Grandi vini del sud: Fiano di Avellino e Greco di Tufo

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Il sud Italia è una terra generosa, capace di regalare vini bianchi di grande fascino e struttura. In particolare, in Irpinia, si coltivano due antichi vitigni autoctoni a bacca bianca di grande interesse, capaci di produrre vini di qualità assoluta e riconosciuti con la Denominazione d’Origine Controllata e Garantita. Stiamo parlando del Fiano di Avellino e del Greco di Tufo.

L’Irpinia è una regione collinare e montuosa caratterizzata da un clima continentale con inverni freddi ed elevate escursioni termiche tra le diverse stagioni. Nel periodo estivo, anche le differenze di temperatura tra il giorno e la notte sono notevoli e contribuiscono alla maturazione di uve molto profumate e con aromi intensi. I terreni sono abbastanza vari, con componenti calcaree, argillose e suoli d’origine vulcanica. La natura è ancora incontaminata, con boschi secolari di castagno, faggio, acero, rovere, nocciolo e vigne coltivate su versanti piuttosto ripidi e ben drenanti.

Fiano di Avellino

In vitigno fiano, viene coltivato soprattutto in provincia di Avellino. Le sue origini sono incerte, ma sicuramente antichissime. Secondo l’ipotesi più accreditata, potrebbe essere stato introdotto nel sud Italia durante la colonizzazione greca, intorno al VII secolo a.C. Secondo un’altra ipotesi, invece, sarebbe stato portato in Irpinia da alcune popolazioni liguri, deportate in Campania dagli antichi Romani. L’etimologia del nome potrebbe derivare dall’espressione latina uve apiane, ovvero uve dolci che attirano le api, nel tempo modificatasi in Afiane e poi in Fiano. Secondo il disciplinare della Docg, il fiano può essere coltivato in una serie di comuni in provincia di Avellino. La base ampelografica della Docg Fiano di Avellino è costituita dell’85% minimo di fiano, con un eventuale saldo massimo del 15% di greco, coda di volpe o trebbiano toscano. Il vitigno esprime il meglio delle sue potenzialità se coltivato in alta collina, su terreni d’origine vulcanica, ricchi di sostanze minerali. Il vino ha una buona struttura, un bouquet fine, intenso e complesso con aromi di frutta bianca, nocciola, mandorla e lievi nuances speziate, che con l’invecchiamento evolvono verso note terziarie di grande profondità ed eleganza. Si tratta, infatti, di un bianco di buona longevità, che sa farsi apprezzare anche dopo molti anni dalla vendemmia. Grazie alla sua struttura, ha bisogno di abbinamenti importanti con crostacei, pasta ai frutti di mare, pesce al forno o carni bianche.

Greco di Tufo

Il greco di Tufo è uno dei vitigni autoctoni più antichi del sud Italia. E’ arrivato in Campania ai tempi della prima colonizzazione greca, probabilmente dalla Tessaglia, dapprima diffondendosi sulle pendici del Vesuvio, per poi trovare l’habitat più vocato nell’entroterra avellinese. I terreni di matrice vulcanica, con componenti gessose e il clima fresco, consentono al greco di raggiungere livelli qualitativi di rara eccellenza, tanto da essere stato riconosciuto con la Docg nel 2003. Secondo il disciplinare della Docg, può essere prodotto in una serie di comuni in provincia di Avellino con una base ampelografica costituita da almeno l’85% di greco e al massimo un 15% i coda di volpe. Il greco di Tufo è un bianco di buon corpo, vivace acidità e aromi fini ed intensi. Alle note fruttate, unisce gli eleganti sentori minerali, tipici del territorio. Ha una buona propensione all’invecchiamento e a tavola accompagna molto bene i primi piatti di mare e pesci saporiti. Tra gli abbinamenti territoriali, interessante quello con la mozzarella di bufala.

Per chi volesse approfondire l’argomento con qualche degustazione:

Feudi San Gregorio Fiano di Avellino Pietracalda 2015

Villa Matilde Fiano di Avellino 2015

Mastroberardino Fiano di Avellino Radici 2014

Picariello Fiano di Avellino 2014

Mastroberardino Greco di Tufo Novaserra 2014

Vinosia Greco di Tufo Ariella 2015

Feudi San Gregorio Greco di Tufo Cutizzi 2015

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