Quando nasce la vite? Com’è fatta? Storia di una pianta diventata vino

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Oggi proponiamo ai nostri lettore una domanda esistenziale: Quando nasce la vite?

La Vitis silvestris era una vite che popolava la Terra 60 milioni di anni fa, mentre quella attuale, la Vitis vinifera fece la sua comparsa solo 1 milione di anni fa. La prima, la Vitis silvestris era molto diffusa sul nostro pianeta, ma a causa dei fenomeni di glaciazione, venne confinata alle aree del Mediterraneo e dell’Asia Minore fino al successivo riscaldamento del pianeta quando tornò ad attecchire anche in territori più settentrionali.

Nel nostro paese la viticoltura pare abbia origini antiche, infatti si è scoperto che già nel VII sec. a.C. gli Etruschi utilizzassero gli alberi per sostenere i tralci della vite.

La Vitis vinifera è arrivata ai giorni nostri tra mille difficoltà, come quella dell’attacco dell’oidio, tra la metà e la fine del 1800, cioè l’attacco di un fungo parassita giunto dall’America che colpì le viti, in particolare quelle francesi che si ridussero del 90%. Attacco più devastante dell’oidio lo fece quello la fillossera, un insetto parassita dell’apparato radicale della vite, che distrusse l’85% del patrimonio viticolo europeo.

Solo nei primi anni del Novecento è stato possibile ricostruire il patrimonio del vecchio continente grazie all’innesto delle viti europee su apparati radicati di origine americana resistenti alla fillossera. Le varietà della Vitis vinifera sono moltissime, anche se le più diffuse nei vari continenti sono solo una cinquantina.

Ma che cos’è la vite? Com’è fatta?

La vite è una pianta rampicante con radici estese che servono per fissare la pianta al terreno e ricavarne tutto il necessario per la crescita e la fruttificazione. In casi di lunga siccità le radici, per trovare l’acqua e le sostanze nutritive, riescono a raggiungere fino a 5-6 metri di profondità.

Per riprodurre nuove viti, cioè formare viti con caratteristiche sensibilmente diverse dalla pianta madre, le tecniche utilizzate sono quelle per talea e per innesto.

  • La talea è un pezzo di tralcio di un anno dotato di almeno 2 gemme e, una volta piantato verticalmente nel terreno, emette le radici dalla parte inferiore ed un germoglio che darà la barbatella da quella superiore.
  • L’innesto, invece, è l’unione di due pezzi di tralcio, di cui uno dotato di almeno di una gemma.

 

Delle due tecniche quella più adottata è quella dell’innesto, anche se la tecnica per talea ha originato viti dette franche di piede (dotate di elevate ed indiscusse caratteristiche qualitative) ma presentano il limite della scarsa resistenza alla fillossera. Proprio per questo motivo le giovani viti sono costituite, per lo più, da una varietà di Vite europea innestata su piede o portainnesto di origine americana o su ibridi euro-americani, comunque resistenti alla fillossera. L’Italia rimane il più grande produttore di legno per talee e di barbatelle, che vengono esportate in tutto il mondo.

Le tecniche di innesto più diffuse sono due:

  • Doppio spacco inglese o ad omega realizzato al tavolo, che serve per preparare una barbatella che effettuerà un anno di radicazione in vivaio, per sviluppare le piccole radici, con varietà e portainnesto (bimembre). Questa tecnica è la più usata nelle regioni settentrionali.
  • Innesto alla maiorchina (a gemma) che viene realizzato nei mesi di gennaio-febbraio direttamente sul vigneto, su un portainnesto piantato nel mese di settembre dell’anno precedente. Questa tecnica è la più utilizzata nelle regioni meridionali.

 

Il vantaggio dell’innesto a doppio spacco inglese consiste nella precisissima unione dei tessuti dei due tralci, cioè nella possibilità di eliminare durante la radicazione in vivaio le piante non sane dal punto di vista vascolare e nella perfetta costituzione del nuovo vigneto. Il vantaggio dell’innesto alla maiorchina, che viene effettuato in inverno, è quello di offrire una più ampia possibilità di scelte varietali di gemme, su un portainnesto già ben radicato.

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