Bianchi, rossi, rosé e… Orange Wines

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Negli ultimi decenni, la gamma dei vini si è arricchita di una nuova tipologia. Ai bianchi, rossi e rosé, si sono aggiunti gli Orange Wines. Sono vini che al primo impatto possono disorientare il consumatore abituale, per il loro colore aranciato o ambrato, spesso leggermente opalescente. Sono vini che si pongono a metà strada tra i bianchi e i rossi. Con i bianchi condividono i vitigni di partenza, con i rossi il percorso di fermentazione del vino.

 

Le uve non sono pressate, con successiva fermentazione del solo mosto, come avviene nella vinificazione in bianco, ma vengono avviate alla fermentazione alcolica con macerazione sulle bucce. Non bisogna commettere l’errore di fermarsi al nome del vitigno e di paragonare o cercare punti in comune tra i bianchi e gli Orange Wines. Anche se le uve a bacca bianca sono le stesse, il processo produttivo è cosi diverso da farne due vini non comparabili. Gli Orange Wines si sono affacciati al panorama enologico italiano, grazie al lavoro di ricerca e sperimentazione di alcuni appassionati vigneron della zona di Oslavia, in Friuli.

Gravner_01 Primo tra tutti Josko Gravner, che ha fatto della macerazione sulle bucce la cifra distintiva dei suoi vini, in particolare della ribolla gialla. In realtà, più che di una vera innovazione, si tratta di una riscoperta, che si riallaccia alle pratiche utilizzate fin dalle origini della storia del vino. La coltivazione della vite e i primi tentativi di produzione di vino si fanno risalire all’area caucasica. Da Armenia e Georgia sono poi giunti nelle terre del Medio Oriente e dell’Antica Grecia, per poi diffondersi in tutto il bacino del Mediterraneo, sulle rotte della colonizzazione ellenica. Ancora oggi, nei territori che sono state la culla d’origine della vite, si sono conservate le tracce dei più antichi metodi di vinificazione, che prevedono la macerazione sulle bucce sia per le uve a bacca rossa che a bacca bianca. Tutto ciò non deve stupire, in effetti la macerazione sulle bucce e il modo più semplice per produrre vino, sia da uve a bacca bianca, che rosse. Lasciar fermentare naturalmente gli acini grazie all’azione dei lieviti indigeni, resta il modo più naturale per vinificare con il minimo intervento umano. Per molto tempo è stato il modo più diffuso per produrre vino anche nelle campagne italiane, fino all’avvento delle tecniche di vinificazione in bianco con pressatura delle uve ed estrazione del mosto.

Gravner_02

Josko Gravner ha voluto riprendere anche il metodo tradizionale di affinamento dei vini georgiani, utilizzando anfore di terracotta completamente interrate, in sostituzione del legno, del cemento e dell’acciaio. Il vino che nasce da questo procedimento di macerazione sulle bucce, ha caratteristiche uniche e particolari. Ha un colore arancio o ambrato, più o meno intenso a secondo della durata del periodo di contatto con le bucce. Ovviamente la macerazione cambia anche sostanzialmente il profilo organolettico del vino, che non assume solo il colore aranciato, ma presenta anche tannini, polifenoli, aromi, che conferiscono una particolare profondità aromatica. Tannini e polifenoli, sono sostanze che regalano una naturale stabilità e longevità, permettendo di ridurre al minimo l’utilizzo di solfiti nel vino. Molto produttori di vini Orange Wines, vedono nella tecnica della macerazione solo lo stadio finale di un più generale ritorno alla produzione di vini in modo naturale, con il minimo intervento dell’uomo fin dalla fase della coltivazione della vite. Spesso gli Orange Wines, sono anche certificati come vino Biologico o vino Biodinanico, ovvero provenienti da vigne coltivate senza l’utilizzo di prodotti chimici di sintesi, ma solo con trattamenti a base di zolfo e rame. Se vogliamo tracciare un profilo generale degli Orange Wines, che vada oltre la riconoscibilità legata al colore, possiamo innanzi tutto dire che molto varia dalla lunghezza del periodo di macerazione. Più è breve e più si conservano le caratteristiche originarie del vitigno d’origine. Tanto più si protrae nel tempo e tanto più prevalgono le note legate al processo produttivo, che tendono un po’ a mettere in secondo piano le caratteristiche varietali. Il quadro olfattivo degli Orange Wines è piuttosto complesso e intenso con prevalenza di aromi evoluti, suoi profumi floreali o fruttati. Gli aromi esprimono spesso note di frutta candita, sentori minerali, d’idrocarburo e nuances ossidative. Il sorso è ampio e ricco, con struttura importante, caratterizzata da una leggera presenza di tannini. L’acidità in generale è abbastanza attenuata, ma l’equilibrio gustativo è garantito da una buona sapidità. Non resta che assaggiare, degustare e scoprire le caratteristiche degli Orange Wines, consapevoli che si tratta una nuova e diversa tipologia di vini.

 

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