Ungheria da bere

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Parlare di Ungheria in ambito enologico fa venire in mente sempre due cose: il vino dolce e la disputa “persa” dalle denominazioni italiane, sul nome del vino. Ambedue le cose legate al nome Tokaji.

Budavari Borfestival

Budavari Borfestival

Nel primo caso, il vino dolce si distingue per la dicitura “Aszu” all’interno della denominazione Tokaji (territorio a nord-est dell’Ungheria, la cui denominazione annovera vari vini), è entrato nel mito con l’appellativo (dato, a dire il vero, a quasi tutti i grandi vini) “il vino dei re, il re dei vini”. Questo vino, che è difatti il “portabandiera ungherese” nel mondo della produzione enologica, non è di facile reperibilità, almeno per quanto riguarda le versioni di maggiore qualità.

Ho scoperto di persona che il vino ungherese non è solo rappresentato da questo fuoriclasse dell’enologia mondiale. Sono ben ventidue le regioni di produzione enologica, chiaramente storicamente legate al passaggio dei Romani: come un po’ dappertutto in Europa, il dominio romano è stato sinonimo anche di sviluppo della coltivazione della vite.

Ho scoperto questo, grazie ad una fortunata coincidenza: esser turista a Budapest durante la “Budavàri Borfesztivàl”, letteralmente festa internazionale del vino di Budapest (l’equivalente del nostrano Vinitaly). Qui ho avuto la ghiotta occasione di assaggiare vari vini di denominazioni locali, che difficilmente varcano i confini italiani.

Devo dire che, con una rapida ricerca in internet, è facile trovar un po’ d’informazioni, la stessa che ho usato ed improvvisato come base con cui ho approcciato la manifestazione.

In particolare ho affrontato alcune denominazioni che emergono per la produzione di vini rossi, in gran parte da vitigni internazionali: Eger e Villany.

Non sono le uniche, sia chiaro: ad esempio la denominazione di Szekszàrd, da quanto ho letto, è una zona di rilevanza nazionale (e non solo), nella produzione di vini rossi importanti; ma ho scelto di concentrarmi su quelli che sono due antipodi geografici delle zone produttive: Eger e Villany.

Infatti, mentre Eger è posizionata nel nord-ovest dell’Ungheria, Villàny è il territorio produttivo più a sud del paese. Ed i vini stessi lo hanno messo in luce: i vini di Eger si distinguono per eleganza, mentre quelli di Villàny per corpo e potenza.

Eger

L’area di Eger, molto nota già in tempo medievale per la produzione enologica, si estende nei territori del nord, ad ovest della più nota zona di Tokaji. Il fiore all’occhiello della produzione enologica è l’ ”Egri Bikavér” (letteralmente Sangue di Toro di Eger), vino ottenuto da un uvaggio di varie uve a bacca rossa, da vitigni sia internazionali sia autoctoni.

St.Andrea Eger

St.Andrea Eger

Questo vino deve il nome a una leggenda della metà del Cinquecento: si narra che, per sostenersi in una feroce battaglia contro l’attacco dei turchi, i soldati posti a difesa della fortezza di Eger, bevvero ingenti quantità di vino rosso, cosicché quando i turchi videro le barbe vistosamente macchiate di rosso, pensarono che la loro ferocia e abilità nel combattimento derivassero dall’aver bevuto sangue di toro. E così, terrorizzati, si ritirarono.

La prima cantina che ho visitato è stata la nota “St. Andrea”, azienda che produce diversi vini bianchi e rossi; in particolare ho voluto concentrarmi sulle due riserve proposte al festival: Merengò e Hangacs. Tra i due ho preferito “Merengò”: vino rosso da un uvaggio (indicativamente 40% Merlot, 33% Kekfrankos, 20% Cabernet Franc, 7% Syrah, Menoir, e Pinot Noir), che matura 18 mesi in tonneau e 6 mesi in bottiglia, sviluppa 14,8%alc. Il colore rosso rubino intenso e di consistenza evidente, si accompagna a note olfattive speziate e vanigliate che precedono un intenso sentore di confettura di more ed una leggera nota vegetale di fieno; al palato un ingresso un po’ amabile lascia spazio presto ad un’intrigante freschezza ed un tannino elegante, il corpo del vino è importante come la persistente nota di confettura di frutti rossi, vino intrigante e di notevole eleganza. “Hangacs” evidenzia la presenza del cabernet sauvignon, attraverso eleganti note vegetali e frutti rossi ed una suadente nota di pepe rosa, ma freschezza e persistenza sono un po’ inferiori, rispetto al compagno di cantina.

Sempre nella zona di Eger, consigliato da un produttore, ho fatto visita alla cantina “Thummerer, anch’essa azienda multi premiata, in particolare per un vino riserva: Vili Papa Cuvée, un rosso da taglio bordolese. Ho assaggiato l’annata 2006, annata importante per la zona. Il colore richiama le caratteristiche dei rossi di bordeaux, con un rosso rubino un po’ scarico, decisamente consistente roteandolo nel calice; il naso si esalta su note vegetali di fieno essicato ben miscelate a richiami di composta di lamponi, il sorso evidenzia un tannino vivo e non ancora ben amalgamato, ma la freschezza che lo accompagna, lascia pensare ad un possibile miglioramento in bottiglia, nonostante dalla vendemmia fossero già passati nove anni.

Villany

Passando alla zona di Villany, fin da subito risulta evidente il cambio di stile (dovuta alla posizione molto più a sud del territorio), seppur presentando comunque vini da vitigni internazionali.

Villany

Villany

I vini assaggiati mostrano corpo e consistenze importanti, grado alcolico che non sempre è sostenuto dalla necessaria freschezza ma tannini sapientemente levigati dal legno e note minerali che riequilibrano le sensazioni morbide. In generale ho assaggiato vini un po’ meno eleganti ma caratterizzanti da intensi profumi e persistenze in bocca notevoli.

In particolare ho apprezzato un vino della cantina Gere Attila Pincészete, una selezione da Cabernet Franc in purezza, un vino che matura in legno, per la gran parte barrique di secondo passaggio (80%) ed una parte in barrique nuove. L’annata 2009 assaggiata mostra un colore rosso rubino intenso e profondo, la consistenza ed un corpo importante già al calice, al naso un profumo con note vegetali tipiche del vitigno ben addolcite da note di frutti rossi in particolare la ciliegia, le note speziate del legno son ben amalgamate con le note fruttate e le note di pepe.

Al palato, l’importante sensazione pseudo calorica esalta le sensazioni vanigliate del legno, che comunque ben si accompagnano ad una persistente sensazione fruttata ed un’intrigante mineralità, che riequilibra l’importante nota alcolica. Un vino importante ed interessante.

Bella scoperta questi vini! Hanno messo in luce un’enologia moderna, con vini mai banali e mai eccessivamente scomposti, con capacità di realizzare interessanti uvaggi tra vitigni internazionali e vitigni autoctoni.

Tra le varie cose la manifestazione permette di assaggiare varie specialità della cucina ungherese. Perciò non mi resta che consigliarvi questa curiosa ed appagante esperienza.

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