Le tecniche culturali: Densità e Luce per la vigna

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Le condizioni naturali sono fondamenti per lo sviluppo della vite, ma anche le tecniche dell’uomo sono altrettanto determinanti per incrementare la qualità del vino: alcune delle scelte che condizionano fortemente il risultato finale sono date dal vitigno, portainnesto, densità d’impianto e sistema di allevamento in funzione delle condizioni pedoclimatiche.

Una considerazione importante riguarda l’orientamento dei filari: in Italia in particolare, nelle zone settentrionali si sono rivelate migliori le esposizioni nord-sud perché permettono una maggiore insolazione estiva ed un minore rischio di brinate tardive primaverili, mentre nelle regioni meridionali est-ovest perché evitano l’insolazione diretta delle ore centrali della giornata.

Densità

Uno degli elementi è la densità di impianto. Le tendenze più recenti mirano all’infittimento degli impianti che vengono portati fino a 6500-9000 ceppi per ettaro, al posto dei consueti 2500-3500, con una media di 4500-5500 ceppi per ettaro.

La densità d’impianto non può essere stabilita a priori, ma questa è dettata in funzione della situazione pedoclimatica, della combinazione vitigno-portainnesto, tipologia e caratteristiche del vino da produrre.

La Francia si è sempre distinta per gli impianti molto fitti, in modo che le piante vengano sfruttate e sviluppino meno grappoli e siano in grado di dare un succo più ricco di estratto e componenti eleganti.

L’alta densità d’impianto deve essere abbinata ad una riduzione del numero di gemme per ceppo e quindi una riduzione dei grappoli. In questo modo (infittimento degli impianti e drastica potatura delle gemme) gli acini si formeranno più piccoli, nei quali aumenti il rapporto tra la superficie della buccia ed il volume dell’acino. Gli acini saranno più ricchi di polifenoli e sostanze aromatiche, che daranno vini più colorati e profumati.

Luce

Altro elemento importante è la luce, perché questa è un elemento indispensabile per lo svolgimento della fotosintesi clorofilliana. All’interno delle foglie una serie di reazioni enzimatiche, catalizzate proprio della luce, permettendo la trasformazione di acqua e anidride carbonica in ossigeno, prezioso elemento che arricchisce l’atmosfera, e zuccheri, sostanze organiche che si sposteranno negli acini, rendendoli dolcissimi.

La massima esposizione fogliare alla luce del sole si ottiene con sistemi a portamento eretto o inclinato, come quelli a spalliera, e un maggior rapporto superficie fogliare attiva/peso dei grappoli risulta più efficace per lo svolgimento della fotosintesi clorofilliana. Il fattore che incide maggiormente sulla qualità è la resa per ceppo.

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