Intervista a Paolo Bisol, Cantina Ruggeri.

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Ci sono bottiglie di vino che restano nella memoria. Quando si pensa al Prosecco Superiore Conegliano Valdobbiadene Docg, il ricordo corre velocemente a una manciata d’etichette, tra cui il Giustino B. e il Vecchie Viti, prodotte dalla Cantina Ruggeri.

 

 

 

Storia e territorio

Ruggeri_08La Cantina Ruggeri è stata fondata nel 1950 da Giustino Bisol, ma la famiglia può vantare antiche tradizioni nell’ambito della viticoltura nella zona di Valdobbiadene. Mentre passeggiamo tra le vigne del Cartizze, Paolo Bisol m’indica un piccolo gruppo di abitazioni rurali conosciute con il nome “Case Bisoi” un toponimo presente nelle mappe più antiche della storica collina, dove i Bisol coltivavano la vite da secoli. Una tradizione che si è tramandata di generazione in generazione, fino ad arrivare alle nuove leve, Isabella e Giustino, che insieme al padre Paolo si occupano con passione e competenza della Cantina, che oggi rappresenta una delle realtà più importanti della Docg. L’Azienda possiede un piccolo vigneto storico a Cartizze e circa 20 ettari nel vicino Montello.

Ruggeri_06La maggior parte delle uve utilizzate per realizzare gli Spumanti Ruggeri, sono fornite da un centinaio di piccoli viticoltori, che possiedono vigneti nel comune di Valdobbiadene, spesso in zone d’alto pregio, come San Pietro di Barbozza, Santo Stefano, Saccol e sulla collina di Cartizze. La produzione annua si aggira stabilmente sul milione di bottiglie, distribuite per il 60% in Italia e per il resto in una trentina di Paesi.

 

 

 

Ruggeri_07Come sta cambiando il volto del Prosecco Superiore Docg?

“La versione Extra-Dry, è quella classica e tradizionale, tipica del territorio. Ancora oggi è molto amata in Italia, soprattutto per un consumo al bicchiere al momento dell’aperitivo. Tuttavia, sotto la richiesta dei mercati esteri, si sta sempre più affermando la versione Brut, più secca e adatta anche ad accompagnare le pietanze a tavola. Bisogna vedere questo cambiamento come un’opportunità, per ampliare le occasioni di consumo del Prosecco Superiore. Il Brut è sicuramente più gastronomico e nelle versioni di alta gamma, può entrare nelle carte vini di ristoranti importanti, al fianco del Metodo Classico, per accompagnare antipasti di pesce, primi piatti con verdure, secondi piatti di mare delicati”.

Alzare il livello qualitativo, può essere la chiave per differenziarsi dal Prosecco Doc?

“Sì, la qualità è un presupposto fondamentale. A breve dovrebbe essere inserita in disciplinare anche la versione Extra-Brut, che connota ancor più il vino in termini gastronomici. Per gli abbinamenti a tavola, sono sicuramente meglio Spumanti con dosaggi più bassi e anche più maturi e complessi. Nella visione di un Prosecco Superiore sempre più indirizzato verso la qualità e la ristorazione, sarebbe auspicabile anche adottare lavorazioni con Metodo Charmat lungo, di 3 o 4 mesi e prevedere affinamenti più lunghi in bottiglia, magari uscendo in vendita più tardi, verso giugno. Credo sia importante sviluppare una cultura del tempo, dare una prospettiva storica al Prosecco Superiore e non limitarsi al consumo immediato dell’annata in corso. Bisogna cominciare a far apprezzare anche vini, che si sono affinati in bottiglia per diversi anni, a tutto vantaggio dell’evoluzione bel bouquet verso aromi più complessi e affascinanti”.

 
Ruggeri_02Non crede che l’istituzione delle “Rive” sia stata un po’ un’occasione persa per far progredire la qualità del Prosecco Superiore Docg?

“La definizione di Rive, in effetti, è troppo generica. Se si prende come criterio la pendenza, praticamente tutto il territorio di Valdobbiadene rientra nella categoria. Si sarebbero potute scegliere e selezionare, solo le aree storicamente e qualitativamente più vocate. E’ la zona che dovrebbe fare la differenza, come per i cru francesi. Inoltre dobbiamo anche considerare che alla base della cultura spumantistica c’è l’antica tradizione della cuvée, l’assemblaggio di vini base di diverse vigne e aree di provenienza. Una ricchezza che permette di creare spumanti con la giusta armonia ed equilibrio, difficilmente raggiungibile seguendo il concetto di singola vigna, sicuramente più adatto ai vini fermi”.

Come si posiziona oggi il Prosecco Superiore Docg sul mercato internazionale?

“In questo periodo c’è un crescente interesse per il Prosecco in Inghilterra. Durante un recente viaggio, mi è capitato di trovare diverse etichette di Prosecco Doc e Docg in molti Pub, dove fino a pochi anni fa serviva si solo birra. Altri mercati interessanti sono rappresentati dai Paesi Scandinavi, dagli Stati Uniti, dall’Australia e dalla Russia, prima dell’introduzione delle sanzioni europee. Anche i mercati asiatici sono molto promettenti, quello giapponese è decisamente più evoluto e attento alla qualità, mentre quello cinese è ancora in fase di sviluppo. Inoltre, i cinesi sembrano preferire i vini rossi ai bianchi. In generale non amano bere bevande fredde, un’abitudine alimentare che penalizza un po’ tutti gli Spumanti”.

Ruggeri_01Cosa pensa della candidatura delle colline di Conegliano e Valdobbiadene a patrimonio dell’Umanità Unesco?

“Credo che il riconoscimento a Patrimonio dell’Umanità possa rivelarsi importante, soprattutto per il turismo estero. E’ sicuramente un’opportunità in più per tutto il territorio e quindi anche per il suo prodotto di punta, il Prosecco Superiore. Credo possa contribuire a creare maggiore identità e valore”.

 

Anche nell’ottica della candidatura Unesco, come vede la sempre maggior attenzione all’ambiente e all’agricoltura biologica?

“ E’ un percorso che dobbiamo portare avanti con responsabilità, riducendo al massimo il numero dei trattamenti, utilizzando prodotti a impatto ambientale sempre più basso e diminuendo le dosi. E’ importante continuare la sperimentazione e investire nella ricerca per riuscire a superare l’utilizzo delle sostanze chimiche in campagna, anche con l’aiuto di bio-induttori di resistenza. Da molti anni pratichiamo l’inerbimento e nel vigneto di proprietà a Cartizze, sto sperimentando con alcuni ricercatori l’introduzione negli interfilari di fiori e varietà vegetali indigene del territorio, per aumentare la biodiversità della flora, della fauna e donare alla vigna e al terreno più vitalità.”

I vini top: Giustino B. Extra Dry e Vecchie Viti Brut

Giustino.BGiustino B è un Extra-Dry dedicato a Giustino Bisol, il fondatore della Cantina. Prodotto con le uve selezionate, provenienti solo dalle migliori parcelle, dopo la vinificazione riposa a bassa temperatura fino a primavera. Terminata la lenta presa di spuma in autoclave, che dura diversi mesi, segue l’imbottigliamento nel mese di giugno, ma il consumo ideale comincia solo nell’autunno dell’anno successivo alla vendemmia. I più pazienti, che sapranno “dimenticarsi” in cantina qualche bottiglia per un paio d’anni, saranno premiati da piacevoli sorprese gustative.

 

 

VecchieVitiVecchie Viti Brut, nasce da un’accurata selezione sul territorio delle uve prodotte dalle viti più longeve di glera (90%), verdiso(6%), bianchetta(2%) e perera(2%). Non si tratta di un unico vigneto, ma di piante presenti nei più bei vigneti di San Pietro, Santo Stefano, Cartizze, Guia e Saccol, che hanno un’età di oltre 80 anni. Si tratta di circa 2.000 piante, che producono complessivamente 5.800 chilogrammi d’uva. Il vino base rimane a maturare sulle fecce fini sino a primavera, quando entra in autoclave. La presa di spuma avviene molto lentamente e lo spumante riposa sui lieviti sino a pochi giorni prima dell’imbottigliamento, che si effettua nel giugno successivo. Un Prosecco Superiore che colpisce per intensità, profondità gustativa, complessità e persistenza aromatica.

 

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