Il Metodo Charmat e il processo di spumantizzazione

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I metodi principali per la realizzazioni dei vini spumanti sono due: da un lato abbiamo il cosiddetto metodo Classico, definito anche col termine francese di Champenoise; dall’altro abbiamo invece il cosiddetto metodo Martinotti (del quale abbiamo parlato più approfonditamente qui), che in terra di Francia si definisce Charmat.

Il metodo Martinotti prende il nome dal suo omonimo inventore, che nei primi anni del ‘900 sperimentò ad Asti la prima spumantizzazione all’interno di un grande recipiente a tenuta stagna, costituendo così i prodromi per la moderna tecnologia dell’autoclave.

La denominazione francese è dovuta invece al brevetto che l’ingegnere Eugene Charmat depositò per la realizzazione concerta delle prime autoclavi a tenuta di pressione.

Differenze tra metodo Charmat e metodo Classico

Indipendentemente dalle questioni campanilistiche, il metodo Charmat differisce dal metodo Classico per i suoi tempi di realizzazione: infatti questa tecnologia di spumantizzazione spazia da un minimo di 12 giorni ad un massimo di 12 mesi, incrementando notevolmente la produzione di vino spumante e riducendo i costi relativi.

Ma una delle differenze fondamentali tra il metodo Classico e quello Charmat è costituita dal fatto che tutte le fasi della rifermentazione, della formazione della spuma, e dell’imbottigliamento finale degli spumanti Charmat avvengono in autoclave, ossia in condizioni di pressione e temperatura costantemente controllate e tarate su specifici valori.

Ciò fa in modo che le proprietà intrinseche del vino non vengano minimamente intaccate durante il processo di produzione, garantendo il massimo della freschezza.

Gli spumanti realizzati con metodo Charmat sono quindi vini molto fruttati, giovani, e con un bouquet di aromi molto forte e persistente, proprio in virtù delle condizioni costanti di pressione e temperatura a cui il vino è sottoposto, e anche poiché i lieviti, i quali si depositano per lunghi tempi nel metodo Champenoise, vengono immediatamente rimossi alla fine della loro funzione, proprio per non intaccare le proprietà organolettiche del vino stesso.

Per fare in modo che tali lieviti vengano rimossi, nel metodo Charmat si procede alla refrigerazione, la quale uccide e favorisce il deposito degli agenti lievitanti sul fondo dell’autoclave, dalla quale verranno successivamente rimossi per mezzo di fasi di filtraggio

Un’altra differenza fondamentale tra i due metodi di spumantizzazione fa riferimento all’aggiunta degli zuccheri, la quale avviene sempre in autoclave per gli spumanti Charmat.

Per quanto riguarda invece un altro parametro fondamentale nella rifermentazione, ossia la temperatura, il metodo Charmat, grazie alle autoclavi, permette di gestire un ampio raggio di temperature, a seconda del tipo di vino che si vuole realizzare.

Una volta effettuata la fase di rifermentazione alle temperature desiderate, gli spumanti con metodo Charmat sono pronti per essere imbottigliati e destinati alla fase di riposo, la quale dura dai 4 ai 10 mesi.

Un esempio di vini italiani realizzati con questa tecnologia di spumantizzazione sono il Moscato, la Malvasia, il Prosecco e il Brachetto d’Acqui, spumanti che testimoniano come il metodo Charmat possa realizzare vini sia dolci che secchi: infatti basta mantenere una temperatura costante e lasciare agire gli zuccheri per più tempo, per ottenere uno spumante più dolce e meno acido rispetto ad un corrispettivo secco.

Tale metodo si definisce col termine di “Charmat Lungo”, proprio in virtù del fatto che la fase di lavorazione degli zuccheri in autoclave viene allungata per favorire un gusto più dolce per il palato.

Infine, Un’ultima differenza tra il metodo Classico e quello Martinotti riguarda anche la fase di affinamento delle bottiglie: infatti gli spumanti Champenoise devono necessariamente passare attraverso il remuage, ossia dalla loro progressiva messa in verticale, per depositare sul fondo le impurità del vino.

Tale fase non appartiene al metodo Charmat, in quanto tutti i lieviti e le impurità sono filtrati sempre in autoclave mediante apposite camere e filtri, in modo da avere un prodotto imbottigliato già puro e finito.

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