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Il Primitivo di Tenute Rubino in diverse declinazioni: Visellio, Punta Aquila e Palombara

Il Primitivo è riconosciuto come il vitigno Principe della viticultura pugliese.

Vitigno a bacca nera autoctono della Puglia, il suo nome prende origine dalla precocità di tutte le sue fasi vegetative con un periodo di vendemmia che va tra la fine di agosto e la prima decade di settembre.

L’evoluzione storica di questo varietale parte da origini lontane e non certe. Probabilmente la sua genealogia riporta all’Illiria, antica  regione corrispondente alla parte occidentale della penisola balcanica.

Si pensa che tra il XV e il XVI secolo il vitigno Primitivo sia stato portato in Puglia da profughi slavi con il nome di Zagarese (da Zagabria) e si sia poi radicato e diffuso in terra di Bari e nel Salento.
A fine Settecento ed inizio Ottocento sarà il primicerio don Francesco Filippo Indellicati a selezionare un particolare clone di questo vitigno determinando ufficialmente, nella zona di Gioia del Colle, la nascita e consacrazione del Primitivo, per poi pian piano diffondersi in tutta la Puglia e in particolar modo nel Salento.

Tenute Rubino nella sua idea di ‘’vino del territorio’’ ha sempre creduto che partendo dalla tradizione e dal legame con i varietali autoctoni, sia possibile realizzare vini moderni e dallo stile internazionale.
È così che il Primitivo trova in Tenute Rubino diverse espressioni e declinazioni nella sua interazione con i diversi terroir.

Il Primitivo di tenute Rubino: in viaggio tra le tenute

La Tenuta di Punta Aquila è una delle più antiche di Tenute Rubino, acquisita nel 1985. Si trova a Sud di Brindisi e, con i suoi 15 ettari, è interamente vocata alla coltivazione del Primitivo.
A 100 metri s.l.m. il microclima è l’elemento caratterizzante del terroir di questa Tenuta che, per questa ragione, gode di significative escursioni termiche nel ciclo giorno/notte favorendo la crescita di piante sane e forti.
Il terreno è di tipo misto con presenza di sabbia che più in profondità poggia su argille grigio-azzurrastre, il tutto alternato ad una certa presenza di scheletro. Questa composizione conferisce alle uve del Punta Aquila, primitivo prodotto nell’omonima tenuta, una equilibrata acidità e un grado zuccherino dalle grandi prospettive.

Punta Aquila

primitivo punta acquila

Il Punta Aquila è così quella declinazione di Primitivo più equilibrata in un compromesso tra la tipicità del Primitivo salentino, più austero e vigoroso, e quella del tarantino, dalla beva più morbida e avvolgente.

I 4 mesi che questo vino trascorre in tini tronco-conici di legno francese da 40 hl rappresentano nella sua nascita, quell’elemento finale che lo struttura ulteriormente con un tannino e con sentori  presenti ma mai eccessivi.

Parlare di Primitivo però, ha sempre significato per Tenute Rubino un racconto di questo varietale completo e variegato attraverso le diverse sfaccettature dei propri vini e delle proprie tenute.

Ci spostiamo così nella Tenuta di Uggio, a 13 km dalla costa adriatica e compresa tra i comuni di Brindisi, Mesagne e Cellino San Marco.
L’altitudine di 100 metri s.l.m. che determina importanti escursioni termiche e il terreno di medio impasto con presenza di scheletro, sono quelle tipicità del terroir che apportano qui, al Primitivo, una carica di vigore e imponenza.

Visellio

Parliamo del Visellio,  quel Primitivo che nasce da vigne di oltre 30 anni di età: una declinazione di questo varietale elegante, vigoroso e dalla grande forza estrattiva.

Questo cru pluripremiato, evoluto in barrique di rovere francese per 8 mesi, contiene nel calice un ventaglio di profumi che ricordano in ogni momento la Puglia e il Mediterraneo, mostrandosi al palato di grande morbidezza e lunga persistenza.
Avvolgente, pieno, austero, è questa l’interpretazione più tipicamente salentina e tradizionale di Primitivo che Tenute Rubino non può mancare di rappresentare.

L’ultimo primitivo nato in casa Rubino: Palombara Primitivo di Manduria DOC

La grande novità nella storia del Primitivo di Tenute Rubino, è però il Palombara.

primitivo tenute rubino palombara

Da pregiate uve Primitivo raccolte a mano nella zona di Lizzano, nel cuore dell’arco ionico tarantino, nasce il Palombara Primitivo di Manduria DOC: un vino elegante e ricercato, fedele espressione di un terroir autentico.

Dove il Primitivo – vitigno principe della tradizione enologica pugliese – trova il suo habitat ideale, grazie alle peculiari condizioni pedoclimatiche che caratterizzano il territorio della DOC Manduria.

La Tenuta Palombara, in particolare, è stata dedicata interamente all’allevamento del Primitivo: 24 ettari complessivi, dislocati ad un’altitudine di 68 metri s.l.m., di cui 22 sono quelli vitati.

A queste latitudini, il clima temperato, tipicamente Mediterraneo, con lunghe estati calde e inverni miti e soleggiati, consente alla ‘’viticoltura del Primitivo’’ di esprimersi al meglio, donando finezza ed eleganza al prodotto finale.

Il Palombara Primitivo di Manduria DOC è un vino di nicchia che, nella sua prima annata (2019), viene prodotto in sole 36.000 bottiglie all’interno dell’omonima tenuta. Una delle aree produttive più vocate alla viticoltura di tutto il territorio pugliese, dove il Primitivo trova le condizioni ideali per esprimersi al meglio, con una resa per ettaro non superiore ai 75 quintali.

Frutto di una vendemmia selettiva grappolo per grappolo, condotta rigorosamente a mano, il Palombara è un grande rosso di Puglia, dalla tessitura perfetta, con ampi tannini ben presenti, ma levigati e avvolgenti. Rotondità e morbidezza sono i tratti distintivi di questo vino profondo ed elegante, un autentico fuoriclasse della tradizione enologica pugliese che contiene la vera anima del Primitivo.

Il Palombara si presenta con una veste grafica artistica e ricca di significato. Questo vino è infatti l’emblema della fusione tra Tenute Rubino e l’arte, due mondi che si uniscono per dare vita a questo Primitivo di Manduria DOC. Autentica espressione artistica, da quella enologica che racconta i profumi e i colori della terra da cui nasce, a quella estetica, attraverso un’etichetta realizzata su tela dall’artista Dino Sambiasi, con l’opera di arte contemporanea Flower People.

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