Bologna con gli occhi di Rossini

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Gioacchino si era alzato presto quella mattina: era il 18 marzo del 1842, un grande giorno per lui. Quella sera, presso l’Aula Magna del Palazzo dell’Archiginnasio, nel cuore di Bologna, ci sarebbe stata la prima esecuzione italiana del suo Stabat Mater: il direttore sarebbe stato Gaetano Donizetti e gli interpreti erano stati scelti tra i migliori del momento. Tutto era pronto: erano stati invitate più di seicento persone, i personaggi illustri della città, nobili, esponenti delle arti e professioni, rappresentanti del Comune, le dame più eleganti e alla moda. Il ricavato della serata sarebbe andato in beneficenza, come lui stesso aveva desiderato, per istituire un fondo di sussidi ai musicisti che si trovassero in stato di indigenza.

Era da poco passato mezzogiorno e le ultime prove stavano per terminare.

Quanto tempo era passato dalla prima volta che era arrivato in questa città!

Il Conservatorio di Musica Giovan Battista Martini a Bologna, già Convento degli Agostiniani di San Giacomo Maggiore,  chiostro

Il Conservatorio di Musica Giovan Battista Martini a Bologna, già Convento degli Agostiniani di San Giacomo Maggiore, chiostro

Allora aveva solo quattordici anni, era il 1806: lui era un ragazzino con un talento straordinario per la musica, un “enfant prodige” come lo avrebbero definito poco dopo, e già con un’enorme passione e curiosità per il cibo, quello buono, con le sue varianti e sfumature. Voleva fermamente studiare musica, così i suoi genitori, entrambi musicisti, avevano accettato di iscriverlo al Liceo Musicale di Bologna, alle classi di violoncello, pianoforte, contrappunto, nell’edificio che si affacciava su una larga piazza. I Rossini abitavano allora in un palazzo in Strada Maggiore, vicino alla Porta e Gioacchino, al termine delle lezioni, faceva spesso un giro in qualche bottega del centro, alla ricerca di specialità culinarie.

Erano stati anni intensi, di studio, felici; ben presto erano arrivati i primi successi: nel 1806, poco dopo il suo arrivo, era stato ammesso alla prestigiosa Accademia Filarmonica, che riuniva le eccellenze dei musicisti della città, proprio lo stesso giorno in cui era stata ammessa Isabella…, sì Isabella Colbran che sedici anni dopo sarebbe diventata sua moglie; nel 1809 era diventato Maestro di Cembalo al Teatro Comunale; nel 1810 aveva ricevuto l’incarico di scrivere un’Opera buffa per il Teatro del Corso.

Poi tutto sarebbe diventato sempre più intenso e veloce: i viaggi a Napoli, Venezia, Roma, Milano, Vienna, Londra, Parigi, per seguire e curare personalmente la messa in scena delle sue Opere, acclamato, applaudito, ricevuto con tutti gli onori, sempre preceduto dalla sua fama che andava diffondendosi in tutta Europa.

Ma Bologna, con i suoi portici, i suoi palazzi, i suoi profumi nelle strade strette del centro, i suoi sapori, gli era sempre rimasta nel cuore. Questa città, aperta e ospitale, l’aveva accolto come un figlio d’adozione, come amava raccontare agli amici e lui la sentiva come la sua seconda patria.

Palazzo Rossini a Bologna, Strada Maggiore 26, da //collezioni.genusbononiae.it/products/dettaglio/11123

Palazzo Rossini a Bologna, Strada Maggiore 26, da //collezioni.genusbononiae.it/products/

Così, appena poteva, vi ritornava da uno dei tanti viaggi. Con Isabella aveva deciso di acquistare un Palazzo, sempre in Strada Maggiore, la via più amata, al numero 26, dove avrebbe abitato per diversi anni, dal 1823 al 1838. Qui aveva potuto dare espressione alle sue altre grandi passioni, oltre alla musica: il cibo, la cucina, il vino. Non a caso aveva fatto affiggere sulla facciata del suo Palazzo i versi di Cicerone: “Non domo dominus, sed domino domus”.

In questa casa aveva organizzato serate allegre e festose, a cui erano stati inviati i personaggi di cultura della città, dando vita ad un vero e proprio salotto, che era diventato celebre; non solo amava mettere in scena, proprio come faceva per le Opere, delle vere rappresentazioni culinarie, ma a volte curava personalmente la realizzazione dei piatti. Ciò che prediligeva in assoluto era la preparazione dei maccheroni: prendeva una siringa d’argento, la riempiva di una farcia a base di burro, formaggio e tartufi e iniziava pazientemente ad iniettare la preziosa mousse in ogni maccherone: adagiava i maccheroni in una teglia, con la stessa cura con cui si adagia un neonato nella culla, spolverava il tutto con pangrattato e metteva sul fuoco. Poi rimaneva immobile e affascinato, in attesa che il piatto fosse pronto, ascoltando il crepitio dei cari maccheroni, con la stessa attenzione con cui si ascoltano i versi della Divina Commedia.

Era sempre stato anche molto esigente nella scelta dei vini e attento all’abbinamento del vino giusto al piatto, come ben sapeva chi lo conosceva. Ancora ricordava quella sera in cui aveva fatto servire ai suoi ospiti un menù che prevedeva il Madera per i salumi e i formaggi, il Bordeaux al fritto, il Reno al pasticcio freddo, lo Champagne all’arrosto, l’Alicante e la Lacrima a frutta e formaggio.

Villa Rossini a Castenaso, andata distrutta

Villa Rossini a Castenaso, andata distrutta

In quegli anni aveva anche acquistato una villa in un paese nei dintorni di Bologna, Castenaso: qui, nella quiete della campagna aveva sposato Isabella.

Quanti ricordi…

“Maestro, Maestro! Volete assaggiare questo bicchiere di pignoletto? E’ frizzante, appena imbottigliato…proprio come piace a voi! Sentite il profumo dei fiori e della frutta… e come è fresco! Sembra di essere sui nostri colli!” Un aiutante interruppe bruscamente i suoi pensieri.

“Grazie, lo prendo volentieri! E’ quasi ora di pranzo…” Rispose allegro Gioacchino.

L’attendeva una sera che sarebbe stata un successo memorabile.

Note

I dati relativi alla biografia di Rossini sono autentici.

La prima esecuzione dello Stabat Mater è raccontata da Marco Minghetti (Miei ricordi, Dalla puerizia alle prime prove nella vita pubblica, Anni 1818-1848).

La Piazza su cui si affaccia il Liceo Musicale (oggi Conservatorio) sarà a lui intitolata (“Piazza Rossini”).

La frase di Cicerone, affissa su Palazzo Rossini, è tratta dal “De Officiis” e significa: “Non è il padrone che deve inorgoglirsi della casa, ma la casa del padrone”.

La descrizione della preparazione dei maccheroni da parte di Rossini è di Fulbert Dumonteuil.

Il menù, redatto dallo stesso Rossini, è conservato presso la Biblioteca Laurenziana Medicea di Firenze.

Veduta dalla cantina Nugareto

Veduta dalla cantina Nugareto

Il Pignoletto frizzante che vi suggeriamo è il Giullare Pignoletto Frizzante Bio di Nugareto.

Questa cantina si trova in uno dei luoghi più suggestivi di Bologna: la vista dell’edificio è direttamente sul Santuario di San Luca e i suoi vigneti sono circondati da boschi.

Dalla precisa scelta di praticare una viticoltura biologica (assenza di fertilizzanti chimici in vigna e di composti chimici in fase di vinificazione) nasce questo vino, fresco e vivace.

 

Nugareto Giullare Pignoletto Frizzante Bio 2014

Nugareto Giullare Pignoletto Frizzante Bio 2014

Il Giullare, di colore giallo brillante, con riflessi paglierini, si presenta con profumi di fiori bianchi e frutta di albicocca e pesca. E’ fine, elegante, con un’acidità equilibrata.

E’ indicato per l’aperitivo, o in abbinamento a minestre, pesce, crostacei, carni bianche.

Da sorseggiare tra boschi e vigneti, ammirando San Luca…

20 thoughts on “Bologna con gli occhi di Rossini

  1. Great to see! Luca Damaschi has been advocating for Bologna to recognize Rossini for quite some time. And after all the orchestra and chorus of the TeatroComunale of Bologna are regular visitors to the Rossini Opera Festival in Pesaro!

  2. La villa di Castenaso non fu acquistata da Rossini, era di proprietà della moglie Isabella Colbran che la ereditò dal padre

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