Sette nuovi vitigni per salvare i vini Bordeaux dal surriscaldamento globale

I produttori di Bordeaux hanno votato in modo schiacciante a favore dell’ampliamento delle uve coltivabili nella regione.

Questo perchè farà troppo caldo per continuare con il Merlot?

In effetti gran parte dell’Europa ha appena superato un’altra ondata di caldo anomalo, così la scorsa settimana le cantine di Bordeaux hanno fatto un passo audace, autorizzando sette nuove vitigni per la produzione di vini Bordeaux AOC e Bordeaux Supérieur.

Questa ventata d’aria fresca sconvolge il mondo del vino, abituato al carattere mite di Bordeaux, sempre particolarmente legata alle proprie tradizioni, ma il voto del sindacato dei produttori locali è stato unanime. Il tutto diventerà ufficiale con l’approvazione dall’organismo nazionale di controllo della Francia, INAO.

È una mossa enorme per una delle aree più conservatrici del mondo del vino, ma è anche la presa di coscienza di un pianeta che cambia. Alcuni viticoltori di Bordeaux coltivano infatti da diversi anni uva non consentita nei loro vigneti per adattarsi ai cambiamenti climatici.

Per ora, le uniche etichette che saranno autorizzate a utilizzare queste nuove uve sono i cru entry-level o le etichette Bordeaux Supérieur. Le denominazioni di Bordeaux più prestigiose, come Pauillac e Saint-Émilion, per il momento non saranno coinvolte da questa rivoluzione.

“Non sono completamente sorpreso” dalle nuove uve, afferma Hortense Bernard, originario di Bordeaux e importatore di vino a New York. “Ci sono sempre più produttori che fanno qualche filare qua e là, ma finora non possono assolutamente scrivere Bordeaux in etichetta. Il marchio Bordeaux muove molto mercato. La grande novità sarà quando qualcosa cambierà nei maggiori AOC. E forse non succederà mai. “

Quale futuro per il Merlot in un pianeta che brucia?

Il Merlot è l’uva più coltivata a Bordeaux ed è il baluardo della maggior parte dei vini rossi ad est del fiume Gironde. Il problema del Merlot in un clima troppo caldo non è che il calore sia dannoso per la coltivazione o il raccolto. Il Merlot in un anno eccessivamente caldo produce uve che hanno troppo zucchero, quindi il vino avrà troppo alcol.

In California, dove il Merlot viene inserito in gran parte dei blend di uve rosse, molte aziende vinicole trasformano questo problema in una peculiarità, producendo un vino di grande potenza. In alternativa aggiungono acqua; questo non sempre viene fatto in maniera lecita, il processo è noto come “lavaggio del serbatoio di fermentazione”.

In Francia è illegale aggiungere acqua e nonostante vini corposi come i bordolesi più alcolici abbiano mercato, la maggior parte delle cantine di Bordeaux differenziano ancora i loro prodotti dai vini del Nuovo Mondo puntando alla loro eleganza e un corpo più fine.

Infatti ci sono altri modi per ridurre legalmente il contenuto alcolico dei propri vini. Vendemmiare in anticipo è il metodo più semplice, ma anche su questo anticipo c’è un limite che non dipende da disciplinari o vigneron. Infatti spesso lo zucchero che diventa alcol in vinificazione si sviluppa nell’uva più velocemente dei composti aromatici che rendono i vini deliziosi.

Vendemmiando troppo presto insomma un vino potrebbe non sviluppare tutte le caratteristiche che hanno reso i Bordeaux dei gioielli nel panorama enoico.

Sette nuove uve per salvare Bordeaux dal surriscaldamento globale

Non tutte le uve maturano con gli stessi tempi e nelle stesse condizioni. Questo i sapienti vigneron francesi lo sanno e, mentre il mondo si scalda, le uve di qualità che possono sopportare più calore senza maturare troppo sono state individuate.

Le sette uve bordolesi appena approvate, quattro rosse e tre bianche, comprendono due importanti uve portoghesi, oltre a un’uva che è sconosciuta in Francia, ma è una delle uve rosse più popolari in Cina.

Il grande nome tra le iberiche è la Touriga Nacional, forse l’uva migliore della calda valle del Douro in Portogallo. La Touriga Nacional produce vini di grande complessità ed eleganza anche in condizioni calde e secche. In effetti, è possibile che la sua accettazione da parte dei severi giudizi di Bordeaux porterà ad una maggiore considerazione della varietà anche nelle altre regioni calde del vino dove potrebbe funzionare meglio del Cabernet Sauvignon (ad esempio Napa in California).

I vini bianchi di Bordeaux non sono costosi o importanti per il mercato internazionale come i rossi, ma otterranno una spinta dall’uva bianca Alvarinho, che produce vini eccezionali nelle coste del Portogallo e della Spagna.

Il terzo vitigno più importante della nuova lista è il Marselan, un incrocio tra i più noti Cabernet Sauvignon e Grenache, incrociato in un istituto di ricerca francese nel 1961. L’uva Marselan appare in alcuni vini rossi della Francia meridionale, ma è uno dei principali vini varietali in Cina. Per quanto i vini di Bordeaux siano popolari in Cina, questa sembra essere anche una scelta commerciale.

Le altre quattro uve sono quasi sconosciute. Le citiamo di seguito:

  • Petit Manseng, una varietà bianca solitamente usata nei vini dolci, tra questi citiamo l’Ornus di Ornellaia
  • Arinarnoa, un incrocio tra Cabernet Sauvignon e Tannat
  • Castets, una rara varietà rossa identificata per la prima volta a Bordeaux nel 1870. Secondo le Wine Grapes di Jancis Robinson, Julia Harding e José Vouillamoz, nel 2008 erano inferiori a un ettaro in Francia
  • Liliorila, una rara varietà bianca, un incrocio tra Chardonnay e un’altra uva che permette al più noto vitigno internazionale di adattarsi alle nuove temperature europee.

Una rivoluzione o una formalità?

Beh, non aspettiamoci di vedere questi nomi di vitigni su una bottiglia di Bordeaux da subito. Neanche che questi rimpiazzino la tradizione consolidata dei tre grandi uvaggi che hanno reso internazionale il taglio bordolese.

Ai coltivatori inoltre verrà permesso di piantare al massimo il 5% dei loro vigneti con queste nuove varietà, e di aggiungerne un massimo del 10% nella miscela finale di ogni imbottigliamento.

Secondo Hortense Bernard i nuovi regolamenti sono solo un’approvazione di esperimenti che da anni si fanno e si imbottigliano. Anche nei vigneti più costosi di Bordeaux.

“Ci sono alcune persone che fanno un po ‘di Carmenère a Pauillac”, dice Bernard. “È un segreto ben custodito, tutti a Bordeaux stanno facendo sempre più prove, non si sa mai cosa accadrà domani.”

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