Nord e Sud a confronto rispetto alla guerra Ue sullo zucchero nel vino

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Torna alla luce una questione che attraversa l’ultimo trentennio di storia, mettendo Nord e Sud a confronto rispetto alla guerra Ue sullo zucchero nel vino. Tutto parte da un fatto puramente tecnico, ovvero, quali regole utilizzare per indicare gli ingredienti del vino in etichetta.

La questione

La proposta da presentare al Commissario Ue alla Salute, Vytenis Andriukaitis, si presenta come il prodotto della collaborazione tra l’intera filiera del vino europea riunita nelle due associazioni Ceev (per la parte industriale) e Copa Cogeca (che invece rappresenta i produttori agricoli e i rappresentanti della cooperazione). Tra i vari punti discussi ve n’è uno su cui non si è giunti ad alcun accordo: l’indicazione dello zucchero.

Secondo i produttori dei paesi mediterranei, che hanno il divieto di utilizzo di zucchero, la presenza di saccarosio per migliorare il contenuto alcolico deve essere indicata in etichetta. Invece, secondo i produttori del Nord Europa, che possono liberamente utilizzare lo zucchero, l’utilizzo dello stesso non comporta residui nel vino e dunque non deve essere menzionato tra gli ingredienti.

La verità

La complessità di tale situazione si spinge ben oltre alla sola aggiunta di zucchero al vino. Si tratta di un metodo che consente al vino di elevare il proprio grado di alcol, in quelle zone dettate da climi più freddi e quindi caratterizzati da una gradazione alcolica base per giungere poi al commercio. Questo fenomeno abbraccia i paesi del Nord Europa tipo Germania e Austria e anche in parte della Francia.

Il divieto assoluto di zucchero tocca, invece, i paesi Mediterranei dove i climi maggiormente caldi predispongono ad una maggiore e naturale gradazione alcolica nelle uve. Tuttavia è possibile che nelle annate meno fortunate, anche nei paesi Mediterranei, si verifichi un’insufficiente grado alcolico naturale dei mosti, che viene regolato mediante l’aggiunta di altri mosti d’uva i cui contenuti alcolici siano superiori.

Le conseguenze

Dunque comprendiamo che sono due le possibilità che si verificano quando vi è una carenza di tasso alcolico nel vino. Tuttavia la differenza tra le due opzioni è caratterizzata dal fatto che l’aggiunta di zucchero piuttosto che quella del mosto d’uva appare come una scelta che riduce fortemente l’impatto economico, rendendo vantaggioso il costo di chi ne fa uso. Questa è la motivazione di fondo che conduce quanti non utilizzano saccarosio ad avvalorare l’eliminazione di zuccheri aggiunti o perlomeno l’indicazione sull’apposita etichetta.

La richiesta

Secondo il presidente di Coldiretti, Roberto Moncalvoche, è necessario rivelare l’inganno dell’aggiunta di zucchero mediante norme sull’etichettatura delle dichiarazioni nutrizionali e degli ingredienti, così da consentire finalmente ai consumatori di conoscere il vino che bevono e sapere se è privo o meno dell’aggiunta di zucchero. Sono informazioni indispensabili e non omissibili per un rapporto commerciale leale.

 

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