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Montalbera, la storia del Ruchè

L’azienda

La Famiglia Morando interpreta con passione da sei generazioni il frutto delle proprie vigne tra Monferrato e Langhe. Siamo di fronte ad un vitigno di innegabile fascino, il Ruchè. Le sue origini ancora in parte sconosciute, e i suoi sentori così particolari lo distinguono nettamente dagli altri vini piemontesi rendendolo emozionante ed unico.

Le origini dell’azienda Agricola Montalbera risalgono all’inizio del ventesimo secolo fra i comuni di Grana, Castagnole Monferrato e Montemagno all’interno del territorio del Monferrato, terra delle grandi speranze e promesse.

Ruchè Montalbera

Risalire alle origini di questo nome risulta difficile, ma, quasi certamente, si riferisce alle caratteristiche del paesaggio alberato e alle dolci colline che circondano la tenuta. Verso la metà degli anni ottanta, la famiglia Enrico Riccardo Morando, titolare dell’azienda, adotta una politica di espansione, con l’acquisizione di terreni confinanti e l’impianto diretto di nuovi vigneti, prevalentemente a Ruchè, vitigno autoctono e caratteristico della tradizione Piemontese.

Oggi Montalbera è tra le aziende più all’avanguardia per cercar d’interpretare al meglio il “frutto” che la terra annualmente dona, rispettando le tradizioni millenarie del territorio. Il risultato di questa crescita permette di affermare che circa il 60% del Ruchè di Castagnole Monferrato DOCG e circa il 15% del Grignolino d’Asti DOC “prodotto al mondo” “sgorga” dalle cantine Montalbera in Castagnole Monferrato.

Filosofia produttiva

Rigore e progettualità. Interpretazione e terroir. Queste sono le basi della filosofia produttiva Montalbera. Un pensiero che mette al centro di tutto il vino frutto, esaltando le grandi peculiarità dei vigneti, interpretandone le caratteristiche e declinandole in modi diversi, dall’acciaio al legno, dalla sovramaturazione all’appassimento, così da valorizzare al meglio la personalità di ciascun vitigno. Usiamo esclusivamente lieviti autoctoni selezionati nei nostri vigneti. Facciamo fermentare i mosti in vasche di acciaio di ultima generazione. Affiniamo parte dei nostri vini in barriques, tonneaux e botti grandi di rovere francese.

Viticultura

In merito alla lavorazione del terreno e l’approccio alla viticultura l’oggetto di trattazione è d’immensa lunghezza e di dottrine in valutazione soggettiva. Democrito, filosofo greco del 450/400 a.C. scrisse che “gli alberi possono essere paragonati ad uomini capovolti, con la testa infissa nel suolo e i piedi in aria”, individuando l’apparato radicale come centro di comando della pianta.

Quando si parla di suolo bisogna quindi fare riferimento al benessere degli apparati radicali e alla loro piena funzionalità, che è garantita da suoli arieggiati e non compattati. Le radici sono fondamentali per il governo del vigneto, a tal punto che possono essere effettivamente definite “il cervello della pianta. La coltura a vigneto comporta una perdita di sostanza organica nel terreno: è necessario prevedere un’integrazione con sostanze di origine sia animale che vegetale. Parliamo dunque di letame da una parte, di sovescio o composti che si ottengono in parte dalla macerazione dei resti della vendemmia.

È importante ridurre o addirittura eliminare (quello che stiamo portando avanti in concezione da anni) il ricorso ai diserbanti, passando a lavorazioni meccaniche che, oltre a raggiungere l’obiettivo di contenere la crescita della vegetazione nei filari, permettono di ottenere il vantaggio di una lavorazione periodica del suolo, che verrebbe così arieggiato e si avvantaggerebbe dell’interramento di materiale organico. Le potature sono già nella prima fase molto ridotte per poi sulle nostre selezioni arrivare anche a 2-3 diradamenti in diversi periodi dell’anno per dare più struttura, estratto, equilibrio all’acino stesso. Poi siam tutti figli della natura e guardiamo sempre il cielo sperando che ci porti il giusto clima. Nostro particolare interesse negli ultimi anni è rivolto al “cambiamento climatico” vera e propria discussione da porre in essere quanto prima con i migliori attori interpreti dell’enologia mondiale.

Terroir

Nella nostra prima azienda agricola a Castagnole Monferrato, I vigneti sono a corpo circolare per una superficie vitata di circa 100 ettari. L’altezza media è di circa 250 metri, ma sui bricchi più esposti (come quello per la produzione del Ruchè Laccento, con studi importanti sulle curve di maturazione) si arriva anche a 320 metri. Nella nostra seconda azienda agricola a Castiglione Tinella i vigneti di Moscato la media è di circa 400 metri.

Ruchè vigneti

Il terroir di Castagnole Monferrato trova vita un suolo argilloso, terroso e poco calcareo, mentre il terroir di Castiglione Tinella nell’Alta Langa è caratterizzato da un suolo tufoso e molto calcareo.

La patente genetica del Ruchè

Dopo un attento esame della situazione vitivinicola piemontese ed in particolare delle piccole realtà come il Ruchè, ci siamo chiesti come tutelare importanti investimenti in agricoltura come l’acquisto di terreni e il successivo impianto di vigneti, la costante ricerca delle qualità dei vini e gli investimenti in termini di immagine del vino e dell’azienda sul mercato. Il rischio è quello, peraltro da noi in un certo senso auspicato, che nel breve periodo questo fantastico vino da uve autoctone dell’astigiano diventi “di moda” e che quindi come per miracolo si affaccino sul panorama commerciale decine di marchi e di produttori che non si capisce dove e come abbiano prodotto.

Esempi di questo genere in campo nazionale ne abbiamo avuti tanti, che dopo un momento di grande fama e qualità sul mercato ha visto produzioni imponenti con grandi carenze qualitative. Siamo consapevoli che la ricerca ed il controllo della qualità è demandato per legge alle istituzioni, riteniamo per contro che al sostanziale disinteresse da parte loro sia necessario che il privato si renda garante, in qualche modo, della qualità dei vini posti sul mercato.

La ricerca

La ricerca realizzata sul fingerprinting genetico della varietà Ruchè ha dunque due motivazioni principali; tutelare il consumatore ed i produttori seri e comunicare a chi di dovere la voglia di produrre sempre meglio. La ricerca è stata condotta nel 2009 dopo anni studi sia in vigna che di analisi a vino imbottigliato. L’obiettivo raggiunto è stato l’ottenimento della carta d’identità genetica della varietà Ruchè, ovvero si è dimostrato che il Ruchè possiede un suo assetto genetico caratteristico e diverso dalle altre varietà di vite presenti nei database. Tale metodo di indagine molecolare sviluppato ed applicato a campioni di foglie di vite è stato poi utilizzato nelle analisi eseguite nella seconda parte del progetto, ovvero per discriminare i mosti e i vini derivanti esclusivamente da uve Ruchè da quelli derivanti da uve Ruchè mescolate anche ad altri tipi di uve quali ad esempio il Brachetto e il Barbera.

Ruchè Castagnole Monferrato

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