Campari, addio ai vini fermi delle etichette cilene

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Come anticipato già nei mesi scorsi, la Campari non intende proseguire le attività nel comparto dei vini fermi, e ha così deciso di cedere le quote dei vini cileni Lapostolle, che erano state acquisite dalla società a seguito dell’acquisizione del marchio Grand Marnier, di cui abbiamo parlato qualche tempo fa.

Addio ai vini cileni

Le etichette sudamericane erano di proprietà della Marnier Investissments e sono tornate in possesso di una discendente della famiglia Marnier Lapostolle: a comprare, infatti, è stata Alexandra Marnier Lapostolle, appartenente appunto alla famiglia già proprietaria del Grand Marnier, che aveva fondato l’azienda col marito nel 1994. Secondo quanto trapela, l’accordo si è chiuso per una cifra di circa 6,7 milioni di euro, in aggiunta a 23,3 milioni di euro di debiti netti accollati, per una transazione totale che quindi ha raggiunto i 30 milioni di euro. Il closing dell’operazione è previsto entro i prossimi due mesi.

Le etichette Lapostolle

Le cantine Lapostolle si estendono su un’area di 370 ettari in tre diversi vigneti nella zona di Santa Cruz (a sud di Santiago del Cile, capitale della nazione), e comprendono anche degli impianti di vinificazione, un magazzino e un lussuoso residence annesso alla proprietà. Secondo quanto comunicato dal gruppo Campari, la divisione Marnier Chile ha registrato nel 2015 vendite nette pari a 13,6 milioni di euro, con un margine operativo lordo (in termini tecnici, ebitda) pari a 1,8 milioni di euro; questo significa che il corrispettivo a cui è stata valorizzata l’operazione corrisponde a un multiplo storico pari a 16,3 volte l’ebitda.

Campari fuori dai vini fermi

È Bob Kunze-Concewitz, ceo di Campari, a spiegare la strategia dell’azienda: “Con questa operazione Gruppo Campari conferma il suo impegno a uscire completamente dal business dei vini fermi, in linea con la strategia volta a razionalizzare le attività non strategiche. Dall’inizio del 2016 abbiamo ceduto attività per un valore complessivo di 96 milioni di euro. L’accordo per la vendita del business del vino in Cile, entrato nel perimetro Campari nel contesto dell’acquisizione di Grand Marnier, segue la vendita del business dei vini fermi italiani, completata pochi giorni fa”. Avevamo scritto anche sul nostro blog, infatti, che di recente l’azienda italiana aveva ceduto per 62 milioni di euro le proprietà di Sella & Mosca e di Teruzzi & Puthod – acquisite da Terra Moretti – nonché del marchio Enrico Serafino.

Il futuro di Campari

Ora il brand di Sesto San Giovanni si potrà concentrare sulla rifocalizzazione delle attività nel settore dei superalcolici (soft drinks a parte in Italia) e negli spumanti (con i marchi Cinzano, Riccadonna, Mondoro), che negli ultimi tempi hanno comunque sofferto un calo di vendite in Russia. L’obiettivo è rilanciare un gruppo che vanta 18 impianti produttivi e 2 aziende vinicole in tutto il mondo, una rete propria in 19 Paesi e ben 4000 persone impiegate a vari livelli. Sullo sfondo, poi, resta un’altra cessione, quella della famosa villa “Le Cèdres” di Saint Jean Cap Ferrat in Costa Azzurra, di proprietà della famiglia Marnier Lapostolle dal 1924 e considerata da sempre una delle abitazioni più lussuose al mondo, non a caso messa in vendita alla strabiliante cifra di 1,1 miliardi di euro. Per contratto, se la villa sarà venduta prima del 30 giugno 2021, Campari incasserà fino a 80 milioni di euro e l’eventuale eccedenza sarà girata agli ex azionisti dell’azienda francese, mentre passata quella data non ci saranno più vincoli verso i Marnier Lapostolle.

Fonte immagine: Tripadvisor

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