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Tenute Silvio Nardi: coraggio, cuore e creatività

Una storia di coraggio

Tenute Silvio Nardi fu tra le prime aziende a intuire il potenziale di Montalcino, tra i dodici fondatori del Consorzio nel 1967. Oggi l’azienda guidata da Emilia Nardi, ultimogenita di Silvio, ha fatto molta strada nel solco di una viticoltura ragionata e consapevole, ed esprime oggi due versanti opposti della denominazione. La proprietà comprende infatti la tenuta di Casale del Bosco a nord-ovest, più selvaggia e boscosa e nucleo storico dell’azienda, e Manachiara a sud-est, tra le dolci e soleggiate colline della Val d’Orcia. Spiega Emilia Nardi, a capo dell’azienda di famiglia: “Dagli anni ‘90 abbiamo gradualmente reimpiantato i nostri 80 ettari di vigneto sulla base di un’imponente opera di zonazione e selezione clonale e oggi le nostre vigne si trovano in un momento di grande espressività”. 

Molte delle innovazioni apportate alla tenuta si devono a lei. Nei primi anni ’90 fece scalpore vedere aggirarsi tra le vigne di Tenute Silvio Nardi il luminare francese che studiava come programmare modalità e tempi di vendemmia, quello che in enologia si chiama valutazione della maturità fenolica delle uve. Uno studio molto importante che è valso a Emilia Nardi il premio per l’innovazione De@Terra, assegnato dal Ministero delle Politiche Agricole a chi dà un contributo innovativo in agricoltura.

Il Brunello di Montalcino

Il “coro” di vigne della tenuta comprende più di 50 parcelle, che vengono valorizzate al meglio nella loro individualità e peculiare eleganza attraverso vinificazioni separate. Queste vengono assemblate poi nel blend finale con l’aiuto dell’enologo bordolese Eric Boissenot per ottenere la sintesi migliore delle due tenute: il Brunello di Montalcino di Tenute Silvio Nardi. Vino dalla tiratura davvero importante, nella sua bottiglia sono custoditi i due territori di Casale del Bosco e Manachiara, due versanti ed anche una eterogeneità di terreni, esposizioni, altitudini che solo la mappatura certosina delle vigne permette di interpretare e valorizzare. Nel calice un bell’equilibrio di frutta, dalle tinte rosse e viola, permane a lungo sul palato insieme a sensazioni vegetali e minerali esaltate da un’acidità e una struttura tannica che ne fanno presagire la longevità.

Le due anime della tenuta

Nelle annate migliori, vengono prodotti anche i due cru Manachiara e Poggio Doria, le due anime della tenuta. Manachiara ha dato il nome al primo cru prodotto da Tenute Silvio Nardi (anno di nascita 1995), un Brunello che esprime tutta la classe e la potenza della terra argillosa e ricca di scheletro che nutre le sue uve. La sua etimologia è “mattina chiara”, perché fin dal mattino i suoi filari ricevono i raggi solari. La Vigna di Poggio Doria produce l’altro cru aziendale, che fa della finezza, dell’equilibrio, dell’eleganza le sue note distintive. Terra scura di origine vulcanica, ricca di rocce, una terra che la vite ama e che poche altre colture potrebbe ospitare visto che si devono avere lunghe radici per andare a cercare l’acqua. Si tratta di due autentici gioielli, fratelli dalle sembianze opposte.

I vini: non solo Brunello

Altri importanti alfieri del territorio sono il Rosso di Montalcino, fresco e brillante, il Chianti Colli Senesi, o ancora 43°, vino dedicato al 43° parallelo che attraversa la Val d’Orcia e che racconta Montalcino attraverso la voce di più vitigni (Sangiovese, Merlot, Petit Verdot).

Un ecosistema unico

Sedersi di fronte alla Vigna di Poggio Doria, una delle parcelle più preziose di Tenute Silvio Nardi e far scorrere lo sguardo sulla dolcezza infinita della campagna: la percezione di cosa renda così unico e irripetibile il territorio del Brunello di Montalcino è immediata. Sono spazi di grande respiro, ampi e sinuosi, quelli che fronteggiano le vigne. Qua e là cipressi e coloniche, ormai icone della Toscana rurale, punteggiano il paesaggio. È una campagna vera, quasi “antica” quella di Montalcino, con tanti campi destinati alle colture più diverse, dal grano all’erba medica, che interrompono le distese delle vigne e i fitti boschi, tra un filare di cipressi ed un casolare. E per tutelare un paesaggio così speciale a Tenute Silvio Nardi si parte dal lavoro in vigna, rispettoso della biodiversità così come dei lavoratori.

L’impegno sociale col progetto Icare

Da poco, Tenute Silvio Nardi è coinvolta nel progetto di integrazione sociale Icare, sostenuto da fondi europei. «È un’iniziativa che rispecchia il DNA della nostra famiglia», spiega Emilia Nardi, la titolare della cantina. «Il lavoro è fondamentale per ognuno di noi e mi è sembrata un’importante opportunità̀ di formazione e inserimento per queste persone». Sono 24 i richiedenti asilo che hanno trovato lavoro e sostegno presso la tenuta grazie all’iniziativa.

Tenute Silvio Nardi
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