Storia del vino Falanghina

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La Falanghina è una varietà molto antica, le cui origini sono ad oggi sconosciute anche se a dire il vero, sono in molti a ritenere che fosse coltivata già ai tempi dei Romani. Attualmente viene coltivata in Campania, più specificatamente nei Campi Flegrei, e nel territorio montuoso del Sannio.

Dimenticata per molto tempo, è stata riscoperta negli ultimi 20 anni e il suo successo ad oggi è stato davvero clamoroso, tanto da diventare un sinonimo di qualità. Insomma un vanto per la regione non di poco conto. La coltivazione con basse rese, le vinificazioni sempre più accurate ne hanno fatto un vino di grande personalità, che si fa apprezzare per via dei suoi freschi e fragranti aromi.

La Falanghina è prodotta anche in versione spumantizzata, in vendemmia tardiva e passita. E’ un uva dotata di buona fertilità, resistente alla peronospora e più sensibile però allo oidio. E’caratterizzata oltretutto da una grande concentrazione di zuccheri e di una media acidità. La recente  ricerca sul DNA ha evidenziato la presenza di due diversi e distinti cloni, ovvero: uno flegreo e l’altro beneventano. Sono simili per caratteristiche organolettiche, distinti invece per forme e dimensioni.

Falanghina: ecco le caratteristiche

Il vino Falanghina è abbastanza vigoroso e possiede una buona produttività. Predilige un clima piuttosto caldo e secco e i terreni particolarmente poveri. Arriva nella piena maturazione verso la metà di settembre e i grappoli d’uva sono piuttosto grandi.

Il vino è caratterizzato da un colore giallo paglierino, possiede delle note floreali, intensi aromi fruttati e molto spesso sentori minerali dovuti al tipo di terreno, spesso di origine vulcanica. La Falanghina, generalmente viene vinificata in acciaio senza utilizzare il legno, questo per preservare la sua fragranza prettamente aromatica.

La forma del grappolo e dall’acino

Come abbiamo illustrato precedentemente, le dimensioni e la forma del grappolo variano a seconda dei cloni. Infatti la domanda che molti si pongono è: come distinguere il gruppo beneventano da quello flegreo?

E’ molto semplice: il beneventano ad esempio, possiede un grappolo alato e l’acino leggermente oblungo , mentre quello flegreo possiede una forma conica e l’acino ha una forma tondeggiante.

Falanghina: qual è la pietanza che meglio si abbina a tale vino? Scopriamolo immediatamente

La Falanghina è consigliabile servirla ad una temperatura di 8-10°C. Si abbina perfettamente alle pietanze del territorio, in particolar modo agli spaghetti alle vongole, risotto agli scampi, pasta con il polpo e spaghetti ai ricci di mare. Inoltre si rivela ottima anche in caso di pesce alla griglia o al forno, formaggi freschi o in alternativa quelli poco stagionati.

Da gustare anche con la pizza napoletana, di sicuro il risultato che si otterrà sarà semplicemente meraviglioso. Per quel che riguarda invece la versione spumantizzata, è ideale da abbinare agli antipasti di pesce, mentre l’altra versione, ovvero, il Passito è ottimo per i formaggi stagionati, e per la piccola pasticceria secca.

In conclusione

Grazie alle caratteristiche che possiede, la Falanghina è caratterizzata da una produzione enologica di pregio, sia per la perfetta armonia degli aromi che per l’equilibrio della composizione in sè.

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