Coda di Volpe: il bianco perfetto per la carne

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Tra i bianchi può vantare una storia millenaria. Tracce della sua esistenza risalgono agli scritti d Plinio il Vecchio. Il Coda di Volpe, dopo aver conosciuto un periodo che lo ha visto un po’ in ombra, ha saputo riconquistare, grazie alle capacità e alla pazienza dei suoi coltivatori, le scene della ribalta.

Il vitigno

Il Coda di Volpe è un vitigno campano a bacca bianca. Viene coltivato per lo più alle pendici del Vesuvio, nella provincia di Napoli, e nel Beneventano, sia nella zona del Sannio che in quella del Taburno. Da quando ha riconquistato il favore degli intenditori ed è stato nuovamente vinificato in purezza (a partire dal 1985), ha conquistato l’etichetta DOC, tipica della produzione sannita ma non solo.

Perché si chiama così

Il suo nome riflette la tipicità del grappolo. Questa uva, infatti, presenta una parte bassa lunga e tozza, proprio come la coda dell’animale di cui porta il nome. Il grappolo ha una tipica forma a T che lo rende facilmente riconoscibile. Tra i nomignoli che gli sono stati affibbiati ci sono anche Coda di Caprone e Caprettone.

Il Coda di Volpe nella storia

Di questo particolare vitigno scriveva già Plinio Il Vecchio nella sua Historia Naturalis e ne parlava come di un’uva da taglio, descrivendolo tra l’altro come un vitigno adatto all’allevamento a pergola. Questa uva a lungo è stata usata proprio come descritto da Plinio, uva ottima per tagliare l’acidità di altri vitigni e rendere piacevole il vino. In assemblaggio, infatti, il Coda di Volpe agisce stemperando la forte acidità tipica dei terreni vulcanici sui quali crescono le uve campane.

Qualche dettaglio

Il Coda di Volpe è caratterizzato da un intenso colore giallo paglierino reso più prezioso da numerosi riflessi dorati. Il suo profumo richiama note fruttate, pera in particolare, e fiori su sottofondo minerale. È un vino secco, fermo ma fresco. È perfetto per accompagnare pietanze molto diverse tra loro, dalle zuppe di verdure al pesce, dai formaggi (meglio se non stagionati) alle carni bianche.

I primi piatti perfetti per il Coda di Volpe

Quali sono gli abbinamenti migliori per questo particolare bianco? Il Coda di Volpe è un vino che sposa in maniera perfetta uno dei piatti tipici della sua regione di provenienza: la Genovese. Contrariamente a quanto potrebbe lasciar intendere il nome, infatti, la Genovese è un piatto tipico della cucina napoletana, a base di cipolle e carne bovina. Gli ziti spezzati sono la pasta che meglio valorizza questa pietanza, soprattutto se accompagnati da un vino bianco, fermo, di medio corpo e secco: un Coda di Volpe. La delicatezza di questo vino si coniuga bene anche con un primo piatto semplice ma sofisticato, come la crema di sedano, e con un’insalata di pasta, ricca di pomodori.

Quali secondi accompagnare con un Coda di Volpe?

Le caratteristiche di questo vino campano accompagnano in armonia un buon piatto di lavarelli lessati con salsa al rafano o un’insalata di mais al radicchio. Come già visto con la genovese, infatti, il Coda di Volpa si presta ad accompagnare e valorizzare anche le carni, con una maggiore delicatezza e una maggiore sensazione di freschezza e leggerezza rispetto a un tradizionale rosso.

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