A walk in the Clouds. ll profumo del mosto selvatico

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Esiste una sensazione, una percezione, probabilmente cucita indosso a ciascuno come quanto di più bello si possa sperimentare, quanto di più dolce possa sollevare. Quando la si incontra in qualche modo la si riconosce, la leggerezza, e se ne gusta tutta l’intrinseca pienezza. Perché è un pò come camminare sulle nuvole, sospinti da una brezza che dona, con discrezione, la giusta direzione.

Questo è quello che accade a Paul Sutton, un soldato che torna dalla guerra con l’amara e dolce consapevolezza di esserne sopravvissuto, desideroso di dar vita ad una più vera affettività con la moglie, conosciuta e sposata soltanto il giorno prima di imbarcarsi. Non qui e non con lei, Paul avverte l’amabile leggerezza. La moglie Betty, infatti, pare non aver letto alcuna delle lettere che il giovane marito inviava.

Da questo momento in poi ogni cosa cambia per lui, da qui ci si prepara a quella camminata sulle nuvole che tanto lo attende. Paul cambia vita, torna a fare il rappresentante di cioccolatini, e, lungo le vie periferiche esplorate in un viaggio in treno, conosce Victoria Aragon, una giovane donna di origine messicana, figlia di un ricco viticoltore della Napa Valley, proprietario del vigneto “Las Nubes” (Le Nuvole).

Sono proprio quelle le nuvole che lo aspettano, quelle incantevoli distese di terra dove pulsa in ogni dove l‘odore, il sapore, il colore e il profumo del mosto selvatico.

La giovane Victoria, in attesa di un figlio illegittimo, racconta la sua storia a Paul che decide di accompagnarla a casa fingendosi suo marito così da evitare l’incomprensione dell’autoritario padre Alberto, a patto che il ruolo duri il tempo di un giorno. L’arrivo nella casa natia di Victoria riporta l’occhio attento verso la tradizione, sia quella legata alle regole di famiglia, sia quella correlata al lavoro della terra, che ogni membro della famiglia rispetta.

Il rito della vendemmia, la pigiatura dell’uva, l’amore e il rispetto per tutto ciò che rende questo luogo un paradiso ricolmo di nuvole di chicchi d’uva, sconvolge Paul, che decide di restare e resistere alla tentazione di sedurre Victoria.

Sono una serie di eventi a sconvolgere questi labili equilibri, fino a condurre Victoria verso la confessione della verità al padre e Paul verso casa dove, ad un camionista che gli da un passaggio risponde:

 “cosa fa un soldato da queste parti?”: e lui risponde “Una camminata sulle nuvole”. 

 

Al suo arrivo la moglie lo attende per proporgli l’annullamento del loro matrimonio, cosa che porta il giovane a far ritorno al vigneto, dove trova Alberto ubriaco che in malo modo gli si ritorce contro e, nel tentativo di colpirlo con una lampada a petrolio, la lancia accidentalmente nel vigneto incendiandolo.

Improvvisamente il paradiso si trasforma di rosso, le fiamme alte sembrano portar via qualcosa di più che una semplice vigna, qualcosa che va oltre una semplice produzione. Quello che brucia è la storia, la tradizione. Sembrano non esserci soluzioni quando Paul riconosce che solo la pianta madre del vigneto è salva e suggerisce che proprio quella pianta rappresenta la vita di tutta la terra.

Se le radici sono forti neanche l’incendio più devastante potrebbe intaccare quello che esiste a prescindere dal tempo, dalla distanza, dal dolore, dalla stessa vita.”

 

Il film del 1995, diretto da Alfonso Arau, è un vero e proprio inno alla tradizione e alla bellezza della vigna che accompagna e dona una direzione ai personaggi.

 

 

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