Ci siamo per Masseto 2016 e Solaia 2016, in uscita a Settembre 2019

Finisce agosto ed inizia settembre, il mese che segna un po’ la fine dell’estate, delle ferie, il rientro in ufficio, in aula, l’inizio del campionato. Anche per il vino questo è un periodo importante.

Per l’Italia e non solo è periodo di vendemmia. La raccolta del grappolo d’uva dalla vite per molte aziende agricole è come il giorno di Natale, il giorno in cui la terra, dopo un anno di fatica, rende omaggio a chi ha saputo prendersene cura. Ogni anno il regalo è differente.

Oggi vediamo insieme le impressioni in anteprima di due capolavori che la Toscana servirà questo settembre ai winelovers di tutto il mondo: Masseto 2016 e Solaia 2016.

La potenza del mare in un guanto di seta: Masseto 2016, 100 punti Robert Parker

C’è grande aspettativa e vibrante attesa per l’uscita di Masseto 2016, specialmente dopo la conquista dei 100 punti Robert Parker dell’annata 2015 e del Sassicaia 2016. Per presentarlo al meglio leggiamo insieme la recensione di Wine Advocate:

Questa è la prima volta che un vino italiano guadagna 100 punti per due annate successive. Il Masseto 2016 è una tempesta di emozioni che riesce a mantenere perfettamente sotto controllo. Come il Masseto 2015, questa nuova annata è di altissimo livello. Rappresenta un incredibile bis, continuando la serie di successi che sta portando l’Italia all’avanguardia nel mondo del vino.

La prima cosa che noterai è il corpo e la concentrazione di frutto che hanno un impatto immediato su tutti i sensi, in termini di texture visiva, bouquet e sensazione al gusto. Non c’è esagerazione nella potenza e nella ricchezza di questa iconica annata del rivoluzionario Merlot italiano. Nonostante la robustezza, questo Masseto rimane delicato e aggraziato.

Una prospettiva migliore si ha versando il vino nel bicchiere, rivelando note più profonde, meno evidenti: Frutti scuri, spezie, tabacco dolce e amarena. C’è una grande persistenza e un focus sul frutto.

Ho assaggiato insieme le annate 2016 e 2015 per confrontarle quando ho valutato questo vino, poi ho sentito dopo un mese solo la 2016 per confermare le prime impressioni avute. Questi vintage sono gemelli perfetti, due vini perfetti.

Il Masseto è uno dei vini più celebri al mondo. Ogni annata è un magico equilibrio tra potenza ed eleganza, ognuno di questi capolavori è dotato di uno straordinario potenziale di invecchiamento. I vigneti che rendono possibile il Masseto sono accarezzati da un clima ideale caratterizzato dalle brezze marine del Tirreno e dalla presenza dell’argilla blu nei suoli della costa Toscana.

Insieme alla cura che la natura nutre per queste vigne sulle colline di Masseto in Bolgheri, va sottolineata la sapiente e attenta dedizione degli operatori in vigna e in cantina. I grappoli vengono raccolti a mano in cassette da 15 Kg e sottoposti a due diverse cernite prima della pigiatura soffice. La fermentazione avviene sia in vasche di acciaio che di legno e per una piccola parte di parcelle in botte. Questa viene poi seguita da una macerazione di 15-20 giorni a temperature controllate tra i 25 e i 30° e a fermentazione malolattica in barriques di rovere nuove per una maturazione di 24 mesi. Ultimata la maturazione in rovere viene imbottigliato il Masseto e affinato in bottiglia 12 mesi prima della distribuzione sul mercato.

Il gioiello della corona dei Marchesi Antinori: Solaia 2016, 100 punti James Suckling

Senza parole qui. Ho pensato che il Solaia 2015 fosse perfetto, ma anche questo è perfetto. Ma in modo diverso.

È perfettamente strutturato e multidimensionale. Corposo, potente e intenso con un’incredibile spina dorsale tannica e profondità. I sapori di bacche scure, terra bagnata, ostriche e funghi sono fenomenali. 20% in meno di produzione rispetto al 2015. Dagli quattro o cinque anni per riunirsi. Da bere dopo il 2025.

Così James Suckling ci presenta il terzo Super Tuscan che nel 2016 ha raggiunto uno dei suoi apici storici.

Il Solaia, prodotto di punta dei Marchesi Antinori, viene prodotto dai tralci meglio esposti della collina di Tignanello, uno dei migliori cru dell’area del Chianti.

Il suolo, di origine pliocenica con scheletro ricco di alberese e galestro, ad un’ altezza media di 350-400 m s.l.m., ed alla spiccata escursione termica tra il giorno e la notte, donano alle uve caratteristiche uniche. Le varietà coltivate comprendono l’autoctono Sangiovese e i non tradizionali Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc che, in questo luogo, riescono ad esprimersi in modo assolutamente territoriale.

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