Vini del Salento, storia e quali sono i più importanti

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La bella stagione avanza, le giornate si allungano e gli uccelli tornano a cantare. L’impeto è quello di andare, esplorare e gustare nuove terre, chiaramente in buona compagnia. L’idea potrebbe essere quella di un “on the road” per poter esplorare senza limiti alcune delle bellissime località che la bella Penisola ci consegna. Tra queste non può che emergere il Salento, tra il mar Ionio e il mar Adriatico, un giro lungo il tacco dello stivale italiano.

Qui tra ulivi secolari, pietre da costruzione, masserie fortificate, cuneddhre, chiese rurali, paesini poco popolosi nel bianco che li avvolge, scoviamo i prodotti della terra, quelli legati al luogo come un neonato a sua madre. Basterà la prima tappa, magari serale, in una ospitante masseria, per incontrare la storia dei vini della terra salentina.

La storia

La storia dei vini salentini ha molti più anni dei nostri nonni. I loro vitigni a bacca rossa, che oggi facciamo nostri secondo l’enologia di cui disponiamo, sono il frutto di un percorso che giunge a noi dall’adriatico per mano degli Illiri, popolo della regione balcanica ben istruito alla coltivazione della vite. Nel VII sec. a. C. i Greci avviano la colonizzazione del sud Italia e diffondono soprattutto in Campania e Lucania i loro vitigni a bacca nera.

Nel dialetto pugliese si può rintracciare uno scorcio di storia mediante la parola “merum”, dove ancor oggi il buon vino si chiama “mjier”o “mieru” piuttosto che “vinum”. Merum perché il vino pugliese è vero, pregiato, buono e lo è da molto prima che i romani e i greci approdassero in Puglia, quando i nativi utilizzano il lemma “mir” che in illirico significa buono, bello, ben fatto per indicare il loro vino rosso. Orazio paragona i “mera tarantina” al più famoso dei vini romani, il Falerno della Campania in segno dell’eccellenza legata al vino storico pugliese.

I vini autoctoni salentini sono: Negroamaro,“niuru maru” e il Primitivo “Zinfandel“, con grande probabilità portati in territorio salentino da altre popolazioni e culture capaci di rendere questa terra ex colonia della Magna Grecia, ovvero un mix di cultura e sapori enogastronomici mediterranei.

Nel tempo, in virtù delle dominazioni e delle invasioni, la terra d’Otranto perde un po’ della propria consapevolezza, indietreggiando come terra d’elezione per la produzione dei migliori vini bianchi e rossi d’Italia. Oggi il territorio salentino si distingue per la grande produzione di vino, assecondato da un clima soleggiato che regala alle uve importanti quantità di zucchero raggiungendo una piena maturazione che conferisce ai vini di Puglia aromi e gusti maturi spesso vicini alla confettura.

I vini salentini

Riprendendo il nostro giro in auto tra le insenature del tacco dello stivale, ci accorgiamo che il posto offre: bianchi (anche frizzanti e nella tipologia passito), rossi (anche frizzanti, passiti, novelli), rosati (anche frizzanti).

Rispetto all’indicazione geografica tipica Salento bianco si utilizza almeno per l’85%, uno dei vitigni tra Bombino bianco, Chardonnay, Fiano, Garganega, Greco, Malvasia, Moscato, Pinot Bianco, Sauvignon, Trebbiano, Verdeca e Vermentino.

Per quanto riguarda l’indicazione tipica Salento rosso, invece, si usa sempre almeno per l’85%, uno tra Aleatico, Cabernet, Cabernet Sauvignon, Lambrusco, Malvasia, Negroamaro e Primitivo.

Per quello che concerne i rosati, Salento rosato, vengono prodotti dalla vinificazione di vitigni di Negroamaro.

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