Barolo DOCG

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Nel cuore delle Langhe, in un paesaggio disegnato da morbide colline cosparse di filari ordinati e costellato da antichi castelli, nasce uno dei vini più famosi e apprezzati del mondo, il Barolo.

Dal 1980 la produzione di Barolo è disciplinata dalla corrispondente DOCG (in precedenza DOC dal 1966), che delimita la zona geografica di produzione e regola i processi di vinificazione oltre che per la tipologia Barolo ‘semplice’, anche per il Barolo “riserva” e l’aromatizzato Barolo Chinato.

Dal 2014 le Langhe sono state insignite del riconoscimento di Patrimonio dell’Umanità, e il Barolo è un vino che appartiene a questo territorio da sempre, ma prima di parlare di Barolo è opportuno parlare di Nebbiolo, il vitigno da cui tutto ha origine.

 

Uva nebbiolo

Il Nebbiolo è un vitigno a bacca nera considerato di grande pregio e particolarmente adatto a dare vini capaci di esprimere le loro migliori qualità se sottoposti a lunghi invecchiamenti. Non si conosce l’origine del suo nome, forse perché gli acini del nebbiolo, ricoperti di pruina, hanno quel caratteristico colore come impolverato, annebbiato, o forse perché la maturazione tardiva di questo vitigno (seconda o terza decade di ottobre) spinge la vendemmia fino al periodo delle prime nebbie autunnali che avvolgono le colline delle Langhe.

È un vitigno difficile, che ha bisogno di molte cure, che non si adatta facilmente e che richiede un clima e un terreno specifici per liberare tutte le sue migliori qualità al punto che ricopre solo il 10% dell’intero vigneto piemontese.

Nonostante la sua esigua presenza, il nebbiolo dà risultati qualitativamente eccezionali in vini apprezzati in tutto il mondo e la sua coltivazione è praticata anche in alcune zone della Lombardia, della Valle d’Aosta e del nord della Sardegna.

Le Langhe offrono al nebbiolo terreni molto variegati e stratificati, dove si mescolano marne, sabbie, gessi e minerali che conferiscono ai vini struttura e longevità.

Come si diceva, qui si fa Barolo da sempre, e Barolo non è altro che il nome di uno degli undici comuni che possono produrre questo vino, che per disciplinare prevede nebbiolo al 100%. Eppure, il vero impulso qualitativo e ‘commerciale’ fu dato al Barolo intorno alla metà dell’800 da Camillo Benso Conte di Cavour e da Giulia Colbert Falletti, ultima marchesa di Barolo. Da allora il successo è stato in continua crescita e lo è tuttora.

Barolo vino

Come stabilisce il disciplinare, il nebbiolo può essere coltivato solo in collina tra i 170 e i 540 m s.l.m. e deve essere ben esposto per portare adeguatamente a termine la maturazione degli acini. La spalliera è l’unica forma di allevamento prevista e il sistema di potatura è il guyot.

Le bottiglie di Barolo possono prevedere in etichetta una “menzione geografica aggiuntiva” e la specificazione della “vigna” con il suo toponimo di riferimento, e in base alla presenza o meno di queste indicazioni più specifiche il disciplinare prevede una differenza nella quantità delle rese massime (7,2 t/ha con la menzione e 8 t/ha senza menzione) e del titolo alcolometrico naturale minimo (12,5% vol. senza menzione, 13% vol. con la menzione). Ulteriori restrizioni sono previste se la vigna di riferimento ha meno di sette anni.

Anche per l’invecchiamento, che deve essere eseguito nella zona geografica delimitata dalla denominazione, sono previsti tempi precisi: per il Barolo il disciplinare prevede un minimo di 38 mesi, 18 dei quali da fare in legno (e qui ogni produttore decide quale stile adottare, anche in funzione del mercato di riferimento…) a decorrere dal primo Novembre dell’anno della vendemmia; per il Barolo Riserva, invece, l’invecchiamento dura almeno 62 mesi, di cui 18 in legno.

Questo significa che prima dell’immissione al commercio il Barolo deve passare 4 anni in cantina e il Barolo Riserva può uscire a partire dal primo Gennaio del sesto anno successivo alla vendemmia.

Un successivo affinamento in bottiglia nella maggior parte dei casi non potrà che migliorare questo vino, che per complessità, struttura ed eleganza si sposa amabilmente con alcuni tra i piatti più goduriosi della cucina piemontese: un bel brasato al Barolo, tanto per iniziare, o in generale arrosti di carne rossa e cacciagione, anche formaggi stagionati. Ma un bel bicchiere di Barolo va bene anche da solo.

Come sempre in nostro invito è a provare e sperimentare il modo in cui a ciascuno piace di più. Alla fantasia non può esserci limite!

 

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