Il vino Barbaresco, una lunga storia di successo

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Altro prodotto speciale delle Langhe piemontesi, il vino Barbaresco è un rosso di grande prestigio e di eccellente qualità, non a caso riconosciuta anche a livello legislativo, con la denominazione Doc ottenuta nel 1966 e quella Docg già a partire dal 1980. Prodotto da vitigni di varietà Nebbiolo e caratterizzato da pregio e grande consistenza, questo vino è largamente apprezzato sia nel nostro Paese che all’estero; proviamo a delineare le lontane origini del Barbaresco DOCG, le sue caratteristiche principali, i sistemi di produzione e alcuni suggerimenti per gustarlo al meglio.

La storia del vino Barbaresco

Come detto, il Barbaresco ha origini antiche, che affondano le radici in epoca imperiale: nella zona del cuneese, infatti, i Romani iniziarono la coltivazione di viti disboscando ampie aree del territorio: secondo alcuni esperti, proprio questi vitigni coltivati oltre duemila anni fa sarebbero in qualche modo i progenitori dell’odierno Nebbiolo. La denominazione ufficiale di questa pianta, tipica del territorio piemontese, risale invece al 1200 dC, quando comparve la definizione di Nebiùl, che ha anticipato altri celebri vitigni piemontesi come il Barbera e il Moscato, introdotti solo nei secoli successivi.

Il successo del vino Barbaresco

Altra data importante per questo vino è il 1799, quando su un documento dell’archivio parrocchiale del Comune omonimo (in provincia di Cuneo) viene riportato l’ordine effettuato dal comandante in capo dell’esercito austriaco di “far condurre al campo di Bra una carrà di eccellente Nebbiolo” (la “carrà” era una botte di forma ovale, montata su un carretto a traino animale). Saltando avanti nel tempo si arriva al 1966 quando, come accennato, il Barbaresco fu il primo vino italiano dichiarato DOC (Denominazione di Origine Controllata) insieme a Barolo, Chianti e Brunello di Montalcino, a cui seguì nel 1980 l’attestazione DOCG.

Le informazioni sul vino Barbaresco

Il Barbaresco, così come previsto dai disciplinari, si produce solo nella provincia di Cuneo e, per la precisione, nei paesi di Barbaresco, Treiso e Neive e nella frazione di San Rocco Seno d’Elvio del comune di Alba; anche le successive operazioni di vinificazione e di invecchiamento devono essere obbligatoriamente svolte all’interno del territorio di produzione. Le uve provengono al 100% da nebbiolo, e rigorosamente da vigneti di collina e di esposizione solatìa, escludendo quelle dei versanti esposti a nord, che presentano un terreno prevalentemente calcareo che rischierebbe di influenzare il vino.

Le tecniche di produzione del Barbaresco

Questo vino rosso viene prodotto in due tipologie, “Barbaresco” e “Barbaresco Riserva”, che si differenziano per la durata dell’affinamento (almeno due anni per il Barbaresco, quattro per la Riserva); sulle etichette si possono leggere menzioni geografiche aggiuntive, riferite alla zona e in alcuni casi anche alla vigna di provenienza. Dopo la vendemmia, la fermentazione (con frequenti rimontaggi) e la svinatura, il Barbaresco viene lasciato a riposo: il disciplinare, infatti, prevede un periodo di invecchiamento obbligatori di uno o due anni, in contenitori di legno di castagno o di rovere (lmeno per nove mesi); successivamente, il vino dovrà attendere ancora sei mesi in prima di poter essere messo in commercio. In generale, si ritiene “pronto” per essere bevuto dopo almeno 4-8 anni dalla vendemmia, ma può essere lasciato a maturare ancor più a lungo, e ci sono esempi di Barbaresco invecchiato anche sino a 30 anni, con risultati eccellenti.

Le caratteristiche del Barbaresco

Al termine di queste operazioni, il vino Barbaresco presenta un colore rosso granato che, con il progressivo invecchiamento, rivela anche dei riflessi aranciati. In complesso, è un vino elegante, di notevole struttura e dal gusto evoluto; il profumo è intenso, con sentori di frutta e spezie; il sapore invece è vellutato, morbido e asciutto, ricco di tannino. Se da giovane si riconoscono ancora note fruttate e un finale tannico, col passare dell’invecchiamento prevale il finale lungo e un bouquet molto variegato in cui si percepiscono liquirizia, tartufo e spezie, oltre che fiori vecchi.

Come gustare il vino Barbaresco

Questo vino è considerato tra i più pregiati in Italia; il suo titolo alcolometrico volumico totale minimo è pari a 12.5°, mentre l’acidità totale minima è di 4.5 grammi per litro. La temperatura ideale di servizio del vino Barbaresco è di circa 18 gradi, utilizzando ampi calici di forma panciuta (qui è possibile leggere altri suggerimenti sui bicchieri giusti per il vino). Inoltre, su consiglia di lasciare il vino a decantare in bottiglia o nell’apposito decanter per almeno due ore prima del servizio in tavola.

Gli abbinamenti con il vino Barbaresco

Tradizionalmente, questo vino trova un perfetto abbinamento con piatti tipici della cucina piemontese; difatti, le caratteristiche del Barbaresco lo rendono compagno ideale per le saporite pietanze regionali, a cominciare dal Brasato (dove trova spazio in sostituzione del “cugino” Barolo). Ma questo rosso potente è ottimo anche in accostamento con carne rossa e selvaggina, ricette dai gusti intensi e complessi (come grigliate e stracotti) e i formaggi piccanti, stagionati e a pasta dura (come Grana Padano, Parmigiano Reggiano). Sempre in tema Piemonte è consigliabile un abbinamento tra Barbaresco e Tartufo Bianco d’Alba, i cui sapori possono equilibrarsi senza sovrapporsi.

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