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Nelle Città del vino ci sono più laureati d’Italia

I sindaci dei territori vitivinicoli si sono dati appuntamento a Roma nella sala Protomoteca del Campidoglio per festeggiare i 30 anni delle Città del vino. Per l’occasione è stato presentato anche il “Libro Bianco” sullo sviluppo e le prospettive dei Comuni associati. Spaccato rurale della società italiana dove aumentano i laureati, i diplomati e il lavoro. Nei borghi del vino il tasso di disoccupazione è 3 punti più basso della media nazionale.

Più laureati nelle Città del vino rispetto alla media nazionale

È stato consegnato anche il Premio Città del Vino a ex presidenti dell’Associazione, giornalisti, ricercatori e a 17 famiglie di produttori: oltre il 90% della vitivinicoltura italiana, infatti, è legata alle tradizioni. Nelle Città del Vino quindi ci sono più laureati e diplomati rispetto alla media italiana: 17,7% i laureati e 32,4% i diplomati, contro rispettivamente il 10,6% e il 28,5% della media nazionale. Nei borghi del Vino c’è anche meno disoccupazione con il 9% contro la media nazionale dell’11,4%. Nelle piccole Città del vino cresce la quota di persone che può contare su un reddito da lavoro: 26% contro il 21,3% del dato nazionale.

Nelle Città del Vino si mangia e si beve meglio. I Comuni italiani più importanti a vocazione vitivinicola sono tutti Città del Vino: Barolo, Barbaresco, Marsala, Montalcino, Montepulciano, Scansano, Conegliano, Valdobbiadene, Pantelleria ecc. Le Città del vino sono allo stesso tempo anche Città dell’Olio, Città del Bio, del Miele, del Castagno, della Chianina, del Pane, della Nocciola, del Tartufo. Tante Città del vino sono siti riconosciuti e protetti a livello internazionale come Porto Venere Cinque Terre, Amalfi, la Val d’Orcia, le Langhe il Roero e il Monferrato, Pantelleria, Roma, i centri storici di Siena e San Gimignano, Aquileia, la Val di Noto, l’Etna, la Palermo arabo-normanno, Cefalù, Monreale e le colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene.

”La qualità dell’ambiente, le bontà enogastronomiche, la bellezza dei borghi e dei nostri paesaggi, ma anche il lavoro, lo stile di vita, le relazioni sociali e il tessuto produttivo – commenta il presidente dell’Associazione nazionale Città del Vino, Floriano Zambon – fanno delle Città del VINO un modello di riferimento per tutta l’Italia.

Dobbiamo ripartire anche dai valori delle Città del VINO per ripensare il nostro Paese. Trent’anni di vita, progetti e attività al servizio dei territori lo dimostrano: nei luoghi con una forte identità si vive meglio, c’è più lavoro, la qualità della vita è più alta. La vite e il VINO sono due elementi attorno ai quali si può ripensare una comunità. La nostra storia lo insegna e non sono soltanto i dati a parlare”.

Il Libro Bianco

Il ‘Libro Bianco’ dei 30 anni è un’analisi delle Città del vino sotto tanti aspetti: le buone pratiche ambientali, i progetti legati all’archeologia della vite, i musei del Vino e della cultura rurale, la pianificazione urbana e l’educazione al consumo.

Grande importanza è data anche ai contributi dell’Associazione sui più importanti temi che interessano i territori vitivinicoli. Ci sono tre proposte: La prima punta a raccogliere il patrimonio informativo che ruota intorno alle Città del Vino in un sistema informatizzato. La seconda prevede accordi con atenei e istituti per promuovere il patrimonio territoriale delle Città del Vino attraverso ricerche, eventi e iniziative di marketing. La terza proposta pertiene la comunicazione fatta sul web per tutte le Città del Vino, mettendo in rete l’offerta enoturistica dei Comuni associati.

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