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Marsala un vino liquoroso da scoprire

Lo stereotipo comune ha associato il Marsala ad un vino da dopo cena, abbinabile ad alcuni dessert … ma è veramente così?

No, il Marsala è un vino liquoroso italiano che può accompagnare sia l’aperitivo, che alcuni piatti di pesce e crostacei, oppure formaggi erborinati e infine anche i dessert.

Un po’ di storia

Il nome Marsala deriva dall’arabo Marsa’Ali (porto del profeta) o Mars-el-Allah (porto di Dio), ma furono gli inglesi ad inventarlo verso il 1770.

L’inventore fu John Woodhouse, un armatore di Lieverpool, che volle esportare questo vino in Inghilterra e, perché non si alterasse durante il lungo viaggio in mare, aggiunse un po’ di Whisky. Il vino ebbe un tale successo che Woodhouse tornò a Marsala costruendo uno stabilimento di produzione.

Il successo del Marsala continuò fino a quando il Madeira e il Porto, anch’essi resi famosi grazie agli inglesi, stavano tornando sul mercato. Si fece avanti una famiglia, i Florio, e legò il suo nome a questo vino liquoroso italiano.

Nel 1895 Florio acquistò oltre allo stabilimento di Woodhouse dall’ultimo erede, anche le vigne e le cantine degli Ingham (altra famiglia che era venuta in Sicilia per la produzione del Marsala).

Dove viene prodotto?

Questo vino liquoroso italiano viene prodotto in provincia di Trapani, con l’esclusione dei territori dei comuni di Pantelleria, Favignana e Alcano.

I vitigni utilizzati

Il disciplinare del 1984 classifica il Marsala in base al colore (oro, ambra, rubino) dal quale è possibile conoscere il vitigno utilizzato, il residuo zuccherino, il titolo alcolometrico e gli anni di invecchiamento.

Per le tipologie Ambra e Oro i vitigni utilizzati sono:grillo, catarrato, catarrato bianco comune, catarrato bianco lucido, damaschino e inzolia. Per il Rubino sono utilizzati: pignatello, nero d’Avola, nerello mascalese assieme ad un massimo del 30% di uve a bacca bianca tra quelle elencate sopra.

Come si produce

La produzione parta dai grappoli, che vengono vendemmiati con cura, scegliendo solo quelli perfettamente sani e maturi. La vinificazione viene svolta in bianco, tranne per il Rubino.

Al vino-base si può addizionare: mosto cotto, alcol etilico di origine vitinicola, acquavite, mistella, mosto concentrato. Tali aggiunge sono in percentuali diverse a seconda della tipologia che si vuole realizzare: nel Marsala Ambra il mosto cotto è aggiunto in proporzione del 2,5-4%, nel Fine e nel Superiore sono addizionati solo mistella e mosto concentrato, nel Vergine non possono essere aggiunti né mistella, né mosto concentrato o cotto.

Il vino ottenuto è posto in botti da 300-400 litri (rovere o ciliegio) lasciate scolme (riempite solo per i 2/3 circa) e questo viene fatto per favorire una serie di processi ossidativi per modificare il colore, il profumo e il sapore.

Il Marsala viene fatto invecchiare in magazzini situati a livello del terreno e solo quando si ritiene che il tempo passato in botte abbia permesso l’evoluzione desiderata allora il vino avviene la fase di imbottigliamento nelle caratteristiche bottiglie scure.

Come e quando si degusta?

In generale il Marsala Vergine è secco, il Fine e il Superiore possono essere secchi, semisecchi o dolci, mentre le Riserve sono calde e dotate di lunga persistenza aromatica.

Il Vergine e il Superiore Secco possono essere serviti con noccioline e con vari stuzzichini per l’aperitivo, oppure possono accompagnare alcuni piatti di pesce e crostacei con salse saporite. Il Superiore può accompagnare il foi gras o formaggi erborinati (gorgonzola, rochefort, stilton). Il Marsale Dolce è abbinato ad importanti dessert, praline e tavolette di cioccolato.

Va degustato intorno ai 12-14 °C in bicchieri di cristallo con la forma di un piccolo tulipano.

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