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Vini piemontesi eccellenza d’Italia

I vini piemontesi negli ultimi trent’anni hanno raggiunto i vertici qualitativi riconosciuti sia a livello nazionale che a livello internazionale.

Il vitigno emblema del Piemonte è il Nebbiolo, che in questa regione viene declinato in diverse denominazioni dal nord al sud. Il Piemonte, dopo la Sicilia, la seconda regione più estesa d’Italia. L’Unesco ha insignito le Langhe, il Monferrato e il Roero come siti riconosciuti come parte del patrimonio artistico e ambientale dell’umanità.

Il territorio

Le montagne occupano il 43,3% del territorio, le colline il 30,3%, la pianura il 26,4%. La viticoltura si sviluppa quasi esclusivamente in collina.

Nelle Langhe i terreni sono compatti e marnosi, con presenza di gesso e argilla. I terreni nel Roero sono ricchi di sabbie di basso fondale, che conferisce ai vini da nebbiolo una maggiore immediatezza olfattiva.

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Vigneti dell’azienda Prunotto

Nella zona del Monferrato i terreni sono ricchi di sedimenti marini. Nel Canavese i terreni sono di origine morenica, originati dallo sfaldamento dei ghiacciai; questi terreni sono poveri ma ricchi di minerali e caratterizzano fortemente, soprattutto, l’Erbaluce.

Il clima

Il clima del Piemonte è temperato, caratterizzato da estati umide e calde rinfrescate da violenti temporali. L’autunno è nebbioso e piovoso, gli inverni sono freddi con nevicate abbondanti in collina. La primavera è relativamente mite.

La combinazione di clima e terriotrio è adatto alla coltivazione di alcuni vitigni autoctoni (Nebbiolo, Barbera), che i viticoltori piemontesi sono riusciti ad esprimerli ai massimi livelli mondiali.

Vitigni

I vigneti piemontesi hanno un estensione di 48.100 ettari. Il Piemonte e la Valle d’Aosta sono le uniche regioni italiane che non propongono IGT.

Il generale il sistema di allevamento utilizzato è il Guyot, mentre nel Canavese (per l’erbaluce) e a Carema (per il nebbiolo) si usa la Pergola.

I vitigni sono essenzialmente autoctoni. 5 sono le varietà internazionali: Chardonnay, Cabernet Sauvignon, Merlot, Pinot Nero e Sauvignon Blanc.

I vini piemontesi sono soprattutto rossi e ottenuti da monovitigno. I vini rossi, assieme ai pochissimi rosati, costituiscono il 60% della produzione complessiva. Tuttavia, il Moscato Bianco è la base per la produzione di 85 milioni di bottiglie di Asti e Moscato d’Asti.

Il Barolo: vino da re, re dei vini

Il Barolo è il vino rosso piemontese per eccellenza, assieme al barbaresco. La sua area di produzione interessa 11 comuni: Verduno, Chierasco, Roddi, La Morra, Novello, Grinzane Cavour, barolo, Diano d’Alba, Castiglione Falletto, Monforte d’Alba e Serralunga d’Alba.

Il Barolo, ottenuto esclusivamente da uva Nebbiolo, possiede una struttura imponente, adatta all’invecchiamento. Gli aromi spaziano dalla viola appassita, dai frutti di bosco alla liquirizia, dal legno al tabacco dolce.

Il Disciplinare prevede una affinamento minimo presso il produttore di 38 mesi (62 per la Riserva), di cui 18 in legno.

Il legno è motivo di dibattito tra produttori e consumatori:

  • chi predilige grandi botti di rovere di Slavonia, che in termini di aromi e di tannini, cedono poco o nulla
  • chi preferisce utilizzare le barrique di legno francese

La storia ufficiale del Barolo inizia, verso la metà dell’Ottocento, nelle Lanche con i Savoia e con la marchesa Giulia Faletti e con Cavour che si avvale della consulenza del francese Oudart. Oudart perfeziona la tecnica già pserimentata dal generale Staglieno nei tenimenti delle proprietà di Carlo Alberto.

Il Barbaresco

Tra i vini rossi piemontesi il Barbaresco ha caratteristiche simili al Barolo, anche se ritenuto più gentile e meno impegnativo. Il Barbaresco è ottenuto da uve 100% Nebbiolo e la vendemmia avviene con qualche giorno di anticipo rispetto alla zona del Barolo.

La sua zona di produzione interessa 4 comuni: Barbaresco, Neive, Treiso e una piccola posizione del comune di Alba in località San Rocco Seno d’Elvio.

Il Barbaresco presenta un complesso ventaglio aromatico e una struttura importante sia a livello di tannini, sia di acidità.

L’invecchiamento minimo è di almeno 26 mesi (50 per la Riserva), di cui 9 in legno prima della commercializzazione.

Il nome Barbaresco nasce verso la fine del XIX secolo. Nel 1966 consegue la DOC e la DOCG nel 1980. Dal 2009 le estensione e i nomi dei vigneti sono definiti nel Disciplinare di produzione attraverso le Menzioni Geografiche Aggiuntive.

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Cantina dell’azienda Giacomo Bologna (Braida)

La Barbera d’Alba

La Barbera è prodotta da uva Barbera e la sua area di produzione comprende le Langhe ed il Roero. Il Barbera ha caratteristiche fruttate e una buona freschezza; è un grande vino in grado di reggere a lungo. L’affinamento più diffuso è in legno francese.

Barbera d’Asti

La Barbera d’Asti è un vino piemontese dotato di ricca personalità e dalla splendida bevibilità, che è facilitata da una componente acida piuttosto elevata. Il Barbera d’Asti ha, nelle zone più vocate, note aromatiche un po’ più terrose rispetto alla Barbera d’Alba.

Il precursore della riscossa di questo vino è stato Giacomo Bologna (detto Braida), che è partito dalla basse rese in vigna per proseguire e ha continuato con l’uso di  piccolo rovere francese, inaugurando un vero modello di qualità.

Il Dolcetto d’Alba

Tra i vini del Piemonte c’è anche il Dolcetto d’Alba, la cui zona storica più vocata è quella dei comuni di Rodello e Montelupo Albese. Tuttavia si ottengono validi risultati un po’ anche in tutte le Langhe quando il vitigno Dolcetto ha dedicate buone porzioni di vigneto.

Un tempo era il classico vino da pasto della zona, perché è semplice e beverino. Oggi ha una produzione di 10 milioni di bottiglie.

Il Roero

Il Roero presenta sia la versione rossa (Roero) , sia quella bianca (Arneis). L’area di produzione è quella del territorio omonimo posto sulla riva sinistra del Tanaro. Il pioniere indiscusso del Roero è Matteo Correggia.

Il Roero (versione rossa) è prodotto con l’uva Nebbiolo e esprime profumi intensi in gioventù. I vigneti sono coltivati su terreni più sabbiosi rispetto a quelli delle Langhe. L’affinamento avviene in legno, per almeno 6 mesi (spesso si protrae fino a 2 anni).

Il Roero (versione bianca) è ottenuto da uve Arneis. Il vino è un bianco secco caratterizzato dai profumi floreali e da un palato semplice e godibile. L’affinamento non prevede l’uso del legno.

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Vigneti dell’azienda Sottimano

Il Gavi

Tra i vini piemontesi bianchi troviamo il Gavi, un vino fresco con lievi residui di anidride carbonica. È un bianco dalla lunga storia. L’affinamento, generalmente, avviene quasi esclusivamente in acciaio. Il Gavi è in grado di migliorare per parecchi anni in bottiglie, ed è realizzato anche in versione Spumante Metodo Classico.

L’Erbaluce di Caluso o Caluso

L’Erbaluce è un vino bianco dal colore paglierino, secco, fermo, fruttato e notevolmente acidulo. Una parte importante della produzione è costituita dalla versione Passito, che invecchia almeno 3 anni e presenta profumi suadenti. Esiste anche la versione Spumante.

L’Asti e il Moscato d’Asti

Tra i vini piemontesi bianchi ci sono l’Asti e il Moscato d’Asti. Le differenze riguardano sia il grado alcolico, sia la pressione. La differenza principale è costituita dal grado alcolico: l’Asti ha un grado alcolico compreso tra 6% e 9,5%, mentre il Moscato d’Asti tra 4,5% e 6,5%. La pressione dell’Asti è di 3 atmosfere, mentre nel Moscato d’Asti  non può superare le 2. L’Asti è uno spumate a tutti gli effetti.

I vini ricavati da uve Moscato Bianco hanno ampi e suadenti aromi primari, oltre ad essere di facile e gustosa bevibilità.

A Loazzolo si realizza uno squisito Passito con uve Moscato raccolte tardivamente.

La produzione annua è di 80-90 milioni di bottiglie per l‘Asti e di 25 milioni per il Moscato d’Asti.

Se siete interessati alla vinificazione potete leggere il mio articolo “Come si fa il vino?“.

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