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Vernaccia di San Gimignano e Cesani: storia di un vino e di una cantina

La Vernaccia di San Gimignano è un vino molto antico, pare venga prodotto sin dall’inizio del tredicesimo secolo nell’omonimo comune, questo farebbe della Vernaccia probabilmente il più vecchio vino italiano. Oggi cerchiamo di scoprire di più su questo prodotto storico ed una cantina che ne continua la tradizione con passione: Cesani.

Vernaccia di San Gimignano: la storia

La Vernaccia di San Gimignano è un vino molto antico: già alla fine del Duecento questo vino era presente sulle mense dei re, dei papi, dei ricchi mercanti ed il cui colore giallo paglierino con riflessi dorati era simbolo di regalità. Il primo documento ufficiale della produzione della Vernaccia risale al 1276, citandola negli Ordinamenti della Gabella del comune di S. Gimignano. Questo documento non è importante solo per datare un prodotto prestigioso oggi, ci indica che già in quegli anni il mercato fosse fiorente e per esportare dal comune di San Gimignano la Vernaccia fosse necessario pagare una tassa di “tre soldi”.

Col diffondersi della scrittura popolare, possiamo leggere come nel Trecento la diffusione di questo vino fosse non solo un privilegio delle classi dominanti, ma anche della borghesia. Infatti, tra i suoi estimatori troviamo Cecco Angiolieri, Dante, Boccaccio, Franco Sacchetti e tra i francesi vi sono anche Eustache Deschamps e Jean Froissart. Oltre ad essere consumato anche fuori dalle tavole dei sovrani, la sua fama si diffonde nella penisola italica così come la coltivazione del vitigno da cui trae il nome. Così se inizialmente il prodotto si diffuse principalmente in Liguria e Toscana, poi si diffonde anche in tutte le zone enologiche italiane e la Vernaccia si cominciò a differenziare.

In particolare la Vernaccia delle Terre di San Gimignano (già note per la produzione di uno zafferano rinomato), diventa famosa in tutta Italia e il comune una meta di turismo enogastronomico.

Altra pietra miliare della storia di questo vino è scolpita nel 1465: la Vernaccia viene servita al matrimonio di Bernardo Rucellai e Nannina Medici (sorella del Magnifico). Sempre alla corte dei Medici, Giorgio Vasari dipinge nel salone dei Cinquecento del Palazzo Vecchio a Firenze un satiro che beve la Venaccia.

Nel Settecento questo vino, che aveva raggiunto l’apice con i Medici e le sue discendenze, vede un lento ma inesorabile declino causato con l’arrivo in Europa di nuove bevande esotiche come té, cioccolato, caffé e nell’Ottocento il vitigno si trova mescolato tra i filari e viene utilizzato nella produzione di “vino comune”, non più in purezza.

La rinascita del vino si ha nel 1966 quando la Vernaccia diviene il primo vino italiano ad ottenere la DOC, mentre la DOCG viene conquistata nel 1993 a conferma di una tradizione enoica regolamentata e precisa, tra le più ristrette del panorama italiano.

Infine nel 1972 nasce il Consorzio del Vino Vernaccia di San Gimignano.

Cantina Cesani

La famiglia Cesani, originaria di Ascoli Piceno si trasferisce a San Gimignano, per coltivare un sogno e così grazie a Vincenzo Cesani, nel 1950, nasce la cantina Cesani. La famiglia Cesani ha sempre puntato sulla qualità del prodotto, ed oggi ha raggiunto un’estensione di 25 ettari coltivati a vigneto, in particolare a Vernaccia e Sangiovese.

Letizia, figlia di Vincenzo Cesani, chiarisce le idee sulla Vernaccia e su cosa punta la cantina Cesani proseguendo una storia antica che si mischia con la leggenda:

“La Vernaccia si spaccia per varietà poco aromatica, poco acida, caratteristiche ancor più difficili in questa sottozona arida, ma se puntiamo sul suo carattere, su sapidità e mineralità, otteniamo sorprese che smentiscono i luoghi comuni”.

La cantina Cesani ha vissuto con perseveranza il sogno del suo fondatore e grazie ad una vendemmia particolarmente felice per la zona si è vista premiata da Gambero Rosso con i 3 bicchieri rossi la Vernaccia di S. Gimignano Sanice Riserva 2015.

L’encomio è la naturale conseguenza di un lavoro attento alla qualità in ogni passaggio produttivo. Letizia spiega che il vino viene “da un vigneto immerso nel bosco, vendemmia ritardata poi dodici mesi sulle fecce fini e ben trenta prima della commercializzazione: il tempo è sempre fondamentale”.

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