Torino: vigneti urbani che scommettono di diventare patrimonio dell’UNESCO

Torino ha fatto una scommessa che non sarà facile da vincere: candidare le vigne urbane come patrimonio dell’UNESCO. Scopriamo di più.

La candidatura e i vigneti urbani di Torino

A lanciare la candidatura è stato Roberto Cerrato, Direttore dell’Associazione per il Patrimonio Vinicolo di Langhe-Roero e Monferrato, nell’ambito dell’evento Vendemmia a Torino che aprirà le porte ai produttori di vino dal 12 al 20 ottobre.

A questo evento, nelle prime due edizioni, hanno partecipato 30.000 interessati. Con l’edizione 2019 prenderà il via la rassegna Portici Divini, lungo i 12 km dei portici torinesi, che durerà 9 giorni all’insegna di degustazioni, masterclass, incontri, visite guidate in dimore.

Tra la rete dei vigneti urbani di Torino, la capofila è la Vigna della Regina.

La vigna ha una storia di oltre 400 anni ed è stata restituita al suo splendore tra il 2003 e il 2006 grazie a un massiccio intervento di recupero e reimpianto promosso dal Ministero per i Beni Culturali e curato dalle Cantine Balbiano, in collaborazione con l’Università degli Studi di Torino e il CNR. Nella superficie (quasi un ettaro) sono state impiantate 3.200 barbatelle che hanno prodotto 4.000 bottiglie all’anno.

Il vigneto sorge, adagiato su una collina, a pochi passi dal centro storico, offrendo uno sguardo unico e suggestivo sulla città sabauda e il vino unico di Torino: il Freisa di Chieri DOC Superiore “Vigna Villa della Regina”.

Le altre vigne urbane storiche

Delle vigne cittadine storiche, fanno parte anche il Clos Montmartre di Parigi, i vigneti ritrovati nella Laguna di Venezia oltre a quelli del progetto Senarum Vinea di Siena.

Chiudiamo con le parole del Presidente del Consorzio del Freisa di Chieri
Luca Balbiano
, parole di condivisione di un progetto esemplare:

“Ci sono altri progetti nel mondo, come quello di Manhattan. Questi vigneti sono troppo importanti per essere relegati ai confini: sono come i numeri primi, unici, irripetibili. Lo scopo è di crearne una rete e valorizzarli”.

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