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Vino contraffatto nell’Oltrepò Pavese

L’operazione della Procura di Pavia “Dioniso-Vino adulterato e frode fiscale” ha portato all’arresto, nella notte del 22 gennaio scorso, di cinque persone per falso vino con marchio DOC, IGT o BIO prodotto nella Cantina Sociale di Canneto di Pavese. Gli arrestati sono il Presidente ed il Vicepresidente della Cantina, due enologi e un mediatore, mentre per due produttori della zona è stato disposto l’obbligo di firma.

Coinvolte molte regioni del Nord Italia

Le indagini sono coordinate dal procuratore aggiunto Mario Venditti e dal sostituto procuratore Paolo Mazza, che hanno dato il via alle indagini nel 2018, quando fu accertata una notevole differenza tra la quantità fisica di vino presente nei vasi vinari e la quantità commerciale riportata nei registri. Gli investigatori hanno eseguito perquisizioni in Lombardia, Piemonte, Veneto, Emilia Romagna e Trentino Alto Adige. Nel corso delle attività di polizia giudiziaria sono state eseguite anche 28 perquisizioni domiciliari, nei confronti di altrettante persone fisiche, aziende acquirenti del vino e lavoratori di analisi compiacenti.

Le forze schierate in campo

Le province interessate dall’indagine sono quelle di Cremona, Piacenza, Verona, Asti, Vicenza e Trento, nelle quali hanno agito i Carabinieri di Stradella (PV), la Guardia di Finanza di Voghera (PV), il Gruppo Carabinieri Forestale di Pavia, i Comandi Provinciali dell’Arma e della Guardia di Finanza, con il supporto aereo del Nucleo Elicotteri dell’Arma dei Carabinieri, oltre al concorso dell’ICQRF (Ispettorato Centrale della tutela e della Qualità e della Repressione Frodi dei prodotti agroalimentari).

Quali sono i reati contestati?

I reati contestati vanno dall’associazione a delinquere finalizzata alla frode in commercio, alla contraffazione di indicazioni geografiche o denominazioni di origine di prodotti agroalimentari (DOC, IGP), utilizzo ed emissione di fatture false per giustificare i quantitativi di vini etichettabili con denominazione pregiate che non erano presenti in magazzino e venivano sostituiti dal produttore con vini di qualità inferiore, alterati e destinati alla vendita come vini di tipologie tipiche dell’Oltrepò Pavese.

Le “aggiunte” al vino commercializzato

Per produrre produrre vino falso con marchio DOC, IGT o BIO, gli indagati non esitavano anche ad aggiungere acqua e zucchero per aumentare la gradazione alcolica, mentre l’aggiunta di anidride carbonica rendeva il vino più effervescente.

L’opinione di Coldiretti

Secondo Coldiretti Asti chi non segue le regole inganna in primis il consumatore e poi arreca un danno anche a tutti gli altri operatori del settore: questo coinvolge 1500 aziende agricole viticole (oltre 500 cantine), che offre opportunità di lavoro per 1,3 milioni di persone impegnate direttamente in campi, con un volume d’affari che nel 2019 ha superato la quota record di oltre 11 miliardi di euro, dovuto alla crescita in valore di export e consumi nazionali.

Le parole del Ministro Teresa Bellanova

Vorrei chiudere con le parole del Ministro per le Politiche Agricole, alimentari e forestali Teresa Bellanova:

L’operazione condotta dalle forze dell’ordine nell’Oltrepò Pavese conferma quanto il nostro sistema dei controlli sia efficiente e coordinato e testimonia l’enorme attenzione che l’Italia pone nel tutelare le proprie produzioni di qualità. Insieme alla magistratura, ringrazio ancora gli ispettori dell’ICQRF, l’Arma dei Carabinieri e la Guardia di Finanza per il quotidiano impegno a tutela delle nostre produzioni“.

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