducente morbidezza.

ILATRAIA 2016

L’annata 2016 si è rivelata una delle migliori tra quelle recenti in Toscana. Una vendemmia veramente bella sia in termini di quantità che di qualità delle uve, caratterizzate da un perfetto livello di maturazione polifenolica e da un equilibrato rapporto fra acidi e zuccheri. L’uvaggio di Ilatraia 2016 vede protagonisti il Petit Verdot (40%) e il Cabernet Sauvignon (40%) con il Cabernet Franc a completare. Questi vitigni si sposano in maniera perfetta con il clima della Maremma, dove le temperature leggermente più alte e la minore escursione termica rispetto alla zona del Chianti Classico li portano a perfetta maturazione, esaltandone la grande ricchezza organolettica. Ilatraia è perciò un vino caratterizzato da eleganza e grande complessità. Con tannini vellutati ma decisi, affascina per le sue note di spezie e frutti neri maturi, esaltate dalla maturazione di 18 mesi in barriques di rovere francese. Le sue caratteristiche lo rendono un abbinamento perfetto per cibi dai sapori intensi e ben equilibrati, carni e cacciagione arrosto o brasate. I punteggi e le note di degustazione degli addetti ai lavori hanno confermato l’elevatissima qualità di Ilatraia 2016, un’edizione capace di ottenere punti tra i più alti finora conseguiti, tra i quali i 96+/100 assegnati da Monica Larner per Robert Parker o i 95/100 di James Suckling, fino anche ai 97/100 assegnati da WinesCritic.com. Provateli entrambi, metteteli a confronto, e magari fateci sapere il vostro giudizio! Buona degustazione!

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