Le origini del Chianti

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Per molti il  Chianti è considerato il più famoso tra i veri grandi vini italiani. La storia del Chianti risale al diciottesimo secolo. Da sempre fiore all’occhiello nella cantine dei migliori ristoranti, rappresenta il simbolo di una cultura intellettuale e rilassata. Apprezzato dalle celebrità italiane e straniere, è un vino famoso anche tra “i cattivi” di Hollywood primo tra tutti il famoso Hannibal Lecter. La reputazione del Chianti non conosce confini.

Le origini del Chianti

La storia del Chianti inizia nel diciottesimo secolo, o nel 1716 per l’esattezza. Risale infatti a questa data precisa la prima comparsa di questa particolare denominazione vinicola. L’area geografica vicina agli antichi villaggi di Castellina, Radda e Gaiole, divenne nota come la provincia del Chianti.

Il Chianti ha dunque umili origini, ed è stata solo la grande passione dei viticultori a faro diventare il grande vino che tutto il mondo ci invidia.

La Toscana è sede di una grande varietà di produttori influenti e distinti. Anche se i metodi di produzione sono stati modernizzati in qualche modo negli ultimi anni, forse l’aspetto più famoso del vino rimane il classico fiasco: imbottigliamento caratteristico che ha reso famoso il Chianti. Il fiasco, per i profani, è una classica bottiglia di vetro con in più del vimini esterno. Naturalmente molti produttori in epoca contemporanea hanno abbandonato l’imbottigliamento in fiasco, ma nella nostra memoria rimane sempre questa la caratteristica del famoso e tradizionale Chianti.

Nel corso degli anni la produzione del Chianti fu standardizzata da Bettino Ricasoli, che ha prodotto il primo Chianti con ricetta moderna.

Purtroppo la storia del Chianti non è contrassegnata solo da un successo sfrenato. Dopo la seconda guerra mondiale la produzione del Chianti ha subito una battuta d’arresto. I produttori erano infatti concentrati sulla produzione di grandi volumi di vino, incentrandosi più sulla quantità della produzione che sulla qualità del vino prodotto. La situazione, che durò fino alla fine del ventesimo secolo, fortunatamente è giunta ad una svolta quando un gruppo di ambiziosi nuovi produttori ha iniziato a porre nuovamente cura e attenzione rigorosa  per creare nuove varianti del Chianti  di una qualità molto più alta, e quindi molto più gradita agli intenditori del buon vino. Queste variazioni sono conosciute nel mondo come  ‘Super Tuscans’ e accreditano la qualità  del Chianti nel mercato moderno. Questi nuovi vini innovativi hanno finalmente convinto la DOCG a riconsiderare la metodologia di produzione  imposta ai produttori, al fine di ricevere il loro sigillo di approvazione. Oggi il mercato del Chianti è generalmente considerato uno dei vini più innovativi e pregiati presenti sul mercato.

Area di produzione

Dalle regioni della produzione  sopra descritta, il Chianti ha ampliato l’area di produzione in modo esponenziale al punto che ora copre una vasta area della Toscana. In alcuni casi, l’area di produzione del Chianti  si sovrappone a quella di altri grandi vini Toscani, come per esempio il Brunello di Montalcino.

In generale la regione produce più di 8 milioni di bottiglie di vino  classificate come livello DOC,  la qualità del vino viene mantenuta ad altissimi livelli grazie alle nuove tecnologie di produzione.

Il Chianti DOCG copre una regione piuttosto vasta, che comprende gran parte della zona a ovest di Pisa, le colline fiorentine e della provincia di Arezzo. In generale, per ottenere il timbro DOCG, un Chianti deve essere realizzato con una miscela di uno degli otto “sub-zone”  ammesse dalla DOCG. Esistono tuttavia alcune eccezioni.

È interessante notare che, le zone originarie di produzione del Chianti che abbiamo descritto in precedenza,  sono oggi considerate zone di produzione del Chianti Classico. In generale i vini prodotti in questa zona saranno di medio corpo e con un alto livello di acidità.

Metodi di produzione

Dopo la modernizzazione dei metodi di produzione della miscela, per il Chianti e il Chianti Classico c’è stato un accordo generale che prevede l’utilizzo di 75-100% Sangiovese, con un ulteriore 10% di Canaiolo e fino al 20% di qualsiasi altra uva rossa approvato dalla DOCG .

A partire dal 2006, l’uso di vitigni d’uva bianca è stato vietato nella produzione di Chianti Classico.

Di media il Chianti ha un volume alcolico pari al 11.5%.  12% per la variante di Chianti classico.

Inoltre esiste una variante del vino, chiamato Chianti Superiore,  prodotto secondo una serie di regole più rigorose rispetto alle altre varietà . Questo vino può essere prodotto solo con uve provenienti dalle zone vinicole del Chianti approvate, ma esclude quelle che vengono dalle zone del Classico.

La storia del Chianti è molto interessante e attualmente la produzione del vino che in origine era un vino popolare ha raggiunto livelli di qualità e popolarità tale da non conoscere rivali.

 

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