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Vitis vinifera una pianta diventata vino

La Vitis vinifera fece la sua comparsa solo 1 milione di anni fa, prima c’era la Vitis silvestris, che era una vite che popolava la Terra 60 milioni di anni fa.

La Vitis silvestris era molto diffusa sul nostro pianeta, ma a causa dei fenomeni di glaciazione, venne confinata alle aree del Mediterraneo e dell’Asia Minore. Questa vite, dopo le glaciazioni, tornò ad attecchire anche in territori più settentrionali.

Nel nostro paese la viticoltura pare abbia origini antiche, infatti già nel VII sec. a.C. gli Etruschi utilizzavano gli alberi per sostenere i tralci della vite.

vitis vinifera

Oidio e fillosserra: due terribili malattie

La Vitis vinifera è arrivata ai giorni non senza difficoltà, come l’attacco dell’oidio, avvenuto tra la metà e la fine del 1800.

L’oidio è un fungo parassita giunto dall’America e colpì le viti, in particolare quelle francesi.

Un dei problemi più gravi fu la fillossera, un insetto parassita che colpisce l’apparato radicale della vite, distruggendo  l’85% del patrimonio viticolo europeo.

Con l’innesto delle viti europee su apparati di origine americana, nei primi anni del Novecento, si ricostruì il patrimonio del vecchio continente.

Le varietà della Vitis vinifera sono moltissime, anche se le più diffuse nei vari continenti sono solo una cinquantina.

Cos’è la vite? Com’è fatta?

La vite è una pianta rampicante con radici estese che servono per fissare la pianta al terreno e ricavarne tutto il necessario per la crescita e la fruttificazione.

Le radici, durante la siccità, raggiungo 5-6 metri di profondità per reperire l’acqua e le sostanze nutritive.

vitis vinifera

Gli innesti

Per riprodurre nuove viti, cioè formare viti con caratteristiche sensibilmente diverse dalla pianta madre, le tecniche utilizzate sono quelle per talea e per innesto.

  • La talea è un pezzo di tralcio di un anno dotato di almeno 2 gemme e, una volta piantato verticalmente nel terreno, emette le radici dalla parte inferiore ed un germoglio che darà la barbatella da quella superiore.
  • L’innesto, invece, è l’unione di due pezzi di tralcio, di cui uno dotato di almeno di una gemma.

La tecnica più adottata è quella dell’innesto. La talea ha originato viti dette franche di piede (dotate di elevate ed indiscusse caratteristiche qualitative), pur presentando il limite della scarsa resistenza alla fillossera.

Proprio per questo motivo le giovani viti sono costituite, per lo più, da una varietà di Vite europea innestata su piede o portainnesto di origine americana o su ibridi euro-americani, comunque resistenti alla fillossera.

L’Italia rimane il più grande produttore di legno per talee e di barbatelle, che vengono esportate in tutto il mondo.

… e le tecniche di innesto

Le tecniche di innesto più diffuse sono due:

  • Doppio spacco inglese o ad omega: realizzato al tavolo, che serve per preparare una barbatella che effettuerà un anno di radicazione in vivaio, per sviluppare le piccole radici, con varietà e portainnesto (bimembre). Questa tecnica è la più usata nelle regioni settentrionali.
  • Innesto alla maiorchina (a gemma): realizzato nei mesi di gennaio-febbraio direttamente sul vigneto, su un portainnesto piantato nel mese di settembre dell’anno precedente. Questa tecnica è la più utilizzata nelle regioni meridionali.

L’innesto a doppio spacco inglese consiste nella precisissima unione dei tessuti dei due tralci. Questo innesto presenta il vantaggio di eliminare le piante non sane dal punto di vista vascolare durante la radicazione in vivaio.

L’innesto alla maiorchina, che viene effettuato in inverno, presenta il vantaggio di offrire una più ampia possibilità di scelte varietali di gemme, su un portainnesto già ben radicato.

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