Tauromenitatum, in Sicilia torna il vino romano

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Soltanto qualche giorno fa abbiamo parlato dell’invenzione del vino, raccontando un po’ le origini della nostra amata bevanda. La notizia curiosa e interessante è che a breve potrebbe essere possibile fare un salto nel passato, assaporando il Tauromenitatum, uno dei primi vini siciliani, prodotto esattamente come in epoca greco-romana grazie alle scoperte della archeoviticoltura.

Il ritorno del Tauromenitatum

In queste settimane, infatti, nel territorio di Naxos è stata avviata la sperimentazione sulla vinificazione del Tauromenitatum, il vino che in quel terroir veniva prodotto in epoca greco-romana e che il grande storico Plinio definitiva “di straordinaria qualità“. Come spiega noto l’assessore all’Agricoltura della Regione Siciliana, Antonello Cracolici, questo progetto ha l’obiettivo di “ricostruire il filo rosso con il passato millenario della Sicilia. Un patrimonio che vogliamo mettere a disposizione dei nostri produttori. Un investimento sul futuro, per valorizzare prodotto, identità e territorio”.

Il Tauromenitatum nella storia

Questo vino viene citato in numerose opere letterarie e storiche, a riprova della grande fama che si era conquistato in epoca greco-romana, che superava i confini del territorio di Naxos in Sicilia, e che era pari all’epoca solo a quella di Potulanum e Haluntium, anch’essi ormai rimasti senza traccia. E se il citato Plinio racconta che il Tauromenitatum veniva usato per allietare le mense dei romani e dei greci, si ritiene che Cicerone fosse un grande estimatore del vino siciliano, anche perché la sua gradazione alcolica, quasi di diciotto gradi, faceva addormentare i suoi ospiti, spesso “malgraditi”; anche un altro importante storico antico, Strabone, apprezzava particolarmente la qualità straordinaria del Tauromenitatum.

Il vino greco-romano

La fusione tra storia e presente è diventata possibile grazie a una “sperimentazione che coinvolge Vivaio Federico Paulsen, Irvo, Esa, Dipartimento Agricoltura e i comuni dell’area interessata”, come chiarisce l’assessore. Tutto è iniziato “con dei test di vinificazione sperimentale e degustazione, curati dai tecnici del Vivaio Federico Paulsen, su tre vitigni autoctoni legati alla tradizione di questo territorio: Ieppola, Nerello Mascalese e Nerello Cappuccio. Verranno effettuati altri test di ricerca documentale e sul campo sui vitigni tipici di quest’area con l’obiettivo di ricostruire la vinificazione del Tauromenitatum”, aggiunge Cracolici.

Un gusto da riscoprire

Resta solo da scoprire come sarà il prodotto finito e quale gusto avrà il “rinnovato” Tauromenitatum, un vino che secondo alcune testimonianze storiche veniva utilizzato in Sicilia anche nelle cerimonie in onore di Apollo. Va infatti ricordato che nell’Antica Roma era consuetudine bere vino aromatizzato (anche in maniere per noi “inaccettabili”, con acqua di mare e colofonia oppure con pece e mirra) oppure allungato con acqua, calda o fredda. Eppure, lo stesso Plinio era convinto assertore della necessità di bere vino in purezza.

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