Annate del Barolo, quali sono le migliori ed eccellenti?

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Come nel caso degli altri grandi vini da invecchiamento, vale a dire quelli che maturano ed evolvono in chiave positiva negli anni, come il Brunello di Montalcino DOCG (di cui abbiamo scritto ieri), l’Amarone della Valpolicella e il Barbaresco, anche quando si parla di Barolo bisognerebbe informarsi sulla vendemmia di produzione, prima di approcciare un eventuale acquisto. Sarà scontato, ma anche per questo classico vino rosso piemontese la qualità, la longevità e le caratteristiche possono variare, in modo addirittura sensibile, a seconda delle condizioni climatiche e delle tecniche usate: ecco, perciò, una sintetica guida alle migliori annate del Barolo.

Le caratteristiche del Barolo

A questo tesoro italiano abbiamo dedicato già numerosi approfondimenti, sul nostro blog di vino, raccontando la storia del “Re delle Langhe” e la sua zona di produzione, elencando le principali qualità, selezionando cinque tra le migliori cantine da visitare e, non ultimo, consigliando i principali abbinamenti tra cibo e Barolo. Perciò, ora ci limiteremo a descrivere in maniera rapidissima le principali caratteristiche del vino: ovvero, colore rosso granato dove si intravedono riflessi aranciati, un profumo intenso e persistente, con un patrimonio olfattivo complesso dove, a seconda dello stato evolutivo, si possono riconoscere note fruttate e floreali o speziate, mentre al palato le componenti “dure” (vale a dire acidità, tannini e sali) risultano in equilibrio piacevole con quelle “morbide” (alcoli e polialcoli). Aggiungendo una intensità e persistenza eccezionali, il Barolo è senza dubbio un vino potente, elegante e di grande personalità.

Le migliori annate del Barolo

In questa panoramica sulle annate del Barolo ci facciamo accompagnare dalle valutazioni dell’Enoteca Regionale del Barolo, che dal 1982 rappresenta la prestigiosa vetrina della produzione vinicola degli undici Comuni piemontesi che costituiscono la zona d’origine del “re delle Langhe”, e in particolare i ricordi e i giudizi dell’enologo Armando Cordero. Andando indietro nel tempo, la prima vendemmia eccezionale è quella del 1947, che ha generato un vino definito “opulento per la sua grande struttura e complessità”; dopo oltre 20 anni di annate altalenanti (con l’alternanza di “grandi” vendemmie a stagioni discrete o addirittura insufficienti, come nel 1966), bisogna attendere poi il 1971 per trovare un altro Barolo eccezionale, in particolare per l’equilibrio e la grande eleganza.

Barolo, annate eccezionali e grandi vendemmie

Si ritorna poi a stagioni più incerte, che durano oltre un decennio, dove ai vini ottimi fanno da contraltare anche periodi più critici (nel 1972 annata insufficiente); nel 1982, invece, si torna a livelli di eccellenza, con un vino ricco, dai profumi nobili e persistenti “che onorano le sensazioni gustative vellutate ed eleganti”. Nuova annata eccezionale del Barolo è il 1990 (prodotto addirittura “straordinario per la ricchezza di tutti i suoi costituenti”), così come altre due volte nel corso degli anni Novanta, chiusi in crescendo: nel 1997 si segnala un Barolo “sorprendente per la grande ricchezza di sensazioni olfattive e gustative”, di cui è “garantita una eccezionale longevità“, mentre nel 1999 è il bouquet a sorprendere positivamente, con “una gamma infinita di sensazioni ampie, eleganti e persistenti”.

La qualità moderna del Barolo

Anche il nuovo millennio si apre con una luce positiva per il vino rosso piemontese: già l’annata 2001 del Barolo è infatti valutata come Eccezionale, in particolare per “forza e generosità straordinarie”, mentre nel 2004 le degustazioni al palato fanno distinguere una “elegante struttura e la piacevole sapidità unita ai tannini che tendono al dolce”. Si tratta, per ora, dell’ultima annata di Barolo che si può fregiare di questo giudizio di massima qualità, perché poi, fino al 2011 (e nei prodotti ancora in affinamento), si riconoscono per lo più vendemmie dai riscontri ottimi.

Le annate del Barolo storiche

Prima di chiudere, è il caso di dare uno sguardo anche alle vendemmie storiche del Barolo, seguendo le valutazioni sui millesimi dell’enologo Massimo Martinelli, che scava nella storia e spiega come “a seconda delle provenienze, il Barolo è maturo dopo i quattro anni, migliore verso i sei, pieno di forze fin verso i dieci-dodici anni. Poi si trasforma gradatamente in un vino sempre più vecchio, perdendo di colore e di brio”. L’esperto italiano premia come eccezionale l’annata 1868, che produsse un vino di gran corpo, di finissimo profumo e completo, così come quella del 1894, con bevanda di magnifica stoffa e di carattere vigoroso. Altra annata eccezionale del Barolo è il 1922 (vino di splendida stoffa, adatto a straordinario invecchiamento), seguita dal 1931 (quando invece è stato vellutato, di carattere splendido, di magnifica pienezza e austerità).

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