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Il vino è “bio” anche nel tappo

Che sia una moda degli ultimi anni o una vera e propria rotta seguita con sempre maggiore interesse, il biologico sembra essere diventato un lifestyle tra produttori e consumatori, sia nel settore della produzione agroalimentare sia nelle ricerche biotecnologiche a questo associate, e il vino ne è un esempio eccellente.

Sono passati solo pochi anni da quando con il Regolamento europeo 203/2012 dell’8 Marzo 2012 si è finalmente messa nero su bianco la normativa che disciplina la produzione biologica del vino e che consente di inserire in etichetta il logo europeo e la dicitura “vino biologico”.

Prima del 2012 i produttori potevano scrivere esclusivamente “vino con uve biologiche”, ma questa dicitura non aveva alcuna garanzia in merito ai processi di vinificazione che, con l’attuale normativa, sono stati definiti nei dettagli e regolamentati.

Ma cosa vuol dire “vino biologico”? Come si fa?

Secondo la normativa europea, un vino per essere definito biologico deve essere certificato da organismi preposti autorizzati dal Ministero delle Politiche Agricole e per ottenere tale certificazione deve rispettare degli standard sia in vigna, e quindi durante le fasi di coltivazione, sia in cantina, cioè al momento della vinificazione.

In vigna si tende quanto più è possibile di rispettare l’elemento naturale, favorendo pratiche come l’inerbimento per consentire la competizione biologica tra gli insetti e ridurre la presenza di acari e insetti nocivi alla pianta.

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La viticoltura biologica non fa uso né di OGM né di sostanze di sintesi come pesticidi, insetticidi, diserbanti ecc. È consentito l’uso dello zolfo per contrastare l’oidio e della cosiddetta poltiglia bordolese contro la peronospora, mentre per eliminare i funghi è consentito il rame.

Quanto alle operazioni di cantina, oltre alla limitazione di additivi e coadiuvanti, l’intervento più massiccio è stato fatto in merito alla riduzione della quantità di solforosa:

  • per i rossi secchi il limite massimo consentito è di 100 mg/l contro i 150 mg/l della vinificazione tradizionale
  • per i bianchi secchi al massimo 150 mg/l contro i 200 mg/l della vinificazione tradizionale.

Solo con il rispetto della normativa vigente il vino può essere definito biologico, da non confondere con vino naturale o vino biodinamico, per i quali non esiste alcun riferimento legislativo in merito alla produzione.

Ma il biologico non finisce qui. E se anche il tappo della bottiglia fosse biologico? Beh, in effetti, qualcuno ci ha pensato. La Nomacorc ha, infatti, brevettato e lanciato sul mercato un tappo alternativo al sughero, che, proprio come il sughero, garantisce il lungo affinamento in bottiglia: nulla a che vedere con il silicone.

Si chiama Select Bio ed è un tappo realizzato con “biopolimeri rinnovabili e a base vegetale estratti da canna da zucchero”. Insomma un tappo non solo biologico, ma anche riciclabile al 100%. E il vantaggio straordinario è dato proprio dalla garanzia di micro ossigenazione, proprio come avviene con i tappi in sughero, ma senza il pericoloso “odore di tappo”.

Biologico il vino, biologico il tappo. Come nel caso del Barolo di Agricola Brandini o come per tanti altri produttori di tutta Italia tra cui Rainoldi e Castello del Terriccio.

A questo punto viene da pensare che il biologico non sia solo una moda passeggera, ma un modo autentico di interpretare e realizzare un prodotto nel rispetto della natura e dei suoi equilibri.

 

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