Valle d’Aosta: viticoltura eroica sulle vigne più alte d’Europa

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Quando meno te lo aspetti, il vino riesce a stupirti, mostrandoti che c’è sempre qualcosa di nuovo da scoprire e da imparare, e che non esistono verità eterne ed eternamente valide. Perché il mondo del vino è fluido e vario, fatto di trasformazioni e di evoluzioni, di vitigni difficili coltivati in ambienti pedoclimatici estremi. Questo è un po’ l’effetto che fa la Valle d’Aosta con i suoi sorprendenti vini d’alta quota.

Clima e territorio

Qui la viticoltura è davvero eroica. I vigneti sono tra i più alti d’Europa con vette che toccano i 1200 metri nel comune di Morgex e spesso con una pendenza del 100%. Non è difficile immaginare il perché in questa regione si produca meno dell’1% del totale nazionale.

Oltre alla conformazione naturale del territorio, che rende di per sé difficile la coltivazione delle piante, anche il clima fa la sua parte. Inverni lunghi e freddi con gelate primaverili molto frequenti mettono sempre a rischio la piena maturazione delle uve.

D’altra parte, proprio le rigide temperature hanno da sempre protetto i vigneti dall’attacco della fillossera e qui, come in poche altre zone d’Italia, è possibile trovare vigne a piede franco, soprattutto nella Valdigne, la zona vitivinicola nel nord-est della regione.

Altra sorpresa che riserva la valle riguarda la tipologia della sua produzione: si è soliti immaginare che le zone alpine abbiano per protagonisti i vini bianchi, e in effetti è così in altre regioni, ma qui il 60% della produzione è caratterizzato da vini rossi e rosati.

Zone vitivinicole

Pergola valdostanaIl vigneto valdostano (caratterizzato dal sistema di allevamento a pergola tipico del luogo) segue per circa 90km il corso della Dora Baltea da Courmayeur fino al confine con il contiguo Piemonte. In base alla tipologia di vitigni coltivati il territorio vitato si divide in tre zone:

  • L’Alta Valle o Valdigne nel nord-ovest della regione abbraccia i comuni tra Courmayeur e Avise/Arvier. Qui si trovano le vigne più alte d’Europa dove è coltivato soprattutto il prié blanc, un vitigno audace e tenace, che ha saputo adattare il suo ciclo vitale al clima severo: germoglia tardi per evitare le gelate e matura presto così da scampare le prime nevi autunnali. Lo chiamano il “vino delle nevi”, ma è più noto come Blanc de Morgex e de La Salle, declinato in tutte le sue varietà: fermo, spumante, icewine o metodo classico.
  • La Valle Centrale comprende i comuni da Arvier a St. Vincent/Montjovet; qui trova la sua migliore espressione l’autoctono a bacca nera più coltivato della regione, il petit rouge. In questa zona si producono anche eccellenti passiti: il raro Malvasie Flétri, ottenuto da un uva clone di pinot gris e il Muscat Flétri, prodotto con uve moscato bianco, tipico della zona di Chambave/St. Vincent.
  • La Bassa Valle, infine, chiude il vigneto tra Montjovet e Pont St. Martin. È una zona stretta e poco soleggiata i cui vitigni sono di chiara influenza piemontese: il nebbiolo è il vitigno più presente, famoso soprattutto nelle zone di Arnad-Montjovet e Donnas.

Molti dei paesi nominati rappresentano alcune delle tante sottodenominazioni dell’unica DOC Valle d’Aosta istituita nel 2008.

 

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