Vino ed export: l’analisi di Federvini sui vini DOP e IGP

La Federvini ha sottolineato che le esportazioni di vini DOP sono in crescita con indici vicini al +13% rispetto al +4% dell’aggregato vini e mosti nel suo complesso. La quota export di DOP e IGP hanno un’incidenza superiore al 50% sui 5,8 miliardi dell’export 2018 aggregato.

Cosa si intende per vini DOP e IGP?

Potrebbe suonare strano parlare di vini DOP e IGP. Andando nella vostra cantinetta e prendendo in mano una bottiglia di Barolo o Prosecco leggerete infatti DOCG, se avete la fortuna di avere per le mani una bottiglia di Sassicaia troverete DOC. Fino al 2010 infatti erano DOC, DOCG e IGT le denominazioni standard che conquistavano i migliori prodotti italiani, ma con l’entrata in vigore della nuova “Organizzazione Comune del Mercato Europeo” le denominazioni DOCG e DOC sono confluite nella denominazione DOP e la IGT è diventata IGP.

Queste nuove denominazioni DOP e IGP ancora non sono riportate in etichetta (in particolare i produttori storici preferiscono il prestigio delle vecchie sigle) ma la burocrazia internazionale e i dati ufficiali parlano in questi termini come vedremo.

Le parole del Presidente di Federvini

Sandro Boscarini, Presidente di Federvini ha così commentato questi risultati:

I dati dei primi 11 mesi del 2018 mostrano un bilancio lusinghiero per l’export di vini, acquaviti e liquori con la prospettiva che questi dati possano ulteriormente migliorare sui 12 mesi. Abbiamo una ulteriore conferma che la promozione gioca un ruolo importantissimo per far percepire il valore, la qualità e la varietà dei prodotti che gli operatori del vino e degli spiriti con i loro forti marchi e credibili denominazioni portano nei mercati di tutto il mondo. Questo è il segno distintivo del genius loci italiano“.

I numeri della crescita del mercato e della cultura enoica nel mondo

I mercati che stanno dando maggiori soddisfazioni, in termini di variazioni percentuali sui valori, sono nell’Unione Europea la Polonia con +22%, mentre per i territori extra UE troviamo l’Australia con +21%.

Gli U.S.A. detengono il primato come prima destinazione in valore (47,5%), mentre si confermano positivi i mercati storici come la Germania (+4%) e Regno Unito (+2,5%).

Il valore degli Stati Uniti può venire compreso meglio se si considerano le azioni promozionali che l’ICE e le aziende associate a Federvini hanno realizzato, nel precedente anno. In particolare in U.S.A. e Canada è stato promosso un road show per far conoscere il mondo degli aperitivi, liquori, amari, distillati, tipici della tradizione italiana. Questa iniziativa è stata resa possibile con l’utilizzo di fondi straordinari messi a disposizione del Ministero dello Sviluppo Economico per il made in Italy.

L’ICE sta facendo inoltre una campagna straordinaria intitolata “Italian Wine – Taste the Passion” per promuovere il vino italiano sia sul mercato statunitense, che in quello cinese.

Vini biologici e biodinamici: un trend che fa business

Una nota di rilievo la meritano i vini biologici. Il prodotto biologico e biodinamico sta avendo un appeal sempre crescente tra consumatori e produttori, che colgono un’occasione per stare al passo coi tempi e rilanciarsi in una fetta di mercato non più solo di nicchia.

I vini italiani fermi e spumanti bio hanno avuto una crescita in termini di produzione rispettivamente del 18 e del 12% circa. Dato notevole se si considera che le certificazioni per poter vantare questa produzione sono di recente diffusione.

La crescita degli ultimi anni ha portato le produzioni biologiche e biodinamiche a circa 5 milioni di litri annui sul totale di circa 619. Solo un trend o il nuovo che avanza?

…e i distillati?

Per quel che riguarda il comparto delle acquaviti e liquori questi hanno registrato un aumento pari ad un +24% rispetto all’anno precedente, sfiorando la quota di 1 miliardo di euro (il 2017 aveva registrato un +14,4%).

Chiudiamo con un appunto sul mercato degli aceti italiani nel mondo. Gli aceti italiani sono stabili sul mercato e hanno avuto una variazione positiva pari al 2%, circa 240 milioni di euro.

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