Tra passato e presente, le migliori annate del Barbaresco

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Dopo aver descritto dettagliatamente le qualità e le caratteristiche del Barbaresco, passiamo invece a dedicare attenzione ai millesimi e alle degustazioni verticali più importanti della lunga storia di questo vino piemontese. Come nel caso del Barolo, infatti, l’esperto enologo delle Langhe Massimo Martinelli ha tenuto traccia delle annate del Barbaresco a partire dal 1868, con un lavoro di grande valore storico e documentale per mantenere vivo il ricordo di questo vino straordinario.

Le migliori annate del Barbaresco

Concentrandoci in modo specifico sugli ultimi 30 anni circa, tra le annate del Barbaresco considerate grandi per qualità vanno menzionate le vendemmie 1982 e 1989, mentre quella del 1985 è eccezionale; nel primo caso, il vino viene definito “maestoso”, di profumo intenso e vellutato in magnifico equilibrio; per le bottiglie del 1985, invece, si segnalano una notevole struttura, un profumo ampio gradevole ed eccitante, equilibrio tra gusto e tannicità, al punto da esser segnalato come “onore delle Langhe vinose”; per l’ultimo anno del decennio, infine, si fa apprezzare il gusto generoso e pieno con tannicità elegante.

Barbaresco annate da ricordare

Non meno favorevole si è rivelato il decennio successivo, dove la produzione ha raggiunto livelli di eccellenza in ben due vendemmie sul finire del secolo, ovvero nel 1997 e nel 1999: per la precisione, parliamo di un vino splendido, di notevole complessità, straordinaria armonia e sicura longevità, affiancato poi da un altro prodotto dal profumo intenso, ampio e avvolgente. In epoca più recente la qualità non si è certo abbassata, e anzi le annate 2001, 2004 e 2005 sono considerate generalmente molto positive, mentre tra le ultime spicca quella del 2012 (in fase di affinamento), le cui previsioni delineano vini ben strutturati che si prestano all’invecchiamento grazie alla elevata qualità e quantità delle sostanze fenoliche delle uve raccolte, con un tenore alcolico in genere buono e segno di vini equilibrati e di buona bevibilità.

Le annate storiche del Barbaresco

Come accennato, possiamo anche dare uno sguardo al passato per capire quale fosse la resa delle vendemmie di oltre un secolo fa. Per l’annata del 1868, in particolare, il giudizio è di eccezionale: il vino è di gran corpo finissimo profumo e completo. Caratteristiche che saranno difficili da riscontrare successivamente, al punto che bisogna attendere la stagione 1894 per rivedere lo stesso aggettivo: allora, il Barbaresco prodotto vantava magnifica stoffa e si mostrava vigoroso di carattere e con equilibrio perfetto e pieno. Altro salto in avanti all’annata eccellente del Barbaresco successiva, ovvero la vendemmia del 1922 (vino di splendida stoffa, adatto a straordinario invecchiamento), seguita da quella del 1931 e da quella del 1947 (vino di magnifica razza e dal carattere molto marcato).

Le caratteristiche delle annate

Secondo gli esperti, un Barbaresco non è mai uguale a se stesso: questo è dovuto sia all’imprevedibilità del clima piemontese che alla spiccata sensibilità del vitigno Nebbiolo, che ad ogni annata propongono sfumature e caratteri simili, ma spesso sensibilmente diversi, che rendono la degustazione di ogni bottiglia un’esperienza unica. Per poter valutare e determinare una buona annata del Barbaresco bisogna infatti prendere in esame le condizioni climatiche dominanti, che influiscono sul terreno coltivato a vite e sullo sviluppo dell’uva. Per fare un esempio pratico citiamo il caso del biennio 1971-1972: nel primo anno, l’annata è definita eccezionale, con un vino splendido per l’armonia e l’equilibrio, eccezionalmente vellutato, dal profumo intenso e nel complesso elegantissimo; l’anno immediatamente successivo, invece, porta a una vendemmia pessima, al punto che i produttori, riuniti in seduta nel Castello di Grinzane Cavour, decidono spontaneamente di rinunciare a tale millesimo, non ritenendolo adatto per invecchiamento e la maturazione migliorativa.

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