Cosa sono i Vini Supertuscan?

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Ribadendo l’ovvio, cominciamo dicendo che questi vini sono tutti vini toscani: il termine “Supertuscan” venne coniato negli anni Ottanta per indicare tutti quei vini che riscontrarono i favori del mercato internazionale pur non appartenendo a nessuna denominazione specifica.

I Supertuscan sono legati alla storia del Chianti: nel 1872 il barone Bettino Ricasoli intuisce che il sangiovese è l’uva a bacca rossa con più potenzialità in Toscana e, sempre secondo il barone, solo attraverso l’aggiunta di Trebbiano e/o Malvasia Toscana il Sangiovese poteva raggiunge la sua perfezione. Nasce così la prima ricetta del Chianti. Dalla ricetta del Chianti viene stilato un rigido disciplinare che prevedeva che il Chianti fosse prodotto con almeno il 70% Sangiovese e per il restante 30% potevano essere utilizzate uve complementari, come il Canaiolo, l’Aleatico ecc. In questo 30% potevano essere comprese delle uve locali a bacca bianca, fino al raggiungimento di una percentuale massima del 10%. Questa regola rigida non permetteva di inserire varietà di Bordeaux come Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc e Merlot.

Dalla tradizione ai Supertuscan

Nel 1968 nasce il Vigorello di San Felice; rompendo con il dettame della proibizione del taglio bordolese, nel cuore della regione del Chianti Classico, San Felice creò un modello: il primo super Tuscan. Sulla scia del Vigorello sono seguiti i celebri Salsiccaia (fatto con uve Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc impiantate nei terreni di Bolgheri dal marchese Incisa Rocchetta) e nel 1971 il Tignanello, fatto con un mix di Sangiovese chiantiano, Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc.

La nascita dei vini Supertuscan va ricercata nel fatto che alcuni produttori volevano attuare un rinascimento enologico a causa del calo di prestigio dei vini toscani avvenuto negli anni Settanta, quando i produttori puntavano ancora sulle grandi quantità a discapito della qualità. Inoltre, a fare da cornice alla nascita dei vini Supertuscan, c’è da ricordare che nel 1986 scoppia lo scandalo del vino al metanolo e che nel 1986 un disciplinare della DOCG Chianti permetteva ancora l’utilizzo delle uve a bacca bianca.

Il più noto dei Supertuscan fu realizzato da Piero Antinori e dall’enologo Giacomo Tachis: il Tignanello. Il vino era rivoluzionario, ma ancora di più lo fu il concetto che c’era dietro e cioè fare vini da invecchiamento nobili quanto i bordolesi francesi, ma con il Sangiovese come propulsore.

Sono stati i consumatori ad apprezzare e dare fiducia a questi nuovi vini: questa fiducia è su un singolo produttore e non è mediata da una denominazione o da un territorio stereotipato.

Contrariamente a quanto credono molti, i Supertuscan non sono vini ottenuti solo da vitigni internazionali, anche se le novità più eclatanti nella produzione furono l’impiego dominante di queste uve, eventualmente in blend con il Sangiovese, oltre all’adozione pressoché totale dell’uso del passaggio in barrique.

Molti Supertuscan hanno raggiunto risultati di altissimo livello internazionale, ma a questi vini va dato il merito di avere scoperto e valorizzato nuove aree particolarmente vocate per la viticoltura toscana, su tutte la Costa Tirrenica che fino a pochi anni prima era pressoché ignorata.

Curiosità: Tignanello alla corte inglese?

Forse qualcuno l’ha riconosciuta nella foto ma probabilmente non molti sanno che la new entry della famiglia regale inglese e duchessa di Sussex Meghan Markle ha una vera e propria passione per il Tignanello.

Oggi chiuso per impegni istituzionali, Meghan ha tenuto per tre anni un personalissimo blog chiamato TheTig, una collezione di momenti importanti, di esperienze della vita dell’attrice americana che ha voluto sintetizzare con Tig, l’abbreviazione di Tignanello, il suo vino preferito.

La cosa non deve stupirci; in termini di immagine il Tignanello è forse uno dei prodotti maggiormente conosciuto e ricercato al mondo, di un valore economico non indifferente e dalle note sensoriali uniche, glamour ed eleganti come una principessa del terzo millennio.

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