I vini dell’Alto Adige tra viticoltura biologica e piwi

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Come per l’Emilia e per la Romagna, di cui vi abbiamo parlato qualche tempo fa, anche per il Trentino Alto Adige vale la regola della ‘separazione’ in campo enologico e vitivinicolo. A sud il Trentino, che vanta una spumantistica d’eccellenza, a nord l’Alto Adige, con le sue cantine a conduzione familiare e con un grande senso di appartenenza e di rispetto per il territorio.

Quando i Romani arrivarono in queste terre, trovarono abitanti già esperti delle pratiche di vinificazione, e nei secoli successivi la produzione vinicola fu mantenuta costantemente in attività, soprattutto durante la dominazione austroungarica che diede un importante impulso alla produzione.

In Alto Adige la vite ovviamente cresce in montagna, su circa 5300 ettari vitati, in una zona che si estende su una linea che va da ovest a est tra la Val Venosta e la Valle d’Isarco e in mezzo scende giù nella Bassa Atesina da Bolzano fino a Salorno: è questa la zona in cui si concentra il maggior numero di produttori altoatesini.

Il clima è caratterizzato da estati fresche e inverni molto freddi, di grande intensità sono le escursioni termiche tra il giorno e la notte, ideali per arricchire il corredo olfattivo delle tante varietà a bacca bianca autoctone e internazionali che vanno a costituire buona parte dell’intero patrimonio ampelografico dell’Alto Adige.

In effetti, se fino a una ventina d’anni fa la produzione vinicola era composta per i 2/3 da vino rosso e il restante 1/3 da vino bianco, attualmente sono i vitigni a bacca bianca a rappresentare ben il 63% del vigneto altoatesino.

Le uve a bacca bianca più coltivate in Alto Adige sono il gewürztraminer, il pinot grigio, il pinot bianco, lo chardonnay, il sauvignon blanc e il müller thurgau, oltre a questi è possibile trovare anche del kerner, il silvaner e profumatissimi esempi di moscato giallo.

Nella maggior parte dei casi questi vitigni sono vinificati in purezza (ma il Terlaner è un esempio di uvaggio classico di pinot bianco, chardonnay e sauvignon blanc), inoltre, per preservare gli aromi varietali molti produttori scelgono di vinificare per lo più in acciaio, anche se non mancano casi di uso del legno.

vitigno bacca nera alto adigeD’altra parte, tra i vitigni a bacca nera il più coltivato è la schiava, seguito dal lagrein (vitigno che nasce dall’incrocio tra il teroldego, tipico del trentino, e la schiava) e dal pinot nero, accompagnati dagli intramontabili internazionali merlot, cabernet franc e cabernet sauvignon.

A tutela e rappresentanza del territorio vitivinicolo altoatesino nel 1999 è stata istituita l’Associazione Vignaioli Alto Adige – Freie Weinbauern Südtirol, che oggi rappresenta 91 produttori indipendenti, molti dei quali già da molti anni hanno intrapreso con fermezza e convinzione la strada della produzione biologica o biodinamica.

Ma questo non è tutto: l’Alto Adige manifesta chiaramente una spinta innovativa forte, tant’è che uno degli aspetti più interessanti e non convenzionali della vitivinicoltura altoatesina è senza dubbio rappresentato dai vini Piwi.

Piwi è un acronimo tedesco che sta per pilzwiderstandfähig e che significa ‘resistente ai funghi’; si tratta, infatti, di vitigni – prima che di vini – nati ‘in laboratorio’, frutto di incroci tra specie europee, asiatiche e americane, che hanno sviluppato una naturale resistenza ai funghi e alle malattie che derivano dall’attacco fungino (pensiamo per esempio all’oidio, una delle malattie più pericolose per la vite, insieme alla peronospora).

Su questi vitigni si lavora da diverse decine d’anni, addirittura da qualche secolo in Francia e in Germania soprattutto, in Italia siamo ancora all’inizio, e l’Alto Adige è una delle poche, pochissime zone vitivinicole che si sta occupando di testare questi vitigni.

Ma non stiamo parlando di una fase puramente sperimentale: è possibile trovare in commercio vini prodotti da vitigni piwi. Quando incontrate un Bronner, un Solaris, un Cabernet Cortis, un Johanniter, sappiate che siete appunto in presenza di un vino piwi.

C’è chi sostiene che i piwi saranno i vini del futuro, beh per esserne certi bisogna aspettare ancora un po’. Intanto vi invitiamo a provarli e a farci sapere che ne pensate!

 

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