Benefici ambientali ed economici grazie agli scarti della filiera vitivinicola

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L’uva è il frutto da cui si è sempre ricavato il nettare degli dei, ovvero il vino. Eppure, secondo una recente indagine condotta da alcuni studiosi australiani è stato appurato che potrebbe esserci un punto di svolta nel campo green per realizzare un nuovo tipo di biocarburante.

Una ricerca dall’Università dell’Australia ha potuto constatare che è possibile ricavare 400 litri di bioetanolo da una tonnellata di vinaccia. La vinaccia insieme a steli e semi sono gli scarti d’uva che non sono utilizzati per la produzione di vino, quindi ricavare carburante da questo tipo di riciclo può rivelarsi un’idea alquanto efficace.

La regione Emilia Romagna tuttavia ne ha fatto un cavallo di battaglia, promulgando una legge nell’ottobre 2015 per poter promuovere riciclo e conversione del rifiuto in risorsa.

Il Presidente di Caviro, Carlo Dalmonte il colosso della cooperazione vitivinicola italiana con sede a Faenza ha espresso quanto segue di fronte a tale iniziativa: “Diciamo che va di moda parlarne. Noi però possiamo dire che l’economia circolare la facciamo da anni, anzi siamo nati facendo economia circolare”.

Obiettivo? Recupero degli scarti

Caviro Distillerie rappresenta un punto di riferimento per 13mila viticoltori di 7 regioni d’Italia, e soltanto nel 2016 ha venduto 194 milioni di litri di vino, insomma un successo senza precedenti, imbottigliando 2 milioni di ettolitri all’anno.

Già qualche tempo fa, i soci fondatori della società avevano ben intuito che dagli scarti della filiera vitivinicola si sarebbero potuti ricavare benefici economici e ambientali. Infatti grazie all’innovazione tecnologica è stato possibile raggiungere gli obiettivi proposti.

Nello specifico: Caviro riceve mediamente ogni anno ben 590 mila tonnellate (30% dalla filiera vitivinicola, 44% da quella agroalimentare e 26% dalla manutenzione del verde pubblico e privato e impianti di trattamento rifiuti) dopo tutti i processi lavorativi interni soltanto 162 mila tonnellate ne avanzano e da questi si ottengono prodotti nobili per l’industria (44%), fertilizzanti naturali per l’agricoltura (40%) e inerti per l’industria (15%). Soltanto l’1% viene destinato alla discarica, ed è proprio questo l’obiettivo, ovvero arrivare al completo recupero degli scarti di lavorazione.

Per raggiungere questo traguardo 150 persone sono impiegate nelle attività di distillazione, produzione alcool, mosti ed energia da fonti rinnovabili. Dagli scarti di lavorazione si riesce a produrre l’acido tartarico naturale destinato alle aziende farmaceutiche, alle industrie ecc..

Caviro: ecco gli altri obiettivi che si prefigge di raggiungere

Ebbene, a quanto pare il colosso della cooperazione vinicola italiana ha deciso di perseguire un altro obiettivo: saranno avviati i lavori per un innovativo impianto a biometano nel sito di Faenza. Grazie all’innovazione dell’impianto (ci vorranno almeno 2 anni prima di completare tutti i lavori) sarà possibile produrre un biocombustibile avanzato purificato e rinnovabile. Naturalmente per perseguire tale finalità si parte sempre dalla lavorazione degli scarti della filiera agroalimentare.

Mettendo in atto tale strategia, minori saranno le conseguenze sull’impatto ambientale. Grazie alla produzione di biocarburanti avanzati si potranno alimentare i mezzi pesanti senza creare ulteriori danni all’ambiente. Al momento tutti sono al lavoro per progettare gli impianti capaci di purificare il biogas.

 

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