Il Prosecco è Patrimonio Mondiale dell’UNESCO: salgono a 55 i siti italiani tutelati

La notizia era nell’aria da un mesetto. Dopo la riscrittura del dossier di presentazione del sito “Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene”, il territorio ha ottenuto finalmente l’accettazione dell’UNESCO.

Può sembrare una formalità che il vino più bevuto e apprezzato del mondo sia diventato patrimonio UNESCO ma non è stato così semplice. Infatti proprio un anno fa, la stessa candidatura da parte delle colline venete, fu rimandata per un dossier che non convinceva il World Heritage Committee riunitosi in Bahrein. La bocciatura fu solo parziale, difatti la sessione si concluse con 12 voti a favore rispetto i 14 richiesti.

Così il consorzio si è riattivato immediatamente per raggiungere il proprio obiettivo con un nuovo dossier di oltre 300 pagine:

“Il precedente dossier – spiega Mauro Agnoletti, responsabile scientifico del dossier 2019 per la candidatura – non raccontava le belle Colline di Valdobbiadene, dove dal medioevo i terrazzamenti formati da ciglioni erbosi costituiscono la forma storica di cultura della vite: sono state quindi messe in secondo piano zone viticole senza grande qualità paesaggistica. Sono stati anche eliminati focus non efficaci su tecniche vitivinicole e sul vino inteso solo come prodotto – specifica Agnoletti – che replicavano le argomentazioni di altre candidature Unesco, tipo Champagne o Borgogna, su cui i francesi sono maestri; abbiamo puntato sul vero valore aggiunto non riproducibile dalla concorrenza dell’Italia, non solo del prosecco, cioè il paesaggio”.

Vi riportiamo integralmente la proclamazione pubblicata sul sito dell’UNESCO dopo la seduta di Baku del 7 luglio scorso.

LE “COLLINE DEL PROSECCO DI CONEGLIANO E VALDOBBIADENE” ISCRITTE NELLA LISTA DEL PATRIMONIO MONDIALE. BAKU, 7 LUGLIO 2019

Il World Heritage Committee dell’UNESCO, riunito a Baku, in Azerbaijan, dal 30 giugno al 10 luglio 2019 per la sua 43esima sessione, ha inserito nella lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO le “Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene”. Il sito si trova nel nord-est dell’Italia e include parte del paesaggio viticolo di produzione del Prosecco. La zona è caratterizzata da dorsali collinari, ciglioni (piccoli vigneti in terrazzamenti), foreste, villaggi e coltivazioni. Per secoli questi terreni aspri sono stati plasmati e adattati dall’uomo e dal 17° secolo l’uso dei ciglioni ha creato un paesaggio a scacchiera fatto di filari di viti paralleli e verticali alle pendenze. Nel 19° secolo la tecnica della “bellussera” (un sistema di coltivazione delle viti disposte a raggiera grazie al sostegno di pali in legno collegati fra loro) ha contribuito alle caratteristiche estetiche del paesaggio.

Il Comitato ha riconosciuto lo straordinario valore universale delle “Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene” ed ha evidenziato come la protezione del paesaggio rurale sia garantita in particolare dalle regole di produzione del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG, che promuove il mantenimento dei vigneti, dei ciglioni e delle altre caratteristiche fondamentali per la conservazione delle tradizioni locali e la tutela della biodiversità e degli ecosistemi associati.

Con l’iscrizione delle “Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene” il numero dei siti italiani iscritti nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO sale a 55.


Non solo Prosecco: anche il Passito di Pantelleria è patrimonio UNESCO

Non tutti sanno che il Prosecco non è l’unico vino che ha permesso all’Italia di ottenere un riconoscimento da parte dell’UNESCO. Se il Prosecco ha permesso il massimo riconoscimento al sito dove viene prodotto, ossia le colline di Conegliano e Valdobbiadene, in Sicilia troviamo un prodotto frutto di una coltivazione unica.

Parliamo del Passito di Pantelleria, la cui produzione richiede cure talmente uniche da essere stata inserita nel Patrimonio dell’Unesco nel novembre 2014, traguardo più unico che raro per una pratica agricola. Il riconoscimento da parte dell’UNESCO è teso a tutelare il Patrimonio Immateriale della “coltivazione della vite ad alberello” alla base di questa produzione millenaria.

UNESCO spiega la necessità di tutelare patrimoni come quello di una pratica agricola d’eccellenza:

Il patrimonio culturale non è solo monumenti e collezioni di oggetti ma anche tutte le tradizioni vive trasmesse dai nostri antenati: espressioni orali, incluso il linguaggio, arti dello spettacolo, pratiche sociali, riti e feste, conoscenza e pratiche concernenti la natura e l’universo, artigianato tradizionale.

Questo patrimonio culturale immateriale è fondamentale nel mantenimento della diversità culturale di fronte alla globalizzazione e la sua comprensione aiuta il dialogo interculturale e incoraggia il rispetto reciproco dei diversi modi di vivere. La sua importanza non risiede nella manifestazione culturale in sé, bensì nella ricchezza di conoscenza e competenze che vengono trasmesse da una generazione all’altra.

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