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Clima e nuove zone di produzione: Svezia, Inghilterra e Tasmania  

Nel 2013 uno studio dell’Università del Texas sulle nuove zone di produzione di vino fece molto scalpore nel mondo del vino: analizzando i dati sul clima, le emissioni e la futura disponibilità di acqua, gli studiosi hanno evidenziato quanto la viticoltura sia sensibile al cambiamento climatico che si sta concentrando in maniera evidente nelle zone con clima mediterraneo.  

Secondo lo studio, entro il 2050 l’area idonea alla coltivazione di vite da vino diminuirà tra il 25% e il 73% nelle attuali zone di produzione. Il cambiamento climatico potrebbe portare all’insediamento di vigneti a quote più elevate, aumentando gli impatti sugli ecosistemi di montagna, e a uno spostamento verso latitudini inusuali, convertendo terreni vergini o boschivi in suolo coltivabile. Inoltre, i tentativi di mantenere la produttività e la qualità delle uve da vino a fronte del riscaldamento globale potrebbero essere associati a un aumento dell’uso dell’acqua per l’irrigazione e per raffreddare le uve attraverso l’irrigazione o l’innaffiamento, creando potenziali impatti sulla conservazione delle risorse idriche. 

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L’impatto del clima sui vigneti 

La vite risente, come ogni pianta, reagisce al cambiamento delle condizioni ambientali in maniera autonoma per garantire la propria sopravvivenza. Oggi, nelle zone di produzione a forte tradizione viticola si è notato come l’aumento delle temperature abbia portato a una maturazione precoce delle uve, portando a una diminuzione dell’acidità e a un aumento del contenuto di zuccheri. Il risultato è che i vini sono più pieni, fruttati e più alcolici.  

L’aumento delle temperature, quindi, può portare a una migliore performance di alcuni vitigni, soprattutto se localizzati in zone con clima fresco. Il caso della Germania è emblematico: nel paese la superfice destinata alla coltivazione di vite è cresciuta costantemente, così come la quantità di vino prodotto, che ha registrato variazioni positive anche in annate in cui i paesi vicini hanno manifestato difficoltà evidenti.  

Future zone di produzione di vino secondo lo studio "Climate change, wine, and conservation"

Nell’immagine in alto tratta dallo studio dell’Università del Texas intitolato Climate change, wine, and conservation, si evidenziano in rosso le attuali zone di produzione di vino, in verde quelle che potrebbero rimanere tali fino al 2050 e azzurro e blu quelle che sono considerate le aree di produzione di vino del futuro.

Nuove zone di produzione 

Il riscaldamento ha anche causato l’espansione dei confini delle aree di coltivazione. Tipicamente, i vigneti attecchiscono con successo tra i 30 e i 50 gradi di latitudine. Ma mentre le temperature medie globali continuano a salire, le aree più ideali per piantare si stanno spostando sempre più lontano dall’equatore tanto da poter parlare di nuove zone di produzione vinicola

Se le attuali aree con clima mediterraneo (Europa Meridionale, California, Australia Meridionale, Sudafrica, Cile Centrale e Argentina Occidentale) rischiano di diventare sempre più inospitali per la vite, il Nord Europa, le zone premontane e costiere potrebbero essere ideali per l’ampliamento della coltivazione. In Belgio, ad esempio, tra il 2006 e il 2018 la produzione di vino è quadruplicata, con buona pace dei produttori di birra.  

In Scandinavia si sta puntando sempre di più sullo sviluppo di un’industria locale del vino. Sa da un lato la Danimarca ha già un’affermata tradizione seppur di nicchia, la Svezia potrebbe diventare il produttore del futuro. Da circa 25 anni il paese sta sviluppando un proprio settore vitivinicolo, principalmente basato sulle uve Solaris, che maturano bene con un clima fresco e la vinificazione con metodo champagne. 

Nel Sud dell’Inghilterra, zona vinicola già dalla fine degli anni 90, si assiste a un consolidamento della produzione di spumanti che giovano del clima fresco e di un terreno acido.  

Negli Stati Uniti, dove Napa Valley è sinonimo di vino di qualità, il disgelo delle zone montuose del Montana ha messo a disposizione risorse idriche e suolo che sono già sotto la lente dell’industria del vino. Stesso discorso vale per la Tasmania, che è considerata la nuova terra promessa per i vini australiani che fino ad oggi vedevano nella Barossa Valley la zona prediletta per Riesling e Syrah.  

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