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Il Vino: Anima delle feste, 66milioni di bottiglie stappate

Il vino, fin dall’antichità, sia dal punto di vista laico che da quello religioso si è elevato a mezzo ed emblema dello stare insieme. Dalle statistiche redatte da Istat alle parole di Marino Niola, scopriamo perchè neanche quest’anno potremo fare a meno del vino per queste feste e quelle future.

I numeri dei vini italiani a Natale

Secondo i dati Istat elaborati da Ismea, solo in Italia si stapperanno ben 66 milioni di bottiglie di vino, all’estero, includendo quindi anche paesi di buona bevuta come la Francia, se ne consumeranno invece circa 180 milioni.

Il dato è interessante in particolare per i produttori: solo gli spumanti italiani chiuderanno l’anno con vendite superiori alle 700 milioni di bottiglie, circa il 5% più dello scorso anno, vendite superiori sia in Italia che verso l’estero che berrà oltre 500 milioni di bottiglie di bolle nostrane.

Balza all’occhio il valore dell’export per il settore, questo valore si stima aggirarsi intorno al miliardo e mezzo di euro con un incremento che rispetto al 2017 si attesta al 13%. Il Prosecco, pioniere delle bollicine italiane all’estero, nelle sue denominazioni DOC e DOCG, è particolarmente richiesto oltre confine e da solo soddisfa il 61% del valore dell’intero comparto italiano in termine di spumanti e circa il 15% del comparto vinicolo del Bel Paese.

Menzione particolare va fatta per i vini dolci; sotto Natale secondo statistiche Vinarius (che interpella gli esercizi commerciali del settore), le vendite di vini dolci degli ultimi 5 anni hanno avuto una crescita costante tra il 5% e il 10% annui, tra questi i più richiesti i Moscati, Moscato d’Asti e di Pantelleria DOC in particolare.

Dalle parole di Marino Niola

Marino Niola, giornalista, scrittore e professore di Antropologia dei simboli presso l’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli, approfondisce il tema, di seguito un breve estratto.

“Il vino, in questi giorni di Natale, di festa, che è anche festa dell’abbondanza, ha un ruolo centrale, sul piano del gusto, sul piano della tradizione, sul piano della religione. Non dobbiamo dimenticare che il Dio che i Cristiani celebrano a Natale – spiega Niola – è Dio che si dona agli uomini in forma di pane e di vino.

E sul piano non religioso, sul piano laico, il vino simboleggia, lo stare insieme, il legame sociale, perché le feste di fine anno, in definitiva, restano una festa della comunità. Non a caso le famiglie si ritrovano, si ritrovano gli amici, e si celebra un legame di cui il vino, nella società occidentale, è da sempre un tramite fondamentale. Non a caso i patti, in occidente, si celebrano con il vino, un brindisi suggellava un’amicizia, mentre al contrario negare un brindisi, non bere insieme significava non essere amici. Quindi è chiaro che in una festa che celebra il legame, come il Natale, il vino sia probabilmente, un ingrediente fondamentale, se manca quello manca il senso di comunità”.

Anche Papa Francesco ha ribadito che senza vino non c’è festa, ribadendo che il vino ha una grande valenza religiosa e laica.

Anche prima dell’avvento del Cristianesimo, il vino aveva una grande importanza ed il Natale rappresenta il residuo di un’antica “orgia“, cioè dal greco ergon che significare “fare le cose in un certo modo“. Se ci pensiamo bene a Natale mangiamo in modo prescritto, mangiando le cose in base alle nostre tradizioni, dando al Natale un contenuto rituale molto forte.

Voi quali vini avete scelto per queste feste?

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