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Il Mito del Brunello Banfi

La tenuta Banfi è terra di grandi vini, ulivi verdeggianti, sterminati frutteti, boschi rigogliosi, vasti campi di grano, un vero e proprio paradiso della biodiversità. Una tenuta di quasi 3.000 ettari in un unico corpo, ma con una variabilità eccezionale. È qui che, sui docili versanti delle colline coperte di vigneti, si coltiva il Sangiovese. Qui, nelle zone più vocate, in una perfetta sinergia tra il terreno, l’esposizione ed il lavoro dell’uomo, nasce il mito del Brunello di Montalcino.

Il terroir

Tenute Banfi

Una costellazione di singoli vigneti: 29 differenti terroir fanno della tenuta Banfi un ambiente unico. Il terroir, un termine francese che con una sola parola, ci racconta che un vino è figlio non solo dell’uva, ma dell’ambiente in cui l’uva stessa matura. Terreno, quindi, ma anche luce, brezze, altitudine creano in ogni vigneto un piccolo mondo totalmente diverso da quello adiacente di cui assaporiamo ogni volta le peculiarità in un calice dei Brunello di Montalcino di Banfi.

Gli studi di zonazione, che la Banfi conduce ormai da decenni, nascono proprio con l’obbiettivo di valorizzare al meglio ogni singolo vigneto e trovano la loro massima espressione nello storico Brunello di Montalcino, nella famiglia dei Poggio alle Mura, nell’iconico Poggio all’Oro e nell’ultimo nato Vigna Marrucheto.

Banfi è Brunello di Montalcino, il Brunello di Montalcino è Banfi.

Banfi è Brunello di Montalcino, il Brunello di Montalcino è Banfi. I numerosi studi effettuati sul Sangiovese e su tutto ciò che ruota intorno al vitigno principe di Montalcino, in vigna ed in cantina, hanno delineato il percorso dell’azienda in un legame indissolubile tra qualità e ricerca.

Massima espressione di questa filosofia è la zonazione, ovvero lo studio dei diversi fattori che caratterizzano il terroir, volto ad ottimizzare l’interazione tra il vitigno ed il suo ambiente di coltivazione. Iniziato nel 1980, ha permesso il perfezionamento dell’inserimento dei diversi vitigni nelle differenti zone della tenuta al fine di ottenere la massima qualità per ogni singolo grappolo di uva. Nel 1982 inizia, inoltre, un progetto di selezione clonale che, per la prima volta nella storia dell’enologia, è incentrato sul Sangiovese. Lo studio tende a individuare quegli eco-tipi di Sangiovese che meglio rappresentano le peculiarità di questo vitigno nel territorio di Montalcino. La combinazione dei cloni selezionati, insieme alla zonazione della tenuta, danno vita al Brunello di Montalcino Poggio alle Mura.

Il Poggio alle Mura

Banfi Brunello di Montalcino

Nasce, infatti, con la vendemmia 1997, come coronamento di oltre 20 anni di esperienza, di ricerca e di sperimentazione sul Sangiovese e ribadisce l’indiscussa leadership di Banfi, non solo a Montalcino, sul fronte della ricerca e dell’innovazione scientifica.  Ricco ed elegante sia dal punto di vista dei profumi che della struttura, Il Poggio alle Mura è dotato di equilibrio unico e si presenta con un colore rosso rubino intenso. Al naso è dolce e complesso, con note di confettura di mora, tabacco e note speziate. Al palato la sensazione è di una struttura molto equilibrata, importante e morbida. Finale persistente. Vino adatto a lungo invecchiamento, si abbina egregiamente a piatti ricchi e succulenti, oltre che a formaggi stagionati. Perfetto come vino da meditazione.

La storia

Il prestigioso Brunello Poggio alle Mura che prende il nome dallo storico omonimo Castello, proprietà ambita e contesta nei secoli per la sua posizione strategica tra Siena e la Maremma. È la storia dei Conti Placidi, però, che più di tutte si lega a quella del Castello. Questa famiglia di nobili senesi, con importanti incarichi di governo nella città, ne entra in possesso nel corso del Quattrocento quale ricompensa per essersi distinta durante le guerre della Repubblica e tra varie vicissitudini, i Placidi governano il castello ininterrottamente dal 1529 fino agli anni 50 quando viene acquistato da Mastropaolo, un imprenditore italiano che aveva fatto la sua fortuna in Venezuela.

Banfi vigneti

Nel 1983, in pessime condizioni, anche per i grossi danni subiti durante la Seconda Guerra Mondiale, il castello viene acquisito da Banfi che, nel rispetto della sua storia e del suo legame con il territorio, lo eleva da subito a simbolo culturale ed iconografico dell’azienda.

Con le cinque referenze di Brunello di Montalcino, tra cui due Riserva, Banfi esprime la propria filosofia produttiva, unitamente alle variegate caratteristiche delle singole zone della tenuta. Un’attenzione quasi maniacale, ma necessaria, ad ogni piccolo dettaglio nella produzione, hanno fatto in modo che il Brunello di Montalcino Banfi divenisse il più conosciuto ed il più venduto in tutto il mondo.

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