Che anno è stato per il vino italiano?

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Tempo di bilanci per il vino italiano: a fare il punto sul settore nel nostro Paese sono la Unione Italiana Vini e la Federdoc, che tracciano un quadro a linee complessivamente positive, anche se non mancano le inevitabili ombre.

Il 2016 del vino per la Uiv

Tra le note positive dell’anno che si sta chiudendo, la Uiv sottolinea in modo particolare la ripresa dei consumi per il vino di qualità e leggera crescita dell’export dei vini italiani, nonché due notizie “politiche” come la dematerializzazione dei registri e l’approvazione del Testo Unico della Vite e del Vino. Dal punto di vista interno all’associazione, invece, il presidente Antonio Rallo ha voluto sottolineare come “con 60 nuovi soci e l’ingresso del Movimento Turismo del Vino in Unione Italiana Vini abbiamo toccato quest’anno un record di adesioni che premia il lavoro promosso da tutto il Consiglio Nazionale. Tra i grandi traguardi raggiunti nel 2016, è significativo il rafforzamento del nostro ruolo di rappresentanza nazionale ed europea: uno scenario positivo per la Confederazione, proiettata, grazie alle ultime novità introdotte dal Testo Unico, verso un programma concreto di modernizzazione del settore”.

I consumi di vino in Italia

A riprova del “pollice in alto” sul vino in Italia, l’Uiv ha snocciolato una serie di dati sul dettaglio dei consumi interni, specificando in particolare come nella Grande Distribuzione Organizzata si sia registrata una crescita sia per il vino di qualità (fino a 0,75 l), pari al 3,8% a valore e all’1,7% a volume, mentre nel canale Horeca si stima un incremento delle vendite del 7,5% a valore e del 7% a volume. In generale, poi, il dato dell’export relativo al periodo che va da gennaio a settembre vede una crescita del 3,3% a valore e del 1,4% a volume, trainato dal Prosecco (come raccontato anche in un nostro articolo recente) che, se mantenuto anche nei successivi mesi, può portare il valore delle esportazioni a fine anno a superare la soglia dei 5,5 miliardi di euro.

Il vino nel 2016 per Federdoc

Non è molto differente il contesto evidenziato da Federdoc, la federazione nazionale dei consorzi di tutela delle denominazioni di origine, che qualche giorno fa ha presentato l’annuale report che fotografa il vino in Italia. In particolare, la sintesi è che “mentre i consumi interni pro capite continuano a calare, non è un mistero che ormai l’80% delle etichette nazionali sono destinate a superare i confini italiani”. Siamo sempre più lontani, quindi, dai 120 litri di consumo pro capite che si registravano negli anni Sessanta, visto che il presente parla di 35 litri a testa, un dato che mette il consumo italiano sostanzialmente sullo stesso livello di quello di altri Paesi europei.

Le note positive per il vino

“Forse in questi anni è mancata da parte del nostro mondo, una difesa della dimensione culturale del vino ora pienamente riconosciuta dal Testo Unico del Vino (TUV) che lo individua come patrimonio nazionale”, ha commentato il Presidente di Federdoc, Riccardo Ricci Curbastro, che non ha mancato poi di menzionare tra i fattori più positivi l’aumento dell’export. Le esportazioni all’estero del vino italiano continuano infatti a correre: a fronte di 48,5 milioni di ettolitri di produzione complessiva, la quota immessa sui mercati stranieri ha toccato i 5,4 miliardi di euro e nel primo semestre del 2016 ha fatto registrare un +4,5% in volume e un lusinghiero +7,9% in valore. Molto bene anche i vini a Denominazione di Origine, che crescono del 5% in volume e dell’8% in valore.

Gli interventi a tutela dei produttori

Il Presidente Ricci Curbastro ha anche ricordato altri ambiti in cui è stata importate l’azione di Federdoc, e in particolare il fatto “che in sede europea abbiamo ottenuto la modifica della proposta di liberalizzare l’uso delle varietà che avrebbe causato un vulnus gravissimo all’intero sistema delle Indicazioni Geografiche oppure l’intervento nell’attribuzione dei domini .wine e .vin che ha evitato nel mondo del Web di approfittare della rinomanza delle DO più note, usurpandone di fatto il nome con grave danno sia per i produttori che per i consumatori”. Non meno decisivo l’impegno nella lotta alla contraffazione, che ha portato alla “stipula di un protocollo di intesa con l’Ispettorato Centrale Repressione Frodi, l’AICIG ed E-bay e l’attivazione del programma VE.RO, con la conseguente possibilità di segnalare in modo tempestivo irregolarità di tutti i tipi presenti nel Web e che ha comportato il blocco di 368 annunci di vendita in contrasto con gli interessi delle DOP e IGP”.

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